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Inchiesta/ Attacco speculativo all’Italia: chi vuole “eliminare” Berlusconi?

di Enrica Perucchietti.

Tra gli addetti ai lavori serpeggia una convinzione sull’attuale crisi dell’euro, alternativa a quella che ci viene trasmessa ogni giorno insieme alla nostra quotidiana razione di terrorismo psicologico. Pochi, però, avranno il coraggio di confermarvi, se non in via strettamente ufficiosa, la sensazione non ancora dimostrabile, che vi sia una manovra per far crollare l’euro e forse far fallire il progetto dell’unione monetaria. A ciò si aggiunga la recente pressione – o meglio, alta tensione – sulla situazione del debito in Italia che ha avuto però inizio con un attacco speculativo nei confronti del nostro Paese il febbraio 2010. Dunque, un anno e mezzo fa.

Che possa esistere un’intelligence di matrice angloamericana dietro il crollo finanziario attuale è sostenuto da politici di diversi schieramenti e da giornalisti per lo più stranieri. A lanciare l’allarme sulla crisi finanziaria che si sarebbe abbattuta sull’Italia e sul Governo Berlusconi è stato, in tempi ancora non sospetti, lo storico Webster Tarpley, che ha vissuto in Italia – per la precisione a Torino – per molti anni e conosce bene la situazione del nostro Paese.

Tarpley, inoltre, è stato uno dei primi a rendere pubblici i dubbi nei confronti di Obama quando quest’ultimo era ancora soltanto un candidato democratico alla Casa Bianca. Quando in tutto il mondo serpeggiava l’Obamamania, come ho dimostrato nel mio saggio, L’altra faccia di Obama, Tarpley ha avuto il coraggio di schierarsi come voce fuori dal coro e “stonare” portando prove a conferma dei legami occulti di Obama con le lobby di Wall Street, la CIA e soprattutto con Brzezinski, già consigliere per la politica estera sotto Jimmy Carter e strenuo sostenitore della Guerra Fredda permamente. L’influenza di questa eminenza grigia è ora meglio riscontrabile nella politica estera dell’amministrazione Obama e nel recente conflitto in Libia che si dimostra essere l’ennesimo tassello – ma non l’ultimo – dell’opera di espansionismo americano e di militarizzazione del Medio Oriente in chiave anti cino-sovietica.

È proprio su questo fronte che si possono forse ravvisare i germi che hanno spinto il Governo italiano a finire sotto l’attacco speculativo americano. Da un lato la strategia per rivalutare il dollaro passa attraverso l’attacco e la svalutazione dell’euro non frontale ma trasversale, come vedremo meglio più avanti.

Dall’altra il nostro Paese potrebbe pagare – come ha pagato la Norvegia in modo più tragico e “scenografico” – l’alleanza con la Russia di Putin. In questo senso il cofondatore del PDL, e segretario nazionale della Destra Libertaria-PDL, Luciano Buonocore, da me raggiunto telefonicamente, ha spiegato che il grande errore dell’Unione Europea è stato proprio quello di non aprirsi alla Russia, allargando così verso est i propri confini. Le ragioni sono ovvie: così facendo andrebbe rivisto il comando all’interno della NATO, e per alcuni Paesi membri come Francia e Inghilterra la cosa non può essere accettata.

Dall’altro la politica estera intessuta in questi anni da Berlusconi con l’alleanza russa, potrebbe aver interrotto involontariamente quell’asse strategico USA-Gran Bretagna che il Premier aveva costruito con i precedenti governi Bush-Blair.

Che esista una vera e propria intelligence che possa aver orchestrato il piano speculativo per svalutare l’euro e far crollare i mercati è la convinzione di Webster Tarpley che dichiara: «Questo era già chiaro dal febbraio 2010, quando il Wall Street Journal pubblicò un servizio su una cena cospiratoria (8 febbraio) tenutasi nella sede di una piccola banca d’affari specializzata, la Monness Crespi and Hardt, alla quale parteciparono persone di grande influenza. In quell’occasione si cercavano strategie per evitare un’ondata di vendite di dollari da parte delle banche centrali ed il conseguente crollo del dollaro. L’unica maniera per rafforzare il biglietto verde passava attraverso un attacco all’euro». Data però la difficoltà ad attaccare una moneta così forte come l’euro «gli sciacalli degli hedge funds di New York – fra cui anche certi protagonisti della distruzione di Lehman Brothers – hanno cercato i fianchi più deboli del sistema europeo e li hanno individuati nei mercati dei titoli di stato dei piccoli paesi del meridione europeo e comunque della periferia – Grecia e Portogallo – dove era possibile contare sulla complicità di politici dell’Internazionale Socialista al servizio della CIA e di Soros», o, più in generale, delle lobby di Wall Street e delle famiglie che detengono il potere finanziario negli USA: Soros, Rotschild, Rockefeller etc. anche se Soros ha più volte pubblicamente dichiarato la necessità di metterli al bando.

