Sorelle d’Italia: avanspettacolo fondamentalista
di Angelo Antonio Messina.
Piaccia o non piaccia, non è facile formulare una ricetta unica per incidere sui comportamenti individuali; diversi i modi di porgersi al pubblico frequentatore di teatri. Due diverse espressioni della cultura artistica e teatrale invitano anche ad una riflessione sul dialogo tra etnie diverse che coinvolga cultura e sociale.
Sulla base della professionalità di due grandi protagoniste delle scene, Isa Danieli e Veronica Pivetti, la regista Cristina Pezzoli le ha unite nello spettacolo, scritto da Roberto Buffagni, per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia: Sorelle d’Italia. Il versatile e il poliedrico, la “maturità” sono elementi con cui ha compiuto un’elaborazione di rapida alchimia: “Un fuoristrada con una bella coppia motrice dalla potenza ibrida”.
Anche se interpretano una coppia di attrici sgangherate che non si risparmiano, in realtà bravissime, sono ironiche e istrioniche nel creare l’atmosfera. Agendo nella scenografia tridimensionale curata da Rosanna Monti, con siparietti nei camerini ed ora in proscenio a rubarsi le battute o dietro le quinte, sono coadiuvate dal maestro Alessandro Nidi. Cantano ballano recitano come unico principio guida il varietà. Interpretano le canzoni intonando ora Jannacci, Luci a San Siro di Vecchioni, pescando dal raffinato e graffiante cabaret dei Gufi, Napul’è di Pino Daniele in versione meneghina ed altre.
Se davvero pensiamo che sia giunto il momento di liberarsi dalla cappa infame che ci opprime, è allora forse necessario porsi il problema della tirannia secessionista in democrazia, di come oltrepassato un determinato livello di degenerazione, da svuotare irrimedibilmente tale senso di appartenenza alla democrazia, allora, da godersi la tragicomica e futuribile fantaprofetica storia dell’Italia di domani… se…
Salto nel tempo, nel 2061 Uno scambio dalle pari opportunità nella messa in scena; surrealismo delle situazioni che gridano al complotto; non si parla più milanese, invecchiato o cancellato dall’invasione turca del nord. La giovane danzatrice ottomana, si contrappone al glorioso sud, invaso dagli austriaci, con Isa la Tirolese che si esprime con sacher e canta i classici con lo yodel.
L’immagine dell’Italia nelle definizioni più comuni, a volte caustiche, a volte suggestive. Secessione o no, incapacità politica con luci ed ombre.
Una giusta dose di adrenalina per raggiungere il risultato attraverso una serie di luoghi comuni e casi concreti, l’autore e la regista invitano a scoprire quanto sia spiccata in ciascuno l’inclinazione a rimandare. Nel contempo fornisce gli strumenti, semplici e immediatamente attuabili, per trovare la giusta spinta all’azione. Un’occasione unica entrare in contatto con uno spettacolo poetico avanguardista nostalgico in cui il pubblico dovrà trovare, per identificarsi, solo emozione.
In cartellone al Teatro Manzoni a Milano dall’11 al 30 ottobre













