IL PIANETA IN CASTIGO/ Qualche considerazione sui vaccini e sulle vaccinazioni (Part 1)
Dott. Stefano Montanari.
Sempre più spesso si sente parlare di vaccinazioni per prevenire l’insorgere di un numero crescente di malattie, alcune delle quali, ne sono certo, ben poco conosciute dal grande pubblico
Molto si parla ma mi sono accorto, soprattutto rispondendo alle domande che mi vengono poste sia dal cosiddetto “uomo della strada” sia da qualche giornalista, che le idee in proposito sono tutt’altro che chiare. Ultimamente, poi, la frequenza delle domande si è intensificata di fronte all’insistenza di certi gruppi di pressione perché le femmine giovani si sottopongano alla somministrazione del Gardasil, il vaccino che dovrebbe prevenire il tumore del collo dell’utero o cervice uterina (le due espressioni sono sinonime).
Come spesso accade, per chiarire le idee e per farsi un’opinione circostanziata è indispensabile avere almeno qualche nozione di base.
Chi mi frequenta sa che io, a differenza dei tuttologi che infestano con successo i media, non parlo di argomenti che conosco poco o, addirittura, non conosco. Ma con i farmaci si entra specificamente nel mio ambito e, dunque, ecco qua una manciata di noterelle che mi permetto di dare e che spero possano essere utili a fare un po’ di luce. Sia chiaro che per essere esaurienti ci vuole ben altro che qualche paginetta e che io non ho alcuna intenzione di entrare in polemica con nessuno. Questo soprattutto su di un argomento che, come purtroppo tanti altri in Italia, suscita reazioni da tifosi senz’altra informazione che quella ricevuta da altri tifosi della stessa fazione e, dunque, lontane da una sana oggettività.
Senza addentrarci in argomenti tecnici che risulterebbero troppo noiosi e che, comunque, possono essere sviscerati consultando qualche libro di una buona biblioteca, basterà sapere, per iniziare, che i vaccini sono preparati farmaceutici a base di proteine ricavate opportunamente da microrganismi patogeni, cioè capaci di provocare una malattia infettiva. Introducendo nell’organismo umano (o animale, se è l’animale che vogliamo trattare) queste proteine parzialmente inattivate perché la loro capacità di provocare la malattia in tutta la sua gravità risulti fortemente attenuata, otteniamo, sotto certi aspetti, una reazione auspicabilmente sovrapponibile a quella che l’organismo ricevente avrebbe se dovesse confrontarsi con il microrganismo patogeno integro. E la reazione è quella di creare un’immunità o, per lo meno, una forte resistenza nei confronti di quella malattia grazie alla produzione di anticorpi, cioè di proteine appartenenti al sistema immunitario capaci di neutralizzare virus e batteri.
Questo tipo di vaccino si propone, dunque, di prevenire una determinata patologia infettiva. Una seconda varietà, poi, mira a curare una malattia infettiva già in corso, ma di questa non ci occuperemo qui.
La tecnica della vaccinazione è conosciuta da lunghissimo tempo. È riportato dalle cronache dell’epoca come, nel corso dell’epidemia di vaiolo che travolse la Turchia nel 1718, si facessero inalare alle persone sane le croste che venivano tolte dalla pelle degli ammalati e come l’effetto fosse quello di ottenere una certa protezione nei confronti della patologia.
Diversi decenni più tardi, a fine secolo, dopo una lunga serie di esperimenti non proprio innocui e che oggi sarebbero vietati, il medico inglese Edward Jenner introdusse una metodica di vaccinazione contro il vaiolo molto più efficiente di quella già praticata al tempo, metodica che è la base di ciò che continuiamo a fare noi ora. Naturalmente, come è abituale che sia, a quel tempo le contestazioni furono molte, con la Royal Society che rifiutò la relazione preparata da Jenner, ma gli effetti risultarono obiettivamente ottimi, tanto che nei primi dieci anni dal momento in cui s’iniziò a trattare una parte consistente della popolazione britannica i casi di vaiolo diminuirono laggiù di circa cento volte.
Detto a titolo di curiosità, fu Pasteur (chimico e non medico) ad inventare il nome “vaccino”, e questo in onore di Jenner che, per la prevenzione del vaiolo, aveva usato siero di vacca, cioè vaccino.
