Esclusivo/ Tutta la verità sull’uranio impoverito (Part 1)
Dott. Stefano Montanari.
Pur accettando il dato di fatto che macchinazioni globali per manipolare la percezione popolare di determinati fenomeni esistono e sono condotti da professionisti abilissimi, io sono sempre abbastanza prudente nell’attribuire a “cosche planetarie” – dalla massoneria all’Opus Dei, dalle Sette Sorelle alle multinazionali del farmaco – tutti i mali del mondo.
Sull’argomento uranio impoverito (comunemente DU, da Depleted Uranium) – qualcosa che mi tocca molto da vicino – però, il sospetto non può non esistere.
Che cosa sia questo DU e come funzioni nelle sue applicazioni sono fatti tutto sommato di grande semplicità, certo più semplici delle regole del baseball o di certi reality show. Eppure la confusione popolare, e non solo popolare, è enorme.
A costo di ripetermi per l’ennesima volta e a costo di semplificazioni su cui qualche addetto ai lavori non perderà occasione di vestire i panni dello snob storcendo il naso, vedrò di chiarire l’argomento. Semplificazioni ho detto, ma niente che non sia scientificamente accettabile.
Che cos’è l’uranio impoverito – L’uranio in quanto tale è un metallo radioattivo che si trova allo stato naturale come ossido o sale in due minerali: la pechblenda e la carnotite. L’elemento esiste principalmente sotto forma di tre isotopi (1): il 238, che costituisce circa il 99,7% del totale, il 234 che rappresenta una frazione irrisoria, e il 235 che vale circa lo 0,7%.
Perché l’uranio possa essere usato a scopi di produzione energetica o per costruire una bomba atomica occorre aumentare di parecchio la frazione 235, cosa che viene fatta tecnicamente togliendo questo isotopo da grandi quantità di uranio “normale” (formato, come abbiamo visto, da 238 + 235 + 234) e immettendo quel 235 in una quantità relativamente piccola di uranio “normale”. In questo modo, in quella relativamente piccola quantità la proporzione di 235 risulterà molto maggiore, addirittura enorme nel caso della bomba atomica, del suo 0,7% “normale”. Questo è l’uranio arricchito di cui tanto spesso i media hanno parlato a proposito delle centrali nucleari iraniane o di quelle nord-coreane.
Ciò che resta dall’uranio cui è stato sottratto l’isotopo 235 è il cosiddetto uranio impoverito, il DU di cui ci stiamo occupando.
Che cosa si fa con l’uranio impoverito – Spolpato l’uranio del suo prezioso isotopo 235, il problema è: che fare di questo metallo radioattivo ormai inutile sia per fabbricare bombe atomiche sia per spremerne energia?
Per il suo costo bassissimo o addirittura nullo e approfittando del suo altissimo peso specifico (pesa più o meno 19 volte più dell’acqua e circa due terzi più del piombo) si facevano o si fanno ancora, per esempio, contrappesi per ascensori e stabilizzatori sia per scafi da competizione sia per aerei commerciali, oppure si fanno schermi contro le radiazioni dei raggi X o strumenti per le perforazioni petrolifere.
Ma le quantità di rifiuto in ballo sono enormi e questi sbocchi permettono di “smaltire” (virgolette d’obbligo) percentuali minime del totale.
Una maniera tanto truffaldina quanto comune per liberarsi di questo prodotto di scarto imbarazzante è adulterare alcuni minerali come, per esempio, quelli di ferro, ma anche con questo sistema ne restano sempre quantità molto rilevanti. E, allora, ecco che i militari danno una mano.
