EDITORIALE/ Beppe Grillo e la voragine identitaria della politica nostrana
di Armando Pascale.
Indifferenza. E’ in questo clima che si è svolta questa tornata elettorale amministrativa che ha visto coinvolta una quota non trascurabile dell’elettorato italiano. Una tornata che ha visto impegnato solo comuni, e pochissimi di primo ordine, si è detto; si è anche detto che in tempi di governo tecnico, con tutti i partiti che rimarranno fino all’anno prossimo in uno stato di quiescenza, l’agenda politica è fisicamente meno sensibile agli umori locali, poco importa che questi vengano da Palermo o dal piccolo municipio della valle bergamasca. Questo è stato detto dagli analisti per commentare le elezioni amministrative. Certo è che un clima elettorale così apatico non si ricordava da qualche decennio. polemiche roventi, duelli televisivi, exit poll: i consueti riti mediatici e statistici sono rimasti affare per pochi amatori del mestiere in queste ultime settimane.
L’Italia assopita ha preferito volgere lo sguardo al di la delle alpi, più curiosa di vedere la disfatta di monsieur Sarkozy e di capire “che fine farà l’euro con Hollande” che vedere che fine avrebbe fatto la poltrona più nobile del proprio municipio. Addirittura più interessata a guardare alle elezioni della Grecia “culla della crisi” che a vedere le prospettive del proprio campanile. Un segnale di appartenenza europeistica? No, un chiaro segno dei tempi che corrono. Il tramonto del Berlusconismo non è solo il tramonto anagrafico del suo “leader carismatico” ma l’apertura di una voragine identitaria nella politica nostrana. Sulle ceneri fumanti del bipolarismo è rimasto un pallido simulacro di sistema partitico percepito dal cittadino medio come corrotto e non rappresentativo. Sopra di essi, una pletora di “tecnici” dalla dubbia efficienza a cui i politicanti hanno dovuto passare lo scettro. Ma, a meno che non si voglia che la democrazia ceda il passo alla “burocrazia”, il Governo tecnico dovrà ritirarsi dietro le quinte dopo la sua scadenza naturale.
E dopo? Ci dobbiamo aspettare una dialettica Alfano-Bersani, magari farcita con qualche sporadica incursioni di Casini, Vendola o Di Pietro (per ora “non liquet” sulla lega) come era nel decennio passato? No, il popolo sovrano si guarda all’orizzonte alla ricerca della next big thing della politica italiana e la trova….fuori dalla politica. Quello che si credeva essere una corrente dai