Sull’onda del successo, piano piano vennero sviluppati vaccini preventivi contro una quantità di malattie infettive sia di origine virale (come il vaiolo) sia di origine batterica (come la tubercolosi).
Sull’effettiva sicurezza ed efficacia di questa classe di farmaci è difficile esprimere giudizi generali, se non altro perché intercorrono differenze notevolissime tra preparato e preparato. Mi limiterò qui, dunque, a qualche osservazione.
La prima è che, comunque sia, l’immunità che si acquisisce con la vaccinazione non è sovrapponibile a quella, molto più efficace, che si stabilisce contraendo la malattia vera e propria. Ma su questo temo ci sia poco da fare perché le leggi della biologia non sono modificabili.
La seconda è che, per poter tollerare una vaccinazione senza eccessivi pericoli occorre che l’organismo sia all’altezza della situazione, vale a dire che il sistema immunitario del ricevente (linfociti e anticorpi, per chi vuole essere appena un po’ più tecnico) sia in perfetta efficienza. Il sistema immunitario altro non è se non una rete naturale quanto mai complessa di cellule specializzate e composti chimici particolari (mediatori chimici) capaci di riconoscere eventuali sostanze o microrganismi estranei all’organismo e potenzialmente pericolosi, scatenando poi, in loro presenza, reazioni di difesa immediata ed, eventualmente, di difesa a lungo termine con la costituzione di un’immunità più o meno duratura. Se il sistema immunitario si trova momentaneamente “sotto tono”, la vaccinazione è controindicata ma, purtroppo, è un evento rarissimo che il paziente sia sottoposto ad indagini preliminari. Basta guardare ciò che si fa con i militari che ricevono vaccinazioni a raffica in tempi ristretti e senza che sia eseguita alcuna analisi in precedenza. Addirittura si arriva ad iniettare, alla cieca, nei bambini di tre mesi un vaccino contro sei malattie contemporaneamente (poliomielite, difterite, tetano, epatite, pertosse e influenza di tipo B). A questa prima iniezione seguiranno somministrazioni successive di vaccini specifici cosiddette “di richiamo” per ogni malattia secondo una tempistica descritta in quello che si chiama “calendario vaccinale”. A due anni d’età, poi, s’inietta il cosiddetto vaccino trivalente contro morbillo, parotite (orecchioni) e rosolia, anche qui con la necessità di richiamo.
Un argomento che mi sta particolarmente a cuore è proprio quello del trattamento vaccinale dei bambini, visto che ormai è diventato pratica consolidata “immunizzare” soggetti che hanno pochissimi mesi di vita. Il primo problema di natura puramente biologica è che a quell’età il sistema immunitario non è quello di un organismo completamente formato e l’immunità promessa dal vaccino potrebbe rivelarsi illusoria. Inoltre non è possibile tacere come una letteratura medica molto corposa, seppure discussa, attribuisca parecchi casi di autismo e ancor più numerosi casi di difficoltà nell’apprendimento proprio alle conseguenze di queste vaccinazioni tanto precoci.
Mi dispiace dover riaffermare ora quello che è un poco piacevole dato di fatto: una fetta importante della cultura dei medici odierni è frutto dell’attività delle multinazionali farmaceutiche, vere e proprie potenze economiche a livello mondiale. Su queste entità si è detto e scritto di tutto, accusandole persino, a ragione o a torto non saprei dire, di diffondere artificiosamente malattie tramite i loro prodotti per poi vendere i farmaci curativi del caso. E, quando si sia a corto di malattie da diffondere, queste sono inventate di sana pianta, vedi, ad esempio, la timidezza diventata d’improvviso una patologia assolutamente da curare con i farmaci.
