Discarica tossica in Abruzzo/ Uno scandalo nazionale senza precedenti
di Martina Lacerenza.
È stato definito “un disastro ambientale di proporzioni immani” quello relativo alla discarica tossica abusiva di Bussi, scoperta dal Corpo Forestale di Pescara nel 2007.
(Bussi sul Tirino è un paese abruzzese in provincia di Pescara, da cui dista 50 chilometri, ed è compreso nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga).
Per anni e in modo costante una valanga di rifiuti tossici e cancerogeni è stata riversata proprio a cavallo del fiume Pescara, da dove un acquedotto ha continuato a portare acqua “potabile” (virgolette d’obbligo) a circa 600.000 persone: esattamente a 20 metri dal fiume, 500.000 tonnellate di rifiuti estremamente tossici, hanno campeggiato indisturbati per anni, accanto ai cittadini abruzzesi completamente ignari di come la loro salute fosse seriamente in pericolo.
In realtà la discarica abusiva non è soltanto una, sono infatti ben quattro per una zona che copre più di 6 ettari di terreno: la discarica più grande d’Europa nella zona di Bussi e altre tre poco più distanti che sono state create nel tempo. Le prime due, grandi circa 50.000 metri quadri, servivano allo smaltimento di rifiuti tossico nocivi contenenti mercurio, piombo, zinco, tetracloroetilene, idrocarburi leggeri e pesanti e l’altra, invece, di circa 30.000 metri quadri funzionava come discarica generica: un abusivismo reiterato e gravissimo.
Si tratta di un disastro ambientale senza pari nel continente, come hanno affermato Wwf e Legambiente.
Le discariche industriali abusive hanno provocato l’inquinamento della falda acquifera più importante dell’Appennino e la contaminazione, avvenuta per mezzo dei loro solventi, dei pozzi S. Angelo destinati all’acqua potabile: questi pozzi hanno continuato per anni a dare acqua a tutta la Val Pescara, il che significa che 500.000 persone, ignare fino all’ultimo, hanno bevuto acqua proveniente da pozzi estremamente inquinati.
Il Wwf ha dichiarato che le sostanze contenute nelle discariche abusive superano di oltre 3 milioni di volte i limiti di legge consentiti per il cloroformio, di 420.000 volte il limite per il tetraclorometano e di migliaia di volte per tante altre sostanze pericolose tra cui mercurio, cloruro di vinile e appunto cloroformio, cancerogene ed estremamente dannose per la salute delle persone.
Ma in realtà quello della discarica abusiva di Bussi non è che la punta dell’iceberg.
A premere per far luce sullo scandalo sono stati solo Wwf, Legambiente e i colleghi di PrimaDaNoi, l’unico quotidiano online che all’epoca ha riportato nei particolari la vicenda, (cosa che non è stata fatta né dai politici né dalle istituzioni), e che ha pubblicato la cronistoria completa e un dossier dettagliatissimo su tutta la questione di Bussi.
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E’ almeno dagli anni ‘30, infatti, che Bussi convive con industrie chimiche situate proprio sotto il naso dei suoi cittadini, industrie che, passando di società in società, hanno prodotto cloro, silicio, acidi e perfino gas nervino.
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Negli anni ’60 la gestione del suolo in questione passa alla Montecatini, che sfrutta il sito per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina.
Nel 1982, sotto la gestione della Montedison, vengono costruiti 8 nuovi acquedotti che dall’industria scaricano i rifiuti tossici direttamente in acqua, che fino a quel momento era ancora potabile: il problema inquinamento diventa a questo punto decisamente serio.
Nel 2002, esattamente 20 anni dopo, la Solvay, una multinazionale belga, acquista lo stabilimento e si accorge subito che la soglia d’inquinamento è ben oltre il limite consentito, sia nei terreni che nelle acque: il sito è ufficialmente inquinato.
Occorrono però 2 anni prima che qualcuno si ponga qualche domanda e, nella totale inconsapevolezza, i cittadini continuano intanto a bere normalmente acqua inquinata.
Nel 2004, finalmente, la ASL certifica che lo stato di inquinamento della zona “pregiudica gravemente la qualità delle acque destinate al consumo umano”, dichiarando lo stato di allerta e chiedendo urgenti provvedimenti da parte delle autorità competenti. Ma per ben altri 3 anni un’ indifferenza totale continua a essere mostrata da tutte le istituzioni, mentre i cittadini sono ancora ignari della situazione. Ad occuparsi ufficialmente del caso sono soltanto Wwf e Legambiente, mentre a descrivere dettagliatamente la vicenda è solo il quotidiano online PrimaDaNoi .
Nel 2007 il Corpo delle Guardie Forestali di Pescara, in seguito a un’ispezione, scopre l’enorme discarica e viene finalmente smascherato il deposito che per almeno 30 anni è stato usato dalle industrie chimiche pesanti susseguitesi nella zona per smaltire illegalmente i loro materiali tossici
A questo punto ci si aspetterebbe l’arrivo di una comunicazione ufficiale ai cittadini, invece cosa succede? Succede esattamente che gli enti decidono di manipolare la popolazione per coprire lo scandalo: diffondono dati manipolati e dichiarazioni false.
Proprio per questo motivo la Procura sta indagando sui vertici di Ato (ente d’ambito territoriale) e Aca (l’azienda comprensoriale acquedottistica), che erano a conoscenza del problema inquinamento almeno dal 1992 e a cui hanno fatto fronte inviando relazioni ed analisi false, facendo passare il problema come una classica, banale protesta degli ambientalisti.