A questo punto l’attacco speculativo sarebbe stato affiancato da una campagna diffamatoria e di stampo terrorista accompagnata da pessime valutazioni delle agenzie di rating: «un mix che può comportare tracolli dei prezzi e un vero e proprio panico».

A tutto ciò si aggiunga il ricorso ai famigerati credit default swaps o derivati di assicurazione già definiti dal terzo uomo più ricco del mondo, Warren Buffett, come “armi finanziarie di distruzione di massa”. E se lo dice lui che dei mercati finanziari è sovrano…

Eppure la riforma dei mercati tanto auspicata da Paul Volcker con la fine della deregulation selvaggia che ha dominato i mercati fino al crollo di Lehman Brothers, Fannie Mae e Freddie Mac non è avvenuta: la Volcker Rule è stata imbavagliata prima che potesse far sentire i suoi effetti sui mercati. Si devono ringraziare i democratici per questo che, spalleggiati ovviamente dai repubblicani, hanno impedito la messa la bando dei derivati tossici che – insieme ai mutui subprime – avevano già causato la bolla finanziaria nel 2007. Si deve anche ringraziare Obama che, vinte le elezioni, ha messo da parte il vecchio gigante dell’economia, Volcker, che aveva voluto vicino a sé per le foto di ruolo in campagna elettorale. Una volta arrivato alla Casa Bianca, non c’era più bisogno di un piano per scongiurare un’altra crisi finanziaria. L’importante era agire in fretta per salvare le Banche too big to fail, troppo grandi per fallire. Su questo fronte il ministro Geithner ha fatto un ottimo lavoro…

Ma ora il Presidente americano, seppur rabbioso per la perdita delle tre A da parte della S&P, si dice ottimista per il futuro. Peccato che le agenzie di rating, che si occupano per i non addetti ai lavori di classificare titoli obbligazionari e imprese in base alla loro rischiosità, avevano mantenuto una tripla A per Lehman, Merrill Lynch e AIG fino alla vigilia della bolla finanziaria. Un’evidenza della loro “corruttibilità” almeno secondo Webster Tarpley che denuncia il fatto che queste agenzie si occupino ora di definire o meno la solvibilità dell’Italia. E a proposito della crisi italiana, Tarpley individua nell’attacco all’euro «un tentativo di esportare la depressione economica mondiale verso l’Europa, creando un caos di piccole monete che saranno facile preda alla speculazione, a differenza dell’euro che è abbastanza forte per potersi difendere. Si tratta di scaricare la crisi sull’Europa, sempre con l’idea di indebolire a tal punto l’euro da impedire a questa moneta di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro».

Ma lo storico americano si spinge oltre ipotizzando un vero e proprio complotto per decretare la fine del governo Berlusconi: «Bisogna tuttavia riconoscere che la cacciata di Berlusconi rappresenta da un paio di anni uno dei primi obiettivi angloamericani in Europa. Berlusconi è troppo vicino a Putin, troppo coinvolto nel South Stream popeline [progetto sviluppato da Eni e Gazprom per la costruzione di un gasdotto che connetterà Russia ed Europa eliminando ogni Paese extra-UE nel suo tragitto], troppo indipendente da tanti punti di vista. Si vede questo nei documenti pubblicati da Wikileaks, un’operazione della CIA mirata a colpire i bersagli degli angloamericani, da Gheddafi a Ben Ali a Mubarak a Putin e la signora Rodriguez de Kirchner in Argentina. Qui da noi leggiamo che Berlusconi è il più grande amico della Russia all’interno della UE – cosa positiva per la pace mondiale a mio parere, ma intollerabile per l’impero angloamericano in fase di crollo. Gli stessi impulsi nazionalistici italiani e lo stesso mestiere dell’Italia come ponte fra l’Europa da una parte e il Nord Africa, il Medio Oriente e la sfera russa dall’altra sono presenti, sebbene in forma debole, nell’azione di Berlusconi. Purtroppo molti in Italia sono accecati dall’odio appena si tratta di Berlusconi. Io ho visto che quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Bush sono caduti nella trappola di Obama – vale a dire di Soros e di Rockefeller – e quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Obama sono caduti a loro volta nella trappola del Tea Party – vale a dire dei fratelli Koch ultrareazionari. In Italia quelli che sono accecati dal loro odio nei confronti di Berlusconi cadono fatalmente nella trappola di De Benedetti, Soros e compagnia bella».

