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Gli inceneritori/ Dallo scempio di Acerra ai futuri tumori. Intervista al Dott. Stefano Montanari

di Alessio Consorte.

Cosa è realmente questo termovalorizzatore del quale sentiamo continuamente parlare in TV?

Per saperne di più,  il Democratico lo ha chiesto al dott. Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.

Gent.le Dott. Montanari, faccio seguito alla risposta data dall’On. La Russa al Sig. Raffaele Del Giudice – Direttore Legambiente Campania – nell’arco della trasmissione Annozero in onda il 30/09/2010 dove appunto l’On afferma che: ” il Termovalorizzatore di Acerra suffragata da dati tecnici funziona bene“.

Il messaggio che ho ricevuto è che per lo Stato italiano i termovalorizzatori sono la soluzione giusta per lo smaltimento rifiuti.

Non ho idea di che cosa significhi che l’inceneritore di Acerra funziona bene. Dipende dal punto di vista. Anche se pare già piuttosto sgangherato se lo si guarda come un macchinario e basta, forse non si tiene conto delle conseguenze del suo uso se si guardano l’ambiente e la salute. Mi chiedo che autorità tecnica abbia La Russa per dire ciò che ha detto, ma ormai abbiamo fatto il callo a tutto e non ci facciamo nemmeno più caso. Comunque, sono tutti pronti a prestar fede a chi dice che tutto va bene e a chiudere occhi, orecchi e cervello davanti a chi offre dati e verità scientifiche impossibili da confutare. In fondo, abbiamo ciò che meritiamo.

Può cortesemente farmi capire cosa produce il termovalorizzatore di Acerra?

La risposta che mi viene subito naturale è di chiederle che cosa mi sta chiedendo. Non esiste nulla che si chiami “termovalorizzatore”. Quella parola fu inventata anni fa per rendere digeribile a chi paga il conto un tipo d’impianto che definire demenziale significherebbe regalargli qualcosa. La stessa Comunità Europea c’invita a non usare quel termine, peraltro inesistente in qualsiasi altra lingua tranne la nostra come neologismo pubblicitario, ma noi continuiamo imperterriti a ficcarlo addirittura nei documenti pubblici. Comunque, la parola a me serve per capire in un istante che mi trovo di fronte ad un incompetente. Al di là di questo, l’inceneritore di Acerra produce ciò che producono tutti gl’inceneritori; centinaia di sostanze organiche e molte migliaia di polveri di composizione, forma e dimensione diverse, ciascuna con la propria patogenicità. In breve, un inceneritore produce inquinanti diversi ad ogni carico d’immondizia che riceve perché il prodotto di una reazione dipende, ovviamente, da ciò che si fa reagire, e poiché l’immondizia cambia continuamente ed ha una composizione chimica tutt’altro che costante, ecco che continuamente cambia ciò che ne esce. Va chiarito pure che, bruciando, non un grammo di materia va perduto e, per sapere questo, basterebbe aver frequentato un liceo dove un professore si sia preso la briga di spiegare che diavolo è il Principio di Conservazione della Massa, una delle basi su cui funziona l’universo. A questo va ad aggiungersi un concetto noto di tossicologia: quasi sempre la combustione genera prodotti più tossici di quelli iniziali. Poi bisogna sapere che, per motivi puramente tecnici, quando s’inceneriscono i rifiuti vi si aggiunge almeno pari quantità di altri materiali: acqua, ossigeno, metano, bicarbonato, calce, carbone, ammoniaca e quant’altro a seconda della tecnologia usata, così raddoppiando la massa iniziale. Per finire, oltre alle polveri chiamate primarie derivate direttamente dai rifiuti, le combustioni generano la formazione di polveri secondarie, cioè polveri che nascono per condensazione dei gas che escono dal camino con gas e radicali liberi che trovano in atmosfera. Queste polveri sono in quantità enorme e trasportano inquinanti anche se questi non sono generati dall’inceneritore, come, ad esempio, diossine, furani, poli-cloro-bifenili, ecc. Insomma, la follia ingegnerizzata.

Cosa provoca nelle aree limitrofe ad Acerra e quindi Parco Vesuviano?

Gl’inquinanti che escono dagl’inceneritori provocano una serie lunghissima di patologie. Si parla sempre di cancro, e tante forme di cancro sono effettivamente una delle conseguenze, ma a questi si aggiungono ictus, infarto cardiaco, tromboembolia polmonare, aborti, malformazioni fetali, stanchezza cronica e malattie forse sorprendenti per i non addetti ai lavori come, ad esempio,certe forme di diabete e diverse altre malattie forse minori.