La verità è che questi stessi vertici hanno tentato di nascondere in tutti i modi come lo smaltimento dei rifiuti tossici da parte delle industrie avvenisse con la collusione degli enti locali.
Quello che tutti ora vogliamo sapere non è “chi” pagherà per questo scempio (la risposta unica e sola è infatti sempre la stessa: le spese delle oscenità di chi ha soldi e potere le fa la brava gente) ma “quando”.
Dal momento in cui è stata scoperta ufficialmente la discarica si è aperta un’inchiesta penale e finora sono coinvolti 27 imputati con l’accusa di disastro doloso, commercio di sostanze contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, avvelenamento delle acque, turbata libertà degli incanti e truffa. Insieme ad Ato ed Aca, tra gli indagati spiccano i vertici Montedison, accusata di aver riversato abusivamente rifiuti tossici direttamente nelle acque del fiume Pescara.
Sempre nell’ambito dell’udienza sulla discarica di Bussi, il gup Luca De Ninis del tribunale di Pescara, si è poi pronunciato sull’ammissibilità delle parti civili.
Il giudice ha ammesso il Ministero dell’Ambiente, la Regione Abruzzo, la Provincia di Pescara, i Comuni di Bussi, Castiglione e Tocco da Casauria, la Solvay Spa, Solvay Solexis, Solvay Sa e, tra le associazioni, il WWF, Legambiente, Italia Nostra, Lega anticaccia, Lida onlus, Codici onlus, e alcuni cittadini che hanno diretta relazione con il sito: in tutto le parti ammesse sono 16, ma sono molte di più quelle che ne avevano fatto richiesta.
Non sono stati ammessi i lavoratori, le associazioni Marevivo, Miladonnambiente, S.O.S. Utenti, Antana, Ecoistituto, i Comuni di Pescara, Chieti e Torre de’ Passeri.
Il 4 e il 17 maggio prossimi si terranno le udienze preliminari sulla discarica, durante le quali si discuteranno le istanze istruttorie dei difensori.
La difesa dell’ex Montedison, intanto, ha depositato dei documenti relativi alla manutenzione degli impianti e ha chiesto alla procura di acquisirli.
Fra i reati contestati, a vario titolo, ai 27 imputati: avvelenamento delle acque, disastro colposo, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti e truffa. .
Il gup De Ninis avrebbe l’intenzione di chiudere la vicenda entro metà giugno (agi).
Purtroppo, però, una volta concluso il processo penale il problema più grande rimarrà.
Il Wwf ha valutato che per la bonifica della zona ci vorranno circa 150milioni di euro. Chi pagherà? Si tratta di danni enormi, per non parlare del pericolo per la salute delle persone.
I cittadini di Bussi che dovrebbero fare?
Tutte le sostanze stoccate nella discarica sono altamente cancerogene e tossiche: non vi è tuttora una seria e rigorosa analisi scientifica da parte delle Asl di competenza ed, in genere, della Sanità regionale riguardo agli effetti sulla salute pubblica (mentre continua ad aumentare il numero delle persone che si ammalano di cancro).
Un fatto particolarmente grave di tutta la vicenda è il silenzio delle istituzioni, il disinteresse dei politici nel chiarire la vicenda, gli stessi politici che all’epoca non sono stati capaci nemmeno di ricoprire e di confinare le discariche e le zone più compromesse.
Sembrerebbe, infatti, che sia stato fatto di tutto per nascondere lo scandalo, arrivando perfino al punto di non aver informato in tempo le popolazioni locali: la gravità e la spudoratezza di questo aspetto particolare della vicenda è incredibile e inaccettabile.
Anche i giornali e i mezzi di informazione sono in parte complici e responsabili di queste omissioni, poiché non hanno sufficientemente informato il Paese di un fatto così grave, di giusta risonanza nazionale: lo scandalo della discarica di Bussi è una storia che la maggior parte della gente in Italia non conosce, basterebbe fare qualche domanda agli italiani per verificarlo.
Uno scandalo di dimensione nazionale è stato minimizzato. Le conseguenze di questo gravissimo atteggiamento si sono riversate sulla salute dei cittadini.
Quello di Bussi è uno scandalo clamoroso, è un enorme disastro ambientale che supera ogni limite immaginabile e che dimostra un rispetto pari a zero nei confronti di tante persone.















Una delle tante vergogne dell’ Italia..
con la nuova legge dei processi brevi finira tutto a taralluccio e vino
Abbiamo quello che ci meritiamo….i responsabili non vengono mai puniti perchè si fanno le leggi personali ma è anche frutto di una sporca cultura bizantina che vige ormai da troppi anni e basata sulla furbizia ,sull’inganno e l’individualismo. Se non ci fossero questi dirigenti ce ne sarebbero di nuovi che agirebbero allo stesso modo. La civiltà di una nazione deve venire dal modo di agire di ogni singolo cittadino e finiamola di incolpare sempre i politici! Siamo italiani incivili e purtroppo la gente “perbene” o “di buon senso” è solo un’illusione. I politici e gli amministratori locali sono l’espressione di chi li elegge nel bene e nel male. E poi si sa in Italia si va avanti per clentelismo e nepotismo…….!