A posteriori il pensiero corre a coloro che il Premier accusò di “remare contro” durante la campagna per le amministrative, oppure quando tra i consueti fumi della paranoia emerse però il nome di quel tale Pisapia che oltre ad aver espugnato la Madonnina, è noto per essere avvocato di fiducia di quel De Benedetti… Proprio quel De Benedetti a cui faceva riferimento Tarpley. Forse che gli “interessi” o i poteri forti che spalleggiano De Benedetti abbiano in qualche modo influito nella vittoria elettorale di Milano? Forse che ora a qualcuno, a quella “compagnia bella” faccia comodo sostituire l’attuale maggioranza di governo con qualcuno di più “utile” a interessi “globali”?

Su chi si nasconda dietro la “compagnia bella” possiamo avere soltanto delle “idee”… accreditate da quell’insistente vociferare di una bocciatura del ministro Tremonti a san Mortiz all’ultima riunione dei Bilderberg. Gli stessi Bilderberg che decidono le sorti economiche del pianeta, indipendentemente dal fatto che alla casa Bianca ci sia un democratico o un repubblicano, e a Roma un esponente del PD o del PDL…

6 Comments for “Inchiesta/ Attacco speculativo all’Italia: chi vuole “eliminare” Berlusconi?”

  1. carlo ronchi

    a mio modesto parere,la crisi finanziaria non è dovuta tanto a complottisti nascosti.piuttosto, ad un dispendio di soldi pubblici scialacquati nelle varie guerre.i telegiornali offrono all’opinione pubblica, gli argomenti come indipendenti e slegati.ma l’america come l’italia,la spagna, la grecia e l’inghilterra sono stati fin dall’inizio i paesi interventisti in tutte le guerre.sia la guerra nel golfo,afganistan,pachistan,iraq e libia.se si paragonasse(ma non lo fa nessuno) il debito degli stati intervenuti con le spese per il sostegno militare,si riscontrerebbe una proporzione diretta.inoltre tale crisi non va contro il governo berlusconi.anzi!ne favorisce la sua conferma e rimetterebbe la colpevolezza(i telegiornali non associano mai il debito con le guerre) alle opposizioni di tal paesi per aver ostacolato quegli interventi ”necessari ” al paese.ad esempio in italia:interventi economici per le centrali nucleari(soldi spariti subito dopo tanto da intervenire sulle pensioni) e la privatizzazione dell’acqua.ora il premier ha facoltà di rispolverare tali argomenti a dimostrazione che la colpa del tracollo è causa dell’opposizione.tant’è vero che la bce ,come intervento risolutivo alla crisi dell’italia suggerisce le privatizzazioni ma ,commisarando il governo non ha certo fronteggiato lo svenamento in un altro rifiananziamento per la guerra in libia…guarda a caso

  2. carlo ronchi

    guarda a caso chi ha un’economia solida è la sola germania.paese che nonostante il suo triste passato non è certo interventista per le guerre.si era opposta dall’inizio sia alla guerra in iraq e non mi pare sostenga la guerra in libia.guarda sempre a caso,la sua economia è solida.ma per la pace di chi si lascia illudere che queste guerre siano necessarie nessun telegioranle.nessuno! collega mai direttamente le guerre con i debiti sovrani(che poi paesi sovrani non lo sono).i governi tutti invece , riescono a far credere che tali guerre siano necessarie per liberare i paesi dalle dittature.quando invece le dittature psicologiche sono qui.nei paesi occidentali detti ”paesi progrediti”