Perchè gli inceneritori emettono sostanze cancerogene?

Le diossine, i furani, i poli-cloro-bifenili sono noti cancerogeni che si formano inevitabilmente bruciando rifiuti. Le polveri inorganiche non biodegradabili vengono inalate, entrano nel sangue e da lì finiscono in tutti gli organi. Qui, più o meno lentamente, si concentrano “a macchia di leopardo” e intorno a queste concentrazioni di corpi estranei si formano dei tessuti infiammatori chiamati tessuti di granulazione. Con il tempo questi possono trasformarsi in cancri. Poi c’è un altro meccanismo: le polveri che si formano sono capaci di entrare nel nucleo delle cellule e di scombinare il DNA che, in questo modo, fa sì che le cellule figlie siano modificate. Tutti questi concetti sono notissimi nel campo dell’econanotossicologia.

A cosa andiamo incontro nel nostro futuro e quello dei nostri figli se non iniziamo urgentemente a fare una vera raccolta differenziata?

Per prima cosa occorre sapere che la raccolta differenziata non serve a niente se ciò che si differenzia non ha una sorte “virtuosa”. È inutile mentire: in molte realtà ciò che si differenzia finisce comunque nell’inceneritore perché così non c’è la scocciatura di trovare uno sbocco per quanto è stato differenziato e perché per chi incenerisce trovarsi i rifiuti già belli divisi è una pacchia. Comunque, se si continua di questo passo a produrre rifiuti, un passo in continua accelerazione, la generazione che verrà non avrà scampo. Prendiamo le polveri inorganiche che escono dall’incenerimento: molte di loro non sono degradabili e, dunque, restano in eterno nell’ambiente dove si accumulano inesorabilmente e passano in eredità ai nostri figli.

Era giusto secondo Lei che il Ministro in quel frangente informasse la gente con questi dati?

Il Ministro deve essere al servizio dei cittadini. Se non fa il suo dovere, e l’informazione onesta è tra i primi doveri, non abbiamo bisogno di lui. Va detto, però, che in genere i nostri politici brillano per incompetenza e, dunque, non bisogna prendere troppo sul serio le loro esternazioni.

Come mai la loro realizzazione è stata finanziata subdolamente attingendo dalle bollette degli italiani ignari?

Gli inceneritori sono un business colossale in questa strana penisola. Senza i finanziamenti di cui godono, nessuno li costruirebbe, ma, così com’è la situazione oggi con tanto di quattrini che arrivano a fiumi e illegittimamente, c’è di che farsi grassi per chi ha le mani in pasta. Condizione essenziale è che la gente sia tenuta nell’ignoranza più stretta, perché, se ci si accorge del giochetto, si potrebbe anche rischiare di brutto.

Quali sono le ditte leader a quali società appartengono e chi sono i maggiori azionisti?

Non lo so. Io mi occupo di ricerca.

La soluzione da consigliare?

Io ci ho scritto libri in proposito, ma, se nessuno li legge, si continua a fare il gioco di chi ci rapina quattrini, salute e futuro. Pretendere che la soluzione si trovi con una tecnologia, incenerimento, sistemi a freddo o altro, non porta a niente. Non esiste una tecnologia universale e men che meno miracolosa, e nemmeno ne esiste una che non impatti con salute ed ambiente. La prima cosa da fare è ridurre la quantità dei rifiuti, il che significa comprare solo ciò di cui abbiamo veramente bisogno, infischiandoci degl’industriali, degli economisti e dei sindacati. È questione di vita o di morte. Poi è indispensabile che la gente sappia distinguere tra merci compatibili con l’ambiente e merci che non lo sono. Qui l’informazione è essenziale. Proseguendo, certi prodotti devono essere messi fuori legge (i sacchetti di plastica, per esempio) o fortemente scoraggiati tassandoli in modo pesante (per esempio le acque minerali che, oltre ad essere pioggia imbottigliata a caro prezzo, sono tra le prime fonti d’inquinamento per quanto riguarda la plastica.) Differenziare con cura i rifiuti è ineludibile, ma altrettanto ineludibile è che chi gestisce quei materiali sappia e voglia recuperarli. Inutile dire che recuperare e riciclare sono attività importantissime. E chi ha voglia di approfondire può leggersi il mio libro Rifiuto: Riduco e Riciclo.