Al di là delle dietrologie, le industrie farmaceutiche dispongono di capitali enormi e con le briciole pagano quel minimo di ricerca che si fa nelle università, ricerca che, ovviamente, con questi presupposti deve essere condotta in una maniera che non può essere a buon diritto chiamata indipendente. Se tanti istituti restano aperti lo si deve proprio ai quattrini che arrivano dalle industrie, quattrini che permettono una mera sopravvivenza, non di sicuro uno stato d’indipendenza economica che potrebbe rendere pericolosamente liberi ricercatori e ricerca. Poi, per i privilegiati, cioè per coloro che fanno opinione, ci sono dei trattamenti speciali che vanno da una montagna di denaro (sempre briciole per le multinazionali del farmaco) giù fino alla vacanza, magari da condividere con qualche amico/a o parente, sotto forma di partecipazione ad un congresso che, guarda un po’, si terrà in una località turistica di élite all’interno di un albergo di lusso. Chi accetta tutto questo avrà anche occasioni di carriera, occasioni che si giocherà con gli altri partecipanti alla stessa corsa, e le possibilità di successo dipenderanno fortemente dall’efficienza dimostrata nell’essere funzionali agl’interessi dello sponsor. Ecco, allora, che tante malattie acquistano ufficialità, gravità o addirittura esistenza e che tanti farmaci magari non proprio efficacissimi e magari non proprio scevri da effetti collaterali e, magari ancora, non proprio indicati, cominciano ad essere prescritti a valanga. Vaccinazioni comprese, naturalmente. A questo punto non è improbabile che qualcuno dei protagonisti della situazione descritta storca il naso ma, chiacchiere a parte, le cose stanno davvero così.
Proprio qualche giorno fa un giovane padre mi diceva come di lì a pochi giorni avrebbe sottoposto, su consiglio della pediatra, il proprio figlio che stava per compiere due anni alla vaccinazione contro lo Streptococcus pneumoniae, responsabile, tra l’altro, di otite, polmonite e meningite. Nessuno aveva informato questo signore preoccupato della salute, peraltro eccellente, del piccolo che, a due anni d’età, si propone di somministrare un vaccino che pretende di essere efficace (quanto?) solo su una frazione tutto sommato piccola dei sierotipi, cioè delle sottospecie, dei batteri responsabili delle malattie di cui sopra, né ci si era preoccupati di parlargli degli eventuali effetti collaterali della vaccinazione. E neanche gli si è detto che otite, polmonite e meningite possono avere cause del tutto diverse dall’infezione di Streptococcus pneumoniae contro cui il vaccino è per forza di cose impotente. Infine, nessuno si era preoccupato di dirgli che la virulenza di quei batteri è davvero minima.















concordo pienamente con tutto quello che ha scritto e consiglio a chi voglia informarsi sui vaccini pediatrici, che spesso senza alcuna informazione vengono fatti ai poco più che neonati, il librone del dottor gava ” vaccinazioni pediatriche”.
Vorrei segnalare inoltre che in alcune regioni italiane la pratica vaccinale non e’ più obbligatoria o meglio vi e’ tranquillamente la possibilità di posticipare per avere tutto il tempo per informarsi seriamente o addirittura non farla senza incappare in sanzioni amministrative e/o il tribunale dei minori.
Che un medico dia queste informazioni inesatte, incomplete e capziose è davvero sconfortante, è anche vero che internet è libertà di espressione e quindi c’è spazio per la cultura come per il gossip. Chissà se è un bene…
Caro Combojack, chi è aduso agli ambienti scientifici motiva le sue critiche. Se è un ricercatore lo fa con materiale suo, se non lo è, cita materiale altrui sposandone l’autorevolezza. Sono certo che lei, pur non firmandosi e, dunque, restando al sicuro, non vorrà rimediare una figuraccia e scriverà un articolo in cui contesterà ciò che ho scritto io. Sarà mia cura chiede all’editore di pubblicarlo. Aspetto con fiducia.
Stefano Montanari
@ combojack
brucia che certe informazioni scomode vengano alla luce, eh?
rompono le uova di tanti panieri, vero?
QUANTO DOVRA’ DURARE ANCORA QUESTO GENOCIDIO???
Breve descrizione della nostra tragedia
Per dimostrare quanto male possono fare le vaccinazioni, usate così indiscriminatamente sulle famiglie d’ogni parte del mondo, penso sia doveroso da parte mia narrare la mia vicenda, precisando però che purtroppo la mia storia non è da considerarsi un caso unico sporadico a se stante, ma è solo la punta di un iceberg che tenta di smascherare quella categoria di “scientismi” che impongono ancora col terrore l’uso delle pratiche vaccinali.
La tragedia che ha colpito la mia famiglia, si è abbattuta su tre dei miei quattro figli.