  3. Goffredo Bursi

    Cara Enrica,
    i mercati non hanno mai determinato i governi: oggi purtroppo manca “la politica”, e quindi dominano i mercati. La crisi c’è, i problemi ci sono e sono noti, il problema della crescita esiste. Da vari giorni le borse di moltissimi paesi sono in affanno, precipitano. Per quanto ci riguarda c’è un problema di credibilità internazionale per l’Italia; …..non siamo un Paese in una situazione meravigliosa. Occorre fare scelte impopolari; non si tratta di Berlusconi; semplicemente manca una politica chi si assuma la responsabilità di scelte dolorose. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre reali possibilità. E per lunghi anni..Questa è la questione, abbiamo buttato via i soldi pubblici, i politici di grido hanno distrutto vere risorse di denaro pubblico e di mezzi.
    Occorre prendere atto che la nostra è una crisi di credibilità interna e internazionale. C’è gente che vorrebbe investire acquistando BTP decennali italiani. Ma chiede essenzialmente due cose all’Italia: una crescita continua e costante, un impegno serio per la diminuzione del debito pubblico, già astronomico.
    Si sono accorti tutti che la recente finanziaria o piano economico è una furbata tutta italiana. Per non parlare del “pareggio di bilancio”, che dovrà essere portato al 2012, dal 2014. La BCE ha preso a scapaccioni l’intera classe politica, a tale proposito. Varare proposte condivise, che possano ricondurre alla ripresa; ciò è quanto ci viene richiesto, semplicemente.
    Mentre i mercati osservano la “crisi della nostra credibilità”, non c’è una ricetta economica seria del nostro governo. La riforma fiscale, tanto strombazzata da 17 anni, va fatta sul serio, va fatta davvero; occorre dirottare i soldi sottratti alla corruzione, alla malavita, alla delinquenza organizzata, alla diffusione della droga e della pornografia (26 miliardi di euro/anno) sulle imprese, sulle famiglie e sui lavoratori. Occorre allontanare i politici corrotti, una volta per tutte. Tagliare le spese pubbliche improduttive, quelle della politica (1,5 milioni di “politici professionali” comportano l’astronomico costo di 28 miliardi di euro/anno) e di “certa sanità”, quelle dei finanziamenti clientelari. Diamo più soldi alle imprese che assumono e non smobilitano. Occorre darci la scossa che serve, ma che questo governo non sembra più garantire……….il problema della credibilità si riflette sulla condizione politico-economica del Paese.
    I risparmiatori esteri e locali non valutano più le nostre buone intenzioni, che restano solo buone intenzioni.
    Di tutto ciò i politici, di “certa destra” e di “certa sinistra” devono prendere atto, porre un ragionato rimedio.

    C’è poi l’Europa; alcune “questioni europee” meritano l’attenzione; la crisi è strutturale e riguarda l’Europa intera. I Paesi hanno l’obbligo di individuare i meccanismi di funzionalità e di regole fondamentali, che potranno ridurre gli effetti negativi della crisi, che ci attanaglia e non ci molla.

    In quanto ai “poteri forti”, di cui parli abbondantemente nel tuo pregevole articolo, che in parte condivido, sono i primi a sviluppare idee, progetti e……trame, di cui occorre tenere conto. Ma sono anche quelli per lo più impotenti di fronte all’attuale complessità delle economie, che fanno marciare il mondo.
    Un cordialissimo saluto.
    Goffredo Bursi, consulente SGI.

  4. elisa

    Carissimo Carlo, la Germania forse non la conosci troppo bene. I lavoratori tedeschi sono stati i primi ad essere schiavizzati. Fanno settimane di lavoro extra NON RETRIBUITO. Si lamentano,ma nessuno ne scrive. Quando schiavizzi la gente e la fai lavorare gratis e in surplus per essere competitivo (Cina insegna), prima o poi quella nazione scoppia, ma per ora i tedeschi, soggiogati dall’ eterno senso di colpa (tutto da dimostrare nei fatti geopolitici e di CHI realmente mosse il nazismo da Londra…), tirano dritto a testa bassa, accettano tagli alla spesa sociale che prima non avrebbero tollerato, e sì, per contenere il loro stesso indebitamento (che è superiore all’ Italia, come denunciò Marco Fortis sul Sole 24 Ore il 27 aprile 2011) sono disposti a fare i muli: frustate e poca biada.Qui le spese militari non c’ entrano, ma c’ entra molto un popolo che ha perso la stima di sè per tutte le BALLE con cui è stato cresciuto.Questa è la guerra psicologica di cui parli, e sappiamo benissimo chi sono stati i primi a beneficiarne: i correligionari di de Benedetti.

  5. Walter

    perdonate l’ignoranza in merito, rispetto alla vostra preparazione a riguardo. ma tutto sto potere De Benedetti? ho letto qualche info su internet dopo aver letto l’articolo, da quello che è scritto sembrerebbe una persona molto ferrato.

  6. Rocco Sergi

    Stimatissima Enrica Perrucchietti,
    non posso dissentire in niente circa la ricognizione a largo raggio da te effettuata sul momento storico. Le critiche che ti vengono mosse provengono da singoli personali automatismi emotivi di noi gente che non seguiamo dettagliatamente i fatti.
    Da totale alieno all’ambiente politico, giornalistico e accademico, da qualche anno mi domandavo quando sarebbe scoppiata la bomba che avrebbe fermato la politica estera italiana… Richiamavo alla memoria Enrico Mattei, Alfred Herrausen direttore della Deutsche Bank, lo stesso Bettino Craxi… Mi domandavo come mai Berlusconi andasse avanti. Congiuntamente chi ha sempre sofferto per l’intraprendenza italiana ha finalmente e brutalmente agito. Basta avere la pazienza di leggere un pò di storia e mettere assieme certi fatti. Il resto è facile pigrizia mentale.
    Saluti cordiali Rocco Sergi

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