(1) – Semplificando molto, un atomo è costituito da un nucleo e da entità molto più piccole che al nucleo ruotano intorno. Il nucleo è composto da particelle subatomiche (niente a che vedere con le particelle fini ed ultrafini di cui parleremo nell’articolo) chiamate protoni che hanno una carica elettrica positiva, e intorno al nucleo ruotano particelle molto più piccole dei protoni chiamate elettroni la cui carica elettrica è negativa. Per equilibrare le cariche, protoni ed elettroni sono pari per numero. Il nucleo, però, ospita anche altre particelle, stavolta senza carica elettrica, chiamate neutroni. Questi possono essere in numero variabile. Si chiama isotopo, allora, ciascuno degli atomi di uno stesso elemento chimico con lo stesso numero di protoni e di elettroni ma con un differente numero di neutroni. Per esempio l’idrogeno, l’atomo più piccolo e più comune dell’universo, non ha normalmente alcun neutrone. Se, abbastanza eccezionalmente, capita che ne abbia uno, si ha l’isotopo chiamato deuterio. Se i neutroni sono due, l’isotopo è il trizio.
Usi militari dell’uranio impoverito – Durissimo com’è, il DU si è dimostrato adattissimo per costruire corazze a protezione dei carri armati, ma altrettanto adatto si è dimostrato per fabbricare proiettili.
Il perché è presto detto. Si tratta di un metallo non solo pesantissimo ma, come accennato, dotato di grande durezza e che, dunque, per queste sue caratteristiche penetra molto bene all’interno dei bersagli usuali in guerra. Ma il grande vantaggio è la sua piroforicità, vale a dire la sua capacità di sviluppare un calore elevatissimo (un po’ oltre i 3.000 °C) quando arriva con una velocità sufficiente a sbattere contro il bersaglio. In questo modo la penetrazione è eccellente e l’effetto devastante, che è quanto si cerca in guerra, è enorme.
L’esercito americano fu il primo ad applicare l’uranio ai proiettili, e gli esperimenti risalgono alla fine degli Anni Settanta, come testimoniato da un documento ufficiale che riporta le prove effettuate al poligono di Eglin – Florida (2).
Ufficialmente l’esercito italiano non ha in dotazioni armi all’uranio impoverito ma, come è noto o come dovrebbe essere noto, sul nostro territorio ci sono zone in cui eserciti che non sono quello italiano e fabbricanti di armi provano prodotti sulla cui natura noi non veniamo informati. Dunque, il sospetto che armi al DU siano usate in Italia appare legittimo. Non così la certezza.
In Sardegna, al Salto di Quirra, da oltre 50 anni esiste il poligono più grande d’Europa e in zona si verificano casi di tumori e di malformazioni fetali sia nell’uomo sia nell’animale che, per quantità e qualità, stanno finalmente attirando l’attenzione (ma si sta già tentando d’insabbiare il tutto). Se è vero che alcuni giornali attribuiscono gli eventi all’uso di armi al DU, nessuno dispone di prove consistenti al proposito.
Che cosa accade quando si usa un proiettile all’uranio impoverito – Fin dalle prime prove i tecnici militari statunitensi si accorsero che l’altissima temperatura sviluppata dall’impatto tra proiettile e bersaglio generava un aerosol di particelle solide volatili di dimensioni estremamente piccole, e altrettanto immediatamente, pur senza averne esperienza, ipotizzarono l’aggressività per la salute di queste polveri che potevano essere facilmente inalate.
Per molti anni, però, quel documento scomparve e le armi al DU cominciarono ad essere impiegate da eserciti che ne negarono, tuttavia, l’uso quando iniziarono a sorgere i primi sospetti. Se ora, a “confessione” avvenuta, sappiamo più di qualcosa degli esperimenti e dei loro risultati pratici da parte delle forze armate USA, poco o nulla si sa per quanto riguarda quello che allora era l’altro schieramento, l’esercito, cioè, che gravitava intorno all’Unione Sovietica.
Dunque, il proiettile parte e colpisce il bersaglio, di solito oggetti chimicamente compositi. Si sviluppa una temperatura molto alta (come detto, poco più di 3.000 °C) e la parte più vicina al punto d’impatto, quella in cui il calore è maggiore, sublima, il che significa che si trasforma da solida in vapore. Questo vapore, però, entra velocemente in contatto con l’atmosfera di gran lunga più fredda e ricondensa sotto forma di particelle solide di dimensioni finissime, sotto il micron (un micron equivale ad un millesimo di millimetro).