Premetto che i tre miei figli, colpiti da reazione da vaccino, sono nati perfettamente sani e che le manifestazioni di una possibile malattia sono comparse solo dopo la prima vaccinazione antipolio Sabin. A Marco, il mio primogenito, sulla cartella clinica fu descritta la sintomatologia che presentò dopo l’antipolio Sabin. I disturbi manifestati (nistagmo oculare, tremori e difetti alla parola) erano stati messi in correlazione al Sabin dal pediatra, mentre altri medici avevano supposto diagnosi diverse quali tumore al cervello o encefalopatia degenerativa, mai confermate da alcun’analisi eseguita sul bambino. Morì nel 1971 all’età sei anni. Col secondo figlio, nato nel 1970, non ci furono problemi. Ma il dramma si ripresentò con la nascita, avvenuta nel 1976, di due gemelli monoovulari. Nonostante la mia ferrea opposizione ad una legge che mi imponeva una assurda e pericolosa obbligatorietà, senza nessun accertamento preventivo, vennero vaccinati e il giorno successivo iniziarono già ad affiorare i primi sintomi di qualche alterazione. Sottoposi le cartelle cliniche dei primi ricoveri subiti dai miei figli a varie Università: negli Stati Uniti, in Inghilterra e perfino in Russia, proprio in quest’ultimo paese s’ipotizzò una malattia su carenze immunitarie che avrebbe confermato la responsabilità specifica delle vaccinazioni. Nella mia città, Verona, fu posta la diagnosi di “leucodistrofia di tipo metacromatico”, una malattia degenerativa del sistema nervoso, tale diagnosi non fu mai confermata dagli esami anche genetici ai quali ci sottoponemmo. Più tardi Andrea, uno dei due gemelli, si aggravò e venne ricoverato per disidratazione; nonostante la mia raccomandazione di non far uso di farmaci immunosopressori, in quanto il bimbo era un immunodepresso, fu usato del cortisone in vena ed in cinque ore la mia creatura morì. In seguito venni a sapere che lo stesso farmaco era stato somministrato anche al mio primo figlio prima del decesso. Neppure con l’autopsia riuscimmo ad avere elementi utili per salvare la vita al gemello rimasto, giacché ci fu negata la presenza di un medico legale di parte, per questo tale esame non poteva risultare attendibile alle nostre ricerche. Ad un mese dalla morte di Andrea, anche Alberto, il gemello rimasto, dovette essere ricoverato. Nonostante il parere dei medici fosse quello di lasciarlo morire, fu portato, su nostra richiesta, in rianimazione e interpellato un virologo di Napoli, che in precedenza aveva già esaminato il bambino, questi ci consigliò degli immunostimolanti. Sottoposto a terapia con “interferone”, il bimbo cominciò lentamente a migliorare. Dopo sei mesi di degenza il bimbo fu portato a casa senza lettera di dimissione. Qualche tempo dopo, richieste le cartelle cliniche, mi accorsi che erano difformi da quelle che fotocopiavo giornalmente durante il ricovero. Per questo presentai un esposto alla magistratura. In conseguenza a tale fatto fu emessa da un Giudice una comunicazione giudiziaria nei confronti del Direttore Sanitario dell’Ospedale in cui era stato ricoverato il bambino, estesa successivamente al primario della Pediatria per “Falso in atto pubblico”. Alla fine questo procedimento è stato archiviato.
Molti altri ricoveri subì Alberto, sia nello stesso Ospedale di Verona che in altre rianimazioni: al Policlinico di Milano, a Merate in provincia di Como, a Melegnano, in provincia di Milano, e per ultimo fu trasferito d’ufficio da Melegnano al Policlinico di Verona. Durante tutti i vari ricoveri il mio compito era quello di far sì che venissero praticate terapie immunostimolanti che ci avevano dato i primi risultati positivi. Queste terapie ci venivano sempre consigliate dal professor Tarro di Napoli, che era stato allievo del Professor Sabin. Era sempre difficile se non impossibile far praticare questo tipo di terapia ad Alberto, poiché la classe medica compatta aveva sentenziato ormai che mio figlio dovesse morire. Ciò era sostenuto perché non fosse scoperta la responsabilità delle vaccinazioni usate su un soggetto, parzialmente immunodepresso. Nonostante del nostro caso si fosse interessato l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, facendo pressione perché il Ministro della Sanità Renato Altissimo istituisse una Commissione Ministeriale, questa senza mai aver visto Alberto stese una relazione fasulla per nascondere la verità del danno subito dai vaccini. L’ultimo ricovero Alberto lo dovette subire al Policlinico di Verona dove, secondo il parere dei sanitari, mio figlio doveva morire a breve tempo. Cercai disperatamente di portarmi a casa il mio bambino, visto quale era il loro modo di pensare perché l’unica soluzione del problema per loro era l’epilogo nefasto di tutta la nostra vicenda. In quel frangente, perché non riuscissi nell’intento di far sopravvivere la mia creatura, addirittura mi fecero togliere la “patria potestà” dal Giudice dei minori di Venezia, al quale mi rivolsi subito per fargli capire che stava commettendo un macroscopico errore. Riuscii a convincerlo e a farmi reintegrare nella potestà parentale, iniziando così fin dall’ormai lontano 1984 a gestirmi mio figlio a domicilio, creandomi una “sala di rianimazione” dove in precedenza era sistemata la nostra stanza matrimoniale. Durante tutti i ricoveri mia moglie Franca ha sempre seguito Alberto, rimanendo con lui giorno e notte, al fine di proteggerlo da ogni sopruso che la classe medica cercava di porre in atto.