11 Comments for “Gli inceneritori/ Dallo scempio di Acerra ai futuri tumori. Intervista al Dott. Stefano Montanari”

  1. Filippo

    Due considerazioni :
    La prima :In base al prinicpio di conservazione della massa però una parte consistente della materia si trasforma in energia , o sbaglio ?
    Quindi non tutta la materia si trasforma in sostanze nocive , ma solo una parte di essa .
    La seconda : se il problema è quello di differenziare di più per quale motivo non si può far ricorso alla popolazione carceraria ?
    Per quale motivo non si può imporre a chi ha commesso dei reati di saldare il proprio debito con la società svolgendo un’attività VERAMENTE UTILE alla comunità ?
    Quindi , invece di mantenere i detenuti in carcere per anni interi e passar loro pure il “sollazzo” non gli diamo una reale opportunità per redimersi in modo da crearsi una reale consapevolezza ?
    In questa maniera non avremmo piu il problema degli inceneritori e risolveremmo il problema della immondizia a costo zero , o quantomeno al costo del mantenimento quotidiano di un carcerato !

  2. ska

    per Filippo: non un grammo si perde. La materia non si trasforma in energia. L’energia si libera dalla scissione delle molecole. Quindi, purtroppo tutta la massa viene trasformata in qualcosa di più tossico. Per ogni kilo di immondizia si aggiunge ( per il processo industriale) un’altro kilo di materiali, poi dobbiamo aggiungere mezzo kilo di aria ( i vari gas presenti in atmosfera che entrano nella combustione) e siottengono così 2,5 kg di sostanze bruciate. Una piccola parte si ferma nei filtri ( che poi vengoni gettati in discariche speciali in quanto tossici) e la maggior parte di quei 2,5 kg esce impunemente dal camino.
    il problema non è quello di differenziare. L’immondizia è una risorsa preziosa che si può trasformare in materie prime con bei guadagni ( vedi centro riciclo di vedelago ). Il vero problema sarebbe sottrarre quei miliardi di nostri euro che oggi, attraverso i cip6, si spartiscono pochi industriali e chissà quanti politici

  3. C3PO

    - Questi impianti esistono in altri paesi d’europa dove l’attenzione all’ambiente è al massimo livello,uno eccellente anche in prov.di Bergamo.
    Tutte quelle problematiche si riferiscono solo ad impianti non adeguati e sopratutto dove non si fa una continua manutenzione e selezione alla fonte delle parti da smaltire.
    Parlando della prov.di Napoli purtroppo i dubbi di inefficenza sono legittimi.

  4. Paolo 2.0

    Filippo: si chiama “conservazione della massa” proprio perché la massa si conserva. Tutta. Non un grammo si trasforma in energia. L’energia che si produce in una combustione deriva dalla reazione chimica di ossidazione, che è esotermica. Come in qualsiasi reazione chimica da che mondo è mondo, la massa dei reagenti è IDENTICA alla massa dei prodotti.

  5. maria pia sammartino

    per paolo 2.0
    se vai oltre Lavoisier, e non consideri Einstein un imbecille incompetente ti puoi rendere conto che cio’ che dici non e’ vero. Anche se molto piccola, una parte della massa in una reazione chimica si trasforma in energia.

  6. Golcondio

    C3PO:
    Ma anche no! Le problematiche sono implicite nel fatto che BRUCIARE i rifiuti NON LI FA SCOMPARIRE, ed anzi LI MODIFICA creando nuove, imprevedibili sostanze pericolose.

    Maria Pia Sammartino:
    Scomodare Einstein fuori dal contesto è fuorviante e non aggiunge nessun valore alla discussione: Paolo 2.0 è stato invece perfettamente corretto.

  7. Roberto

    @maria pia sammartino AND @filippo
    state confondendo le “reazioni chimiche” con le “reazioni nucleari”. Ecco, nelle seconde (e qui Einstein c’entra ekkome) scompare massa e appare energia che dalla massa deriva.

  8. maria pia sammartino

    roberto
    l’equazione di Einstein e’ valida sempre, non solo nelle reazioni nucleari. La differenza e’ nell’energia che si ottiene nei 2 casi. da una reazione nucleare per emissione di un neutrone e successivo decadimento si ottengono circa 0,8 MeV, dalla combustione di una molecola di metano (circa 16 volte la massa di un neutrone) si ottengono circa 9 microeV, se calcoli la massa persa nei 2 casi ti accorgi che (in entrambi i casi sono masse piccolissime) ovviamente anche questa e’ molto piu’ piccola nel caso del metano

    golcondio
    anche inventare il “principio della moltiplicazione della tossicita’” e’ fuorviante e soprattutto non dimostrato dall’inventore che, inoltre, non ha mai fatto una sola misura di cio’ che esce da un inceneritore
    sua affermazione da http://www.luigidemagistris.it/index.php?t=s1557. “stefano montanari 27/10/10, 18:38
    Caro prof. Buonanno, lei sa perfettamente che la legge m’impedisce di misurare la quantità di particelle che escono da un inceneritore”

  9. Antonio

    Cara dott.ssa Sammartino, dunque anche lei ammette che l’effetto dell’equazione di Einstein, nel caso di una combustione, riduce la massa di pochissimo in rapporto alla massa iniziale, o sbaglio?
    Dunque, se non ho capito male, l’effetto di riduzione è trascurabile.

    Antonio

  10. ska

    per dott.ssa sammartino: pare che vecchia acredine separi lei dal dottor Montanari, fa piacere vedere di persona le elucubrazioni sulla massa e la penosa se pur vera affermazione che ” l’inventore non ha mai fatto una sola misura di cio’ che esce da un inceneritore”
    Tanto vera che nessuno ad oggi ha ancora “misurato” cosa esce…se nelle migliaia di tonnellate di polveri che escono dai camini o dalla porticina assieme ai fantomatici filtri ci sia anche qualcosa di buono provi lei a dimostrarlo. Il fatto che quelle polveri o quelle diossine o quei ipa ecc. che nessuno nega che escano, facciano poi morire ( e questo lo dimostrano le statistiche, la tossicologia oltre al buon senso) rende veramente poco importante una qualsiasi esigenza di “misurazione”. Provi lei a quantificare il numero di particelle che escono da migliaia di tonnellate di i mmondizia. Anzi provi a misurare le particelle che escono dalla combustione ad alta temperatura di un solo suo capello…Tenga presente che dovrebbe suddividerle per dimensione, e che una particella di pm 10, se trasformata in pm0,1 moltiplica la particella per 1.000.000.

    Allego pubblica mail del dott. Montanari , inviatale poco tempo fa al fine che gli altri frequentatori meglio sappiano chi è lei e da che parte si trova la verità. Dalla parte di chi combatte per fermare la strage che quotidianamente stiamo compiendo o dalla parte di chi, quest’operato discredita. Da una parte c’è l’interesse a tutelare la salute, dall’altra non si sa, ma qualcosa di nascosto deve pur esserci per applicarsi così strenuamente in questa opera di spargimento di fango

    “Gentilissima dottoressa Sammartino,

    Premetto subito le mie scuse, confessandole che non leggo le sue elucubrazioni. Questo sia per mancanza di tempo sia per il ricordo di una certa fatica provata un tempo, quando ancora m’illudevo di capire, nel seguire la sua logica e il suo Italiano (quei qual è con l’apostrofo e altre licenze mi provocavano aritmie sconsigliabili ad una certa età) sia per la mia incapacità di condividere quel suo approccio insolito e personale alla scienza e all’etica che dovrebbe esserle propria.

    Accade, però, di tanto in tanto, che qualcuno mi sottoponga stralci dei suoi scritti credendo, con questo, di suscitare la mia ilarità.

    Stamani sono stato indotto a leggere qualche riga di un suo verboso messaggio pubblicato da Il Ponente nel quale dice, tra le altre bizzarrie, che la dottoressa Gatti non solo non avrebbe usato, chissà perché, l’ESEM per le ricerche ma che perfino non ne comprenderebbe l’uso. Il che è piuttosto strano, se non altro considerando come il costruttore dell’apparecchio l’abbia invitata più volte in Olanda per sottoporle il prototipo per alcune valutazioni, e perché le tecniche ESEM che noi impieghiamo, peraltro validate da un progetto europeo, sono di sua invenzione.

    Sempre confessandole l’incompletezza quasi totale della mia lettura, non posso non notare che lei non ha avuto modo d’informarsi su che cosa significhi essere coordinatore di un progetto,

    mancanza, del resto, comprensibile, non avendo lei esperienza di ricerca definibile tale. Sappia, allora, che essere coordinatore vuol dire avere ideato il progetto, aver scelto i compagni di ricerca in un ambito di qualità, aver superato una selezione feroce tra competitori in genere di altissima levatura scientifica, aver discusso in più sedi quel progetto nei minimi dettagli con le autorità europee e aver diretto in prima persona tutta l’attività per poi trarne le conclusioni scientifiche. Insomma, una cosa non proprio di tutto riposo e d’impegno intellettuale non irrilevante.

    Va da sé che la competizione è aperta a tutti e, se anche lei vorrà cimentarsi con idee sue, sarà sicuramente la benvenuta. Dopotutto, è così che si afferma il proprio valore prescindendo dal pur confortante discorrere tra amici.

    Passando ad altro, la prego di credermi se le dico di non sentirmela di ridicolizzarla come da più parti mi viene sollecitato. Per questo, temo, bastano e avanzano le sue numerose comparsate sotto le più disparate mentite spoglie di cui l’impersonificazione di Daniela, l’handicappata, è solo uno dei troppi esempi possibili, dal dottor Bianchini di un tempo alla Nana Ignorante fino ad altri personaggi di cui confesso di aver perso la memoria. Che cosa pensi di questi suoi comportamenti il rettore della sua università è cosa che ignoro, ma devo dirle che io, fossi nei suoi non invidiabili panni, ne sarei a dir poco imbarazzato. Non intendo ridicolizzarla: per lei provo tutta la simpatia umana che non si può non provare al cospetto di un perdente cronico, di una persona la cui anima è una voragine di solitudine, d’invidia e di odio per il mondo, di qualcuno incapace di accettarsi per quello che è.

    Al di là di passarle, se mi posso permettere, il consiglio che dava a tutti noi il prof. Luigi Di Bella, quello di non avvicinare mai troppo i confini della nostra cultura, men che mai di oltrepassarli, se non si vuole cadere nelle trappole più banali, l’unica cosa che mi sento di dirle è di farsi coraggio: se saprà recuperare un senso di umiltà e di dignità, se saprà abbandonare quella sua ansia così controproducente di visibilità a tutti i costi, potrà addirittura diventare in qualche modo utile al consorzio umano.

    Suo,

    Stefano Montanari “

  11. maria pia sammartino

    antonio
    ho tirato fuori Einstein essenzialmente per far capire che Filippo (che sbaglia pensando sia una grande quantita’) ha ragione a correlare la perdita di massa durante qualunque reazione chimica con la produzione di energia; in pratica la conservazione di massa e’ vera considerando che, in qualsiasi reazione chimica, tra i prodotti c’e’ un acquisto o cessione di energia, che in base all’equ. di Einstein corrisponde ad una massa, e quindi si somma algebricamente alla massa degli altri prodotti. Questa perdita di massa non ha pero’ nulla a che fare con la scomparsa macroscopica dei rifiuti, qualunque sia il metodo utilizzato; in questo caso non si ha trasformazione materia-energia, ma materia-materia e principalmente trasformazione solido-gas. Cio’ che e’ fondamentalmente sbagliato in quanto affermato dall’intervistato e’ che dalla combustione di una tonnellata di rifiuti si formano almeno 2 tonnellate di composti piu’ tossici dei rifiuti di partenza. Se cio’ fosse vero, il metano che usiamo per cucinare o nelle caldaie per uso riscaldamento dovrebbe produrre una quantita’ almeno doppia in peso di sostanze tossiche; quando sbruciacchiamo qualsiasi alimento si dovrebbero produrre sostanze tossiche almeno doppie al peso di quanto bruciato; da un chilo di carburante per auto si dovrebbero formare almeno 2 chili di sostanze tossiche ecc… perche’ la reazione in tutti i casi e’ la stessa utilizzata per l’incenerimento dei rifiuti ossia una combustione. Che il dr intervistato voglia considerare tossici l’anidride carbonica e il vapore acqueo, che sicuramente si formano nella combustione di prodotti organici, e’ un problema suo ma sarebbe bene non divulgarlo come sacra verita’. Che dalla combustione dei rifiuti si abbia formazione di sostanze nocive o tossiche e’ sicuro ma dipende da quello che buttiamo nei rifiuti nonche’ dall’efficienza della combustione che dipende da molti parametri. Ad esempio da 1 Kg di metano, in condizioni ideali (efficienza 100%, impossibile) si otterrebbero 2,75 Kg di anidride carbonica, 1,1 Kg di vapore acqueo e calore (circa 13000 Kcal); se pero’ l’ossigeno non e’ nel giusto rapporto si ha meno CO2 e una certa quantita’ di CO (di sicuro non 2 Kg) che e’ tossico; se il metano non e’ puro si possono formare altri composti piu’ o meno tossici ma in concentrazioni congruenti con le impurezze …. Il calcolo, che per fortuna l’intervistato ci ha questa volta risparmiato, sulla pallina che genera milioni di nanopalline, poco ci azzecca con la reazione di combustione. Quello che comunque non si puo’ negare e’ che cio’ che esce da un inceneritore e’ tanto piu’ malsano quanto piu’ alta e’ la disonesta’ di chi lo gestisce e di chi lo controlla.

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