Iran, sale la tensione con l’Occidente: lanciati due missili a lungo raggio
dalla nostra redazione.
Come annunciato nei giorni scorsi, l’Iran ha testato con successo il lancio di due missili a lungo raggio nello Stretto di Hormuz, punto strategico per il transito dei rifornimenti mondiali di petrolio. Lo hanno riferito l’agenzia ufficiale Irna e il sito web della tv di Stato, precisando che oggi è l’ultimo dei 10 giorni di esercitazioni militari navali nel Golfo Persico. I vettori avrebbero una gittata di oltre 200 chilometri e sarebbero in grado di raggiungere Israele e le unità navali americane in pattugliamento nello Stretto.
“Abbiamo collaudato un missile terra-mare chiamato Qader (Capace), che è riuscito con successo a distruggere bersagli predeterminati nel Golfo”, ha detto all’agenzia il vice comandante della Marina militare iraniana, l’Ammiraglio Seyyed Mahmoud Mousavi, spiegando che l’arma è stata aggiornata rispetto alle generazioni precedenti nei sistemi radar e satellitare, oltre che nella precisione di colpire i bersagli.
Successivamente, sul sito web della tv statale, lo stesso Moussavi ha riferito che è stato testato anche il missile Nour, derivato dal C-802 cinese, anch’esso migliorato rispetto al precedente nei sistemi anti-radar. Ieri era stato lanciato, sempre con successo, un missile a medio raggio.
Il test è stato effettuato poche ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva autorizzato nuove sanzioni nei confronti della Banca centrale della Repubblica islamica per bloccare il controverso programma nucleare portato avanti da Teheran.
Sanzioni alle quali, ha detto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, la Banca risponderà ”con forza”. L’istituto, ha detto il presidente, rappresenta infatti ”l’ossatura” del Paese nell’affrontare le pressioni esterne ed è forte abbastanza per ”sventare i piani nemici”. ”Dobbiamo proteggere il popolo e la nazione contro i complotti dei nemici, in modo che il popolo non sia sotto pressione”, ha dichiarato Ahmadinejad secondo un comunicato pubblicato sul suo sito Internet. ”Attualmente non ci sono problemi particolari in economia”, ha aggiunto il presidente iraniano.
Intanto, riferisce ad AKI-Adnkronos International un funzionario d’alto rango del ministero degli Esteri iraniano coperto dall’anonimato, “l’ayatollah Ali Khamenei non avrebbe intenzione di ordinare la chiusura dello Stretto di Hormuz”. Tuttavia, aggiunge il funzionario, ”non è da escludere che i pasdaran vogliano provocare le forze militari Usa e scatenare uno scontro nella regione”. Commentando le ultime notizie dei test sui missili a lungo raggio eseguiti oggi delle forze armate nei pressi dello Stretto, il funzionario spiega che si tratta di manovre militari che “fanno parte del piano dei vertici dei pasdaran per rimarcare la propria posizione di potenza nel Golfo. La situazione – prosegue – continua ad essere molto delicata: il governo è contrario alla chiusura dello Stretto di Hormuz ed è preoccupato che i militari possano provocare danni irreparabili nel Golfo”.
Secondo la fonte, “le pressioni economiche però sono molto difficili da controllare e con le elezioni parlamentari alle porte la situazione politica interna diventa sempre più tesa”. Proprio oggi c’è stato un nuovo crollo del rial. La valuta ufficiale iraniana ha perso nelle ultime 24 ore il 6% rispetto al dollaro, confermando una tendenza che va avanti ormai da mesi. Per il funzionario “una cosa è certa: il fronte vicino al presidente Mahmoud Ahmadinejad non vuole provocare scontri militari nella regione perché mira a consolidarsi, tentando di vincere le elezioni parlamentari di marzo. Qualsiasi forma di scontro militare – conclude – in questo momento danneggerebbe Ahmadinejad e favorirebbe gli ultraconservatori vicini alla Guida Suprema”.







