Intervista a Luciano Buonocore: è giunto il momento di ritirare i nostri soldati da tutte le missioni internazionali
“Con la morte del caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo sale a 38 il bilancio complessivo delle vittime italiane nel corso della missione Isaf in Afghanistan. Oggi i funerali alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma” (N.d.E).
di Armando Pascale.
Luciano Buonocore è un personaggio di rilievo all’interno del Popolo della Libertà di cui è socio fondatore. Presidente del Consiglio comunale di Peschiera Borromeo, comune del milanese, la formazione politica di Buonocore si svolge nei movimenti della destra più “dura e pura” degli anni’70, in particolare dell’MSI di cui ha fatto parte della Direzione Nazionale. Nel 1971 fonda a Milano “maggioranza silenziosa”, un movimento politico eterogeneo caratterizzato dal comune denominatore della militanza anti-comunista. Il movimento costituì un fenomeno di rielievo nell’esperienza politica di quegli anni e, grazie alla sua capacità di mobilitazione delle masse nella città meneghina riuscì a conquistare spazio nelle cronache del tempo. Dopo aver transitato in diverse formazione politiche, in ossequio all’incessante evolversi dei movimenti di destra conservatrice tra gli anni’90 e 2000 (AN e La Destra), Buonocore approda alla corte di Berlusconi. Egli non dimentica tuttavia il suo retaggio ideologico, trasfuso nella corrente “Destra Libertaria”, uno dei 9 partiti fondatori del Polo. Buonocore si è reso recentemente firmatario di un comunicato in cui chiede il ritiro dei militari italiani da tutte le missioni internazionali affinché le risorse pubbliche che attualmente finanziano le erosissime spese militari possano essere destinate ai bisogni reali delle famiglie italiane.
Nonostante le affermazioni di “continuità ideologica” contenute nella sua dichiarazione, la sua posizione costituisce sicuramente una rottura nei confronti della posizione maggioritaria all’interno del Pdl e dello stesso governo che si propone di portare avanti la guerra in Libia, così come quella in Afghanistan in adempimento degli impegni presi in sede internazionale. Che eco avrà, o ha già ricevuto la sua dichiarazione all’interno della segreteria di partito?
Non credo che sia una rottura. Nel PDL nessuno voleva la guerra con la Libia, Frattini e Berlusconi hanno subito cercato la via di un negoziato. Sono stati i francesi e gli inglesi che ci hanno forzato la mano. Libia e Afghanistan e ci metterei anche l’Iraq sono guerre che hanno creato più problemi che soluzioni, gli americani si stanno ritirando dall’Afganistan, dall’Iraq e si sono disimpegnati in Libia.
La sua posizione trova manforte nella posizione della Lega che nel recente raduno di Pontida ha puntato il dito contro l’esose spese militari che gravano in modo decisivo sui bilanci pubblici. Come crede che si evolveranno le dinamiche all’interno della maggioranza sulla questione della guerra in Libia e, di conseguenza, quale sarà la strategia del governo sulla questione della partecipazione a missioni militari all’estero?
La Lega è preoccupata sui costi delle guerre e sulle conseguenze di massicci esodi di stranieri, da questo punto di vista non le si può dare torto. Sulla guerra in Libia il governo si sta muovendo molto bene. Frattini ha proposto una tregua avente per scopo quello di tenere unita tutta la Libia, nel timore che, con il dopo Gheddafi, esploda una guerra civile tra le tribù rivali creando un focolaio di destabilizzazione molto pericoloso nel mediterraneo.
Appena l’altro ieri un’altra tragedia si è consumata sul suolo afghano, un altro giovane militare italiano ha versato il sangue in una guerra che si trascina ormai da un decennio. A queste argomentazioni pacifiste di stampo “umanitario” i fautori dell’intervento bellico hanno spesso obiettato che queste guerre costituiscono un male necessario per estirpare il fenomeno del terrorismo internazionale (Afghanistan) o detronizzare uno spietato dittatore accusato di reiterate violazioni dei diritti umani fondamentali (Libia) sicchè l’impegno della comunità internazionale costituirebbe un “dovere morale universale”. Lei nel suo comunicato definisce le missioni estere cui l’Italia partecipa “guerre inutili e dannose”. Come argomenta la sua posizione nei confronti della dialettica “falchi-colombe” che si origina ad ogni partecipazione ad una missione internazionale.
Premesso che i falchi guerrafondai non mi sono mai piaciuti, anche perché non mi risulta che siano loro a morire sui campi di battaglia. Come sempre nella storia, nei momenti di crisi ci si divide tra “falchi e colombe”. Il problema però oggi è diverso dal passato. Qui, questa volta, è in gioco il futuro del pianeta Terra. Il pacifismo non c’entra. Tante guerre e tante tensioni che tentano di modificare la nuova geopolitica post “guerra fredda” rischiano di scatenare una terza guerra mondiale, questa volta nucleare. Berlusconi ci ha ricordato in più occasioni che la sua mediazione durante la crisi cecena tra Putin e Bush evitò il rischio di una guerra mondiale. L’Europa, i popoli europei si devono unire, dal Portogallo alla Russia ed insieme agli Usa per poter efficacemente e pacificamente competere con il modo asiatico e sudamericano. La” Pace e Giustizia” devono essere i principi primi che devono ispirare l’azione dei governi nazionali.
Lei suggerisce ovviamente una riallocazione delle spese militari in misure a favore delle famiglie. Quali sarebbero più nel dettaglio le priorità economiche su cui lo stato dovrebbe investire per la ripartenza economica?
Dopo la caduta del comunismo si è sentito, anche a sinistra, l’esigenza di avere “meno Stato e più società”. La corsa alle liberalizzazioni ha smantellato anche quello che di buono restava dello Stato sociale. Il numero delle famiglie povere aumenta in quasi tutto il mondo occidentale, in Italia come in USA. Mentre le speculazione finanziarie riescono a mettere in crisi l’econome di intere Nazioni, gli Stati nazionali sembrano essere sempre più impotenti a fronteggiare questo fenomeno cosi grave .A farne le spese sono prima i ceti più deboli e poi anche i ceti medi. In Italia bisogna intervenire per ridurre i costi della burocrazia, che sono tantissimi. Un esempio? I costi notarili per l’acquisto di una casa possono essere eliminati. Bisogna intervenire per sostenere il settore artigianale che per creatività e qualità non ha concorrenti nel mondo. Bisogna intervenire sui costi dei servizi, della grande distribuzione, bancari e finanziari.
Una domanda di respiro politico più generale. Che giudizio dà del nuovo corso impresso al Pdl dopo la nomina di Alfano a segretario nazionale del partito?
Alfano , nel suo lungo intervento al Consiglio Nazionale del PDL ha capito e sintetizzato gli umori di tutti noi. Ha capito che bisogna dare una svolta al partito. Non più il partito dei nominati, dei soli eletti. Un partito degli onesti, in grado di recuperare, attraverso una vasta partecipazione popolare, gli elettori PDL che recentemente si sono astenuti dal voto. Alfano è giovane e intelligente è ha tutte le capacità di riuscire, dipende solo da lui, passare dalle parole ai fatti
Un ultima domanda, recentemente nell’aula di Montecitorio Berlusconi è stato visto dialogare amichevolmente con Di Pietro, le cui dichiarazioni, negli ultimi tempi sono divenute più caute e diplomatiche nei confronti del Premier. Che si stia aprendo un nuovo fronte di negoziazione politica in aggiunta o in alternativa al terzo polo, ad esempio su questioni come la riforma fiscale e la TAV in val di Susa (su cui le posizioni di pdl e idv sembrano convergere)?
Il dialogo con le opposizioni è sempre auspicabile. Il fatto che Di Pietro sia più moderato è perché vuole tenersi i voti dei moderati che recentemente hanno votato per il si ai referendum. Se questo poi porterà ad una alleanza con il PDL lo vedremo in seguito.