Ma mano che ci si allontana dal punto d’impatto, il calore diminuisce. Così, per una certa distanza, la sublimazione sarà solo parziale, fino a che, allontanandosi, la temperatura sarà troppo bassa per far sublimare la materia ma abbastanza alta per formare polveri sottili; non sottili, però, come quelle generate dalla condensazione dei vapori.
Le polveri che si formano hanno caratteristiche particolari. Quelle di condensazione sono sferiche e cave al loro interno e la loro composizione è quella di leghe del tutto casuali. Il motivo di questa casualità di composizione è dovuta al fatto che i vapori constano della scomposizione del materiale che costituisce il bersaglio e di quello di cui è fatto il proiettile e la condensazione avviene tra elementi che s’incontrano in quel momento per caso.
(2) – Technical report of the Air Force Armament Laboratory – Armament development and test Center, Eglin Air Force Base, Florida, USA, From October 1977 to October 1978, Project n° 06CD0101 http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/eglin.pdf
Le polveri formatesi non per condensazione ma per fusione del materiale che costituisce il bersaglio sono meno sottili, sono molto fragili, sono ugualmente sferiche e cave e hanno una composizione che può essere meno casuale e più vicina a quella del bersaglio.
Le polveri che si formano nelle zone più fredde sono, invece, più grossolane e hanno forme irregolari.
Va da sé che più una polvere è piccola per dimensione, più viene facilmente trasportata dagli agenti atmosferici, e questo è quanto accade alle particele di cui ci stiamo occupando.
In termini di volume l’uranio che entra in queste reazioni è pochissimo e, stante il suo peso specifico estremamente elevato, tende a cadere entro raggi piuttosto ridotti e, dunque, la sua volatilità è minima. Dunque, il numero di particelle che non contengono uranio è immenso rispetto a quelle che, in effetti, lo contengono e che, per di più, sono ritrovabili solo nell’intorno dell’impatto.
A complicare un po’ le cose ci stanno le applicazioni presunte di una scoperta fatta negli Anni Trenta da parte di Percy Williams Bridgman, applicazioni che, se effettivamente messe in opera, porterebbero ad ottenere effetti paranucleari, vale a dire in qualche modo simili, seppure in scala parecchio più ridotta, ad un’esplosione atomica. Io non ho intenzione qui di entrare nell’argomento che esula dallo scopo di questo articolo pur se il suo interesse è enorme. Chi vuole saperne di più può guardarsi i filmati di una conferenza tenuta dal professor Emilio Del Giudice il quale, con estrema semplicità e chiarezza, illustra il fenomeno (3).
(Continua)
(3) - http://www.youtube.com/watch?v=8o6djrFAwUw&playnext=1&list=PLBACF53D5E1F63285
http://www.youtube.com/watch?v=uDepTKzvTaQ&feature=BF&list=PLBACF53D5E1F63285&index=2
http://www.youtube.com/watch?v=k15-HcAm_6I&feature=BF&list=PLBACF53D5E1F63285&index=3














“Qualche addetto ai lavori non perderà occasione di vestire i panni dello snob storcendo il naso”
anche un liceale puo’ storcere il naso per le sue affermazioni!!!
“pesa più o meno 19 volte più dell’acqua e circa due terzi più del piombo”
dove e’ finita la sua perizia nel fare i conti? diciamo che si e’ sbagliato solo di 1/3!!!
“Per esempio l’idrogeno, l’atomo più piccolo e più comune dell’universo, non ha normalmente alcun protone. Se, abbastanza eccezionalmente, capita che ne abbia uno, si ha l’isotopo chiamato deuterio. Se i protoni sono due, l’isotopo è il trizio”.
Professore!!! Mi casca sull’idrogeno o la sua nuova scoperta e’ che l’idrogeno ha un protone solo in casi eccezionali mentre il deuterio ne ha uno ed il trizio 2????
Non e’ stata una buona mossa linkare il rapporto di Eglin dove si vede chiaramente che
- la vostra tecnica innovativa veniva gia’ usata almeno dal 1978
- la storia delle palline e’ copiata da li’
- che loro l’uranio lo riuscivano a vedere nonostante l’apparecchioatura non fosse sofisticata come la vostra (comunque insisto nel dire che NON AVETE MAI USATO LA MODALITA’ ESEM)
……
e non mi venga a raccontare la favoletta che osservare un campione biologico e’ molto diverso (aspetto ancora il dr Gaetti dai capelli bianchi con un campione da nalizzare nel mio dipartimento)
a proposito di particelle tondeggianti!!!
Dal vostro articolo
Investigation of the Presence of Inorganic Micro- and Nanosized Contaminants in Bread and Biscuits by Environmental Scanning Electron Microscopy
ANTONIETTA M. GATTI,1 DANIELA TOSSINI,1 ANDREA GAMBARELLI,1
STEFANO MONTANARI,2 and FEDERICO CAPITANI2
Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 49:275–282 (2009)
Spherical, isolated, nanoscaled particles were found in a few cases, like the one shown in Fig. 5a of a bread sample coming from Malaysia. In that case, the EDS spectrum (Fig. 5b) indicates a particulate composition of iron-nickel as the likely result of the use of low-cost stainless-steel milling tools.
Io avevo capito dalle sue numerose lezioni in proposito che le particelle tondeggianti si formano a seguito di processi ad alta temperatura e qui’ mi si racconta che uno dei pochi casi di particelle tondeggianti si e’ avuto per un pane fatto con grano macinato con una macina fornita di lame scadenti!!!
Per l’unico campione “polluted” (su 4) di pane bosniaco che forma avevano le particelle?
Professore ho un dubbio!!! secondo Lei il principio di Lavoisier vale anche per le reazioni nucleari? Io ero convinta che la teoria fosse grossolana anche per le normali reazioni (ovviamente senza nulla togliere a Lavoisier che e’ stato una pietra miliare per la chimica)
Professore!!! E’ meglio che le sue lezioni le faccia dal suo blog dove i detrattori non sono ammessi
Ho evidenziato solo le 2 piu’ grosse boiate di questa stupenda lezione ed aspetto la prossima per imparare finalmente qualcosa sull’uranio.
Cara dott.ssa Sammartino, la ringrazio per avermi segnalato un ovvio lapsus calami. Leggendo tutta la nota 1 è evidente che la parola protoni non fila con il discorso e deve essere sostituita da neutroni.
Per il resto, apprezzo la sua coerenza. Lei non ha capito nulla dall’inizio e, fedele a se stessa, continua a non capire. Adelante siempre, hasta la victoria! Pensi a quegli scienziati che hanno rivisto i nostri lavori prima della pubblicazione e di quelli che continuano ad invitarci in sedi istituizionali: ci si chiede perché continuino ad escludere un luminare come è lei.
Ottimo l’intervento su Eglin con cui dimostra tutta la sua conoscenza sull’argomento. Mi è, poi, particolarmente piaciuto il suo riferimento a Lavoisier. Per sua informazione, anche nelle reazioni nucleari Lavoisier vale, restando invariato il numero delle particelle elementari e, dunque, la massa. Naturalmente ora lei lei saprà pubblicare una critica alla “grossolanità” di un chimico che, in fondo, era laureato in tutt’altra disciplina e, dunque, era un dilettante.
Quanto al dott. Gaetti, anatomo-patologo di valore, non so proprio che cosa possa “nalizzare” in un laboratorio dove, auspicabilmente, si fa altro rispetto alla sua disciplina. Comunque, questi non sono affari che mi riguardano.
Da ultimo, mi dia retta: se vuole continuare a scrivere le sue considerazioni, lo faccia senza problemi. Veda solo di non mostrare troppo il suo grado di cultura e faccia rivedere da un maestro elementare i suoi scritti (qui si scrive senza accento, erroruccio che si trova spesso nei Sammartino originali).
Chissà che cosa penserà il suo rettore.
“Va da sé che più una polvere è piccola per dimensione, più viene facilmente trasportata dagli agenti atmosferici, e questo è quanto accade alle particele di cui ci stiamo occupando.”
non ha ancora avuto tempo di studiare il “diametro aerodinamico”? Non e’ cosi’ difficile!!! Basta capire come mai una piuma viene trasportata dagli agenti atmosferici pur non essendo di piccole dimensioni?
“In termini di volume l’uranio che entra in queste reazioni è pochissimo e, stante il suo peso specifico estremamente elevato, tende a cadere entro raggi piuttosto ridotti e, dunque, la sua volatilità è minima.”
Idem come sopra; ma per Lei, Professore, la volatilita’ e’ quindi la capacita’ di volare ossia usa la definizione da vocabolario di “volatile: uccello”!!! Se guarda meglio, sul vocabolario c’e’ anche una definizione chimica!!!
Queste per Lei sono “Semplificazioni ho detto, ma niente che non sia scientificamente accettabile.”?
Carissima e affezionatissima dott.ssa Sammartino, è curioso come lei, pur essendo, e con grande distacco su tutti gli altri concorrenti, la più assidua lettrice dei miei scritti, non ricordi delle pagine che ho dedicato proprio al diametro aerodinamico. Quanto alla volatilità, forse è bene che sappia che quella delle particelle non ha nulla a che vedere con quella chimica, per esempio quella dei solventi che usano i restauratori e che non fa bene al cervello, e il termine che io ho usato è ineccepibile. Legga qualchetesto sull’argomento e se ne accorgerà. Poi, pensi un po’ all’uso che ne fanno gli economisti e avrà contezza della polisemia del termine.
Insomma, forse per modestia, forse per autoinfliggersi umiliazioni finalizzate a migliorare la sua posizione in Paradiso, lei non perde occasione per mostrasi in una veste che chiunque rifuggirebbe.
Se lo accetta, le do un consiglio, anche per il bene dei suoi studenti: prenda un attimo di fiato e si dedichi, magari, allo studio della lingua italiana (quei suoi “qual’è” con l’apostrofo che costellano tanti suoi scritti e che fanno il paio con i suoi “quì” accentati lo reclamano) e anche, perché no? a quello della chimica, un argomento che, lo vedrà, le riserverà tante sorprese. E poi, ci pensi, perché perdere tanto tempo in orario di lavoro, un lavoro per il quale anch’io le pago una frazione di stipendio e che vorrei fosse messo a frutto migliore?
potrebbe consigliarmi un libro di testo di chimica o (sarebbe il massimo!!!) delle dispense che magari avra’ preparato per i suoi studenti, da consigliare ai miei per riparare almeno in parte al torto che subiscono ascoltando le mie fandonie.
Visto che siamo in tema di uranio, che Lei conosce molto bene pur non avendolo mai trovato in alcun campione, mi puo’ spiegare come si giustifica il seguente FALSO IN ATTO PUBBLICO di sua moglie
“Ho avuto modo di leggere il rapporto annuale del 1977 della base militare
di Eglin, in Florida, nel quale sono stati valutati gli effetti sull’ambiente
dell’esplosione di una bomba all’uranio impoverito. Gli americani
fecero esplodere simili bombe nel deserto del Nevada per raccogliere
poi elementi di uranio impoverito che, in realta`, non furono trovati.”
pagina 6 del resoconto stenografico della seduta del 18 maggio 2005 della Commissione Parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito personale militare …. http://www.google.it/search?q=seduta+del+18+maggio+2005+della+Commissione+Parlamentare+d%27inchiesta+sui+casi+di+morte&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:en-US:official&client=firefox-a
Chiunque legga il su menzionato rapporto, da lei gentilmente linkato (http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/eglin.pdf) puo’ verificare che gli americani L’URANIO LO HANNO TROVATO, vedi ad esempio nelle conclusioni (pag. 19)
The elemental composition of individual particles was qualitatively
determined by non-destructive X-ray spectroscopy. Airborne particles were
comprised primarily of alloyed uranium and iron. Although the ratio of the
.two metals varied considerably among particles, the fact that alloying did
occur is consistent with the violent interaction between penetrator and
target at impact.
Particles isolated from soil samples near the target area, in addition
to uranium and iron, frequently contained appreciable amounts of silicon,
aluminum, and/or tungsten. Fusion with both silicon and aluminum had been
anticipated as a result of interaction with sand and clays within the soil.
The presence of tungsten was due to contamination of the target site from
previous test firings of high density penetrators employing that material.
Forse sara’ il caso di segnalare questo evento a chi di competenza!!!!
Se e’ vero che la sua azienda e’ praticamente una Onlus sempre in perdita, non credo che lei paghi abbastanza tasse da contribuire al mio stipendio. Al contrario io ho dovuto pagare con le mie tasse le analisi inconsistenti che la nanodiagnostics ha fatto su commissione della su menzionata Commissione Parlamentare (vedi anche mia risposta a dario? montanari? su http://www.quirra.net/index.php?option=com_content&view=article&id=120:i-sardi-nascondono-i-figli-malformati-in-casa&catid=58:categoria-articoli&Itemid=50)
egregio prof. montanari
ho dimenticato di chiederLe se cortesemente puo’ (ci va l’accento?) postare un link alle sue pagine dedicate proprio al diametro aerodinamico.
Grazie
Sì (accentato): può richiede l’accento e lei ha messo l’apostrofo.
Quanto al diametro aerodinamico, potrebbe, ad esempio, leggere un mio libro divulgativo intitolato “Il Girone delle Polveri Sottili”. Lì ci troverà qualche noterella sull’argomento.
Per sua informazione, ora sono impegnato a scrivere un libro scientifico (non divulgativo, dunque) per un editore straniero. Non mi era venuto in mente di scrivere nulla a proposito di un argomento così noto come quello cui lei accenna ma, magari, inserirò qualcosa a beneficio di lettori della sua levatura.
Ma mi tolga una curiosità: il suo rettore è al corrente di questa sua attività di demolizione del prestigio di quella che, pur tenendo conto delle classifiche mondiali che non ci fanno onore, risulta essere tra le prime università italiane?
egregio prof. montanari
non e’ riuscito ad inventare nulla per giustificare IL FALSO IN ATTO PUBBLICO di sua moglie?
Non ho idea di che cosa stia parlando. Spero che si renda conto delle conseguenze che sta rischiando.
aspetto tremante
Gent.le Dott.ssa Maria Pia Sammartino,
la ringrazio per essere sempre presente ad accusare i due ricercatori Gatti e Montanari sul mio giornale, ma il suo “sfottò” non è gradito.
“Aspetto tremante”, vada a dirlo a chi inquina, a chi distrugge il nostro pianeta, a chi “frega” i microscopi….
La saluto cordialmente,
Alessio Consorte
Gent.mo Dr Alessio Consorte,
sicuramente non disturbero’ piu’. Vorrei comunque capire (se preferisce in privato) cosa ha trovato di falso nel mio messaggio che, a questo punto, ritengo censurato e non “Your comment is awaiting moderation”.
Cordiali saluti e Buona Pasqua
Io non censuro nulla. Il commento è stato approvato dal momento che lo ha segnalato. Quando ci sono link allegati, si blocca automaticamente.
Cordiali saluti e Buona Pasqua
Sul suo giornale, ovviamente, puo’ fare le scelte editoriali che preferisce ma mi permetto di segnalare che
1) sarebbe meglio scrivere la regola “no link”, criticabile perche’ puo’ servire a dimostrare quanto si afferma (come nel mio caso)
2) la procedura che adotta crea confusione perche’ io ho visto il mio messaggio (solo io e Lei suppongo) ma non ho fatto caso alla frase “Your comment is awaiting moderation” (non “bloccato …”); ho scritto un nuovo messaggio che prevedeva la lettura del primo al quale l’interessato non poteva quindi rispondere.
Grazie Dott.ssa,
ne prenderò atto.
La saluto cordialmente.