Eduardo, più unico che raro!
di Raffaella Roversi.
Papaleo e Esposito in “Atti unici” di Eduardo De Filippo in scena al Manzoni dal 26 aprile al 15 maggio
Forse più unica che rara è la rappresentazione, in scena al Manzoni sino al 15 maggio, talvolta per intero talvolta solo di alcune scene, che il regista Giancarlo Sepe fa di alcuni degli “atti unici” del Maestro partenopeo. L’energia esplosiva dello scritto giovanile di Eduardo è il nucleo da cui egli parte allontanandosene però sin da subito a ritmo di musica. Essa diventa “la grande madre” che accoglie i suoi figli, talvolta abbracciandoli, talvolta gettandoli in danze quasi fantasmagoriche. Tutto è movimento, un train dei vie, senza destinazione precisa.
E tra una stazione e l’altra, tra un atto e un altro, lo spettatore sarebbe quasi tentato di chiedersi se i personaggi cerchino di rappresentare l’assoluta mancanza di senso del viaggio e l’altrettanta assoluta necessità di trovarlo. “Ogni tentativo di dare alla vita un qualunque significato è Teatro”, dirà Eduardo. Ma è troppo preso dalla farsa, dallo sketch, dal bozzetto melodrammatico, dai toni da cabaret, dalle pennellate surrealiste, dove origini e stili diversi si intrecciano.
Rocco Papaleo e Giovanni Esposito polarizzano gli sguardi e le risate, accompagnati da un cast di attori in perenne movimento: Pino Tufillaro, Elisabetta D’Acunzo, Angela De Matteo, Antonio Marfella, Giampiero Schiano, Antonio Spadaro, Simone Spirito. Si sente la presenza quasi immateriale di quella ironica malinconia che fa poi l’arte, ma essa resta in disparte quasi fosse lei stessa spettatrice di una condizione esistenziale ridicolarmente estrema, disperata, resa tangibile per esempio, dalla presenza della rivoltella in Pericolosamente. Qui Dorotea, una brava donna dal carattere impossibile, può essere domata dal marito solo a colpi di pistola. L’arma di cui egli si serve però, è caricata a salve, ma Dorotea non lo sa ed ogni volta crede di dovere la propria salvezza ad un miracolo.
In Sik-Sik, è il caso che fa si che l’illusionista che si esibisce con la moglie incinta, debba servirsi durante uno spettacolo, di un altro assistente che finirà con il litigare con quello originale dando vita ad una situazione disperata, allo stremo, in cui la moglie del mago stesso si ritroverà fisicamente impriogionata in una cassa, mentre il mago resterà metaforicamente intrappolato come quei poveri colombi che nasconde nel suo cilindro. Egli cercherà inutilmente, disperatamente e ridicolmente di riscattarsi, senza però riuscirci.
Teatro Manzoni dal 26 aprile al 15 maggio
Orari: feriali 20.45 – domenica ore 15,30 – lunedì riposo