Molti altri soprusi dovemmo subire da parte della Sanità, anche quando Alberto non aveva più messo piede in un ospedale, polemiche di ogni tipo da parte delle Istituzioni sanitarie perché non si voleva ammettere che le vaccinazioni erano state la causa della sua malattia e della morte dei suoi fratelli.
Finalmente, nel 1995, facendo ricorso alla legge 210 del 1992, vidi riconosciuto dallo Stato il “nesso di causalità” del danno patito sottoponendo i nostri figli alle vaccinazioni d’obbligo.
Durante tutti questi anni mi adoperai per fondare associazioni in Italia per aggregare persone come me che avessero patito danni dalle pratiche vaccinali;
inoltre cercai di far passare una legge, che avevamo messo a punto con dei Parlamentari, per togliere l’obbligatorietà di queste pratiche; ma questo traguardo in Italia non è stato raggiunto, poiché, secondo me, la politica sanitaria che viene attuata è rimasta succube ancora del potere delle Multinazionali dei Farmaci. Tutto ciò sta dimostrando che, anche in questo settore, una certa pseudoscienza, con la prepotenza del suo scientismo, privo d’ogni scrupolo, calpesta continuamente, con azioni il più delle volte illecite, ogni diritto umano e civile. Essa impone il suo potere basato essenzialmente su interessi speculativi che fondano il loro progredire non su un’aperta e corretta informazione, ma piuttosto su una voluta e completa disinformazione fino ad arrivare anche all’occultismo di certe realtà e spaccia per prevenzione queste pratiche di profilassi che tutto possono, tranne che prevenire alcunché.
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Carissimi, vi informo che il giorno 4 agosto 2011 alle ore 10
a Verona (zona Porto S. Pancrazio)
si terrà una cerimonia ufficiale per l’intitolazione di un’area verde ai
Fratelli Tremante, con la seguente denominazione: “AI FRATELLI MARCO E
ANDREA TREMANTE DECEDUTI IN SEGUITO A VACCINAZIONE OBBLIGATORIA”. Vi prego
gentilmente di voler passare parola, in modo tale che se qualcuno volesse presenziare alla cerimonia lo possa fare. Spero vivamente nella vostra presenza per un avvenimento così importante e, fino ad ora, unico al mondo.
Un abbraccio
Giorgio Tremante
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Sig.re Tremante leggendo tutta la sua sconvolgente storia sono rimasta talmente scossa che ha stento ho trattenuto le lacrime, le rivolgo in ogni caso tutta la mia solidarietà e la mia partecipazione anche solo virtuale visto che io abito lontano e sono impossibilitata a raggiungerla in ogni caso sarò li con lei e i suoi cari per rendere se è possibile un doveroso riconoscimento adibito a questa area verde in memoria dei suoi adorati figli, la cosa più inumana al mondo per un genitore e soppravvivere ad essi considerandola una cosa inaccettabile ed ora che sono madre di più comprendo lo strazio e la voglia di lottare per un sistema che si nutre solo di soldi sulla pelle e voglio ribadirlo di CHIUNQUE che essi siano bambini o adulti il solito sistema di ricavarci soldoni. Sono cmq contenta ameno di avere letto tutto quello che concerne il mondo delle vaccinazioni e da oggi sarò certamente molto più occulata su ogni scelta da fare per il bne più prezioso che ho, mia figlia. La ringrazio infinitamente, ma non dimentico di abbracciare anche sua moglie, la madre dei suoi carissimi figli, con stima. Angelica