Caso Guttemberg/ Dalla Germania una lezione di “savoir-faire politico”
di Armando Pascale.
La Germania, è noto, ha fama di essere un paese austero e spartano, in cui i valori di produttività, efficienza, precisione la fanno da padrona. Non vi potrebbe essere paese più distante da ben più soft modus operandi latini. La Germania, è ancor più dolorosamente noto, non ha sempre prodotto un buoni esempi in temi di politica interna. Ma stavolta la lectio magistralis che i teutonici leaders hanno impartito ai politicanti nostrani è esemplare. Karl Theodor Zu-Guttemberg, astro nascente della CDU, nonché ministro della difesa della Repubblica Federale di Germania si è dimesso dal suo incarico di esponente governativo nonché di quello di membro del Bundestag in seguito a quello che in Germania è stato denominato Copygate. Il caso ha origine dalle rivelazioni di un noto quotidiano, sul presunto plagio della tesi di Dottorato di ricerca, nella specie vertente sul Diritto Costituzionale negli Stati Uniti e in Europa, conseguita nel 2007 presso l’Università di Bayreuth. In sostanza parte del contenuto della tesi sarebbe stata copiata da altri autori senza citare le fonti, venendo dunque a mancare quel contenuto di originalità e scientificità che è intriseco al lavoro accademico della tesi di Dottorato. Le accuse sarebbero state confermate da un noto Professore di Diritto e l’Università di Bayreuth ha provveduto a revocare il titolo a Guttemberg. Il caso ha avuto una grande risonanza politica e mediatica nelle germaniche sale del potere, scatenando polemiche nella file delle opposizioni, ma anche nella stessa maggioranza di governo. A seguito di una lettera aperta indirizzata alla Cancelliera Merkel e firmata da migliaia di accademici, studiosi e semplici cittadini in cui si chiedeva di non svilire il titolo di Dottore di ricerca, il ministro Guttemberg ha abbandonato tutti i suoi incarichi professionali presentando “con animo addolorato” le dimissioni nelle mani della Cancelliera, la quale ha altrettanto a malincuore le stesse. L’ esemplarità del gesto è incommensurabile: Guttemberg,rampante politico in ascesa di nobili origini, titolare di un prestigioso dicastero, colpito dalla temperie e dal tumulto politico ha preferito lasciare l’incarico, non perché ammetta le sue colpe, il cui accertamento formerà con ogni probabilità oggetto di un procedimento penale, ma perché la “deontologia della politica” impone che un alto funzionario di governo non possa più adempiere le sue funzioni, se si adombrano fondati sospetti sulla natura delle sue condotte. E così, vengono a mente le vicende dei politici del belpaese, in cui nonostante i quotidiani richiami alla correttezza istituzionale non esiste alcuna millantata “deontologia politica”. Soventemente, sui nostri politic,i e ad ogni livello, si addensano con continuità dubbi di moralità e/o legalità, ma è raro vedere un politico che dignitosamente si ritiri dalla vita pubblica per difendersi da infamanti accuse. Il nostro Presidente del Consiglio è accusato di crimini ben più gravi di quelli che vengono imputati al Guttemberg, ma nonostante ciò si arrocca tenacemente alla sua poltrona. Benchè ciò balzi meno all’onore delle cronache vi sono vari parlamentari, più o meno noti, condannati per gravi reati con sentenza passate in giudicato. E la situazione a livello di circuiti politici locali è ancora più degradante. Viene da chiedersi quale eco avrebbe avuto la vicenda Guttemberg se traslata in Italia. La risposta non può che essere una: la vicenda passerebbe inosservata stante l’assuefazione dell’opinione pubblica agli scandali. Si potrebbe opinare, con il cavaliere, che non si possano muovere critiche a condotte semplicemente immorali o poco trasparenti ma non integranti gli estremi del reato, di per sé dunque rientranti nella sfera privata. Ma si potrebbe anche obiettare che secondo una concezione ancestrale di politica, i governanti debbano dare il “buon esempio” ai governati, e che dunque certe condotte private censurabili sono totalmente inaccettabili se vengono necessariamente assorbite dalla vita pubblica del soggetto. Ma, è questo il punto, viene allora messo in crisi l’intero linguaggio politico Berlusconiano basato su un Machiavellico svilimento dell’azione politica e sull’asservimento di questa a interessi personali. La sfera privata che travalica quella Pubblica, in un totale rovesciamento di prospettive. E non si argomenti neanche che in base a questa teoria ogni minima indagine giudiziaria potrebbe dare adito a sconvolgimenti nel potere politico. La “Teoria del Complotto” è un astuto stratagemma Berlusconiano che da 15 anni agita il vessillo della persecuzione giudiziaria. La questione è immaginaria, non esiste e non c’è alcuna ragione per ritenere che vi sia un tentativo di destabilizzazione del potere politico da parte della Magistratura, se questa questione esistesse, dovremo celebrare la morte della nostra Democrazia Liberale perché ci troveremo fuori dai canoni dello Stato di Diritto. Sono allora paradigmatiche le parole di Norbert Lammert, Presidente del Bundestag, ed esponente dello stesso Partito di Guttemberg, secondo cui la vicenda Copygate rappresenta “un chiodo della bara della fiducia della nostra Democrazia”, parole che stridono col nostro contesto ma che si giustificano all’interno di un contesto politico più trasparene e serie come quello tedesco. E allora, vale la pena di fare tesoro della lezione impartitaci dai “Crucchi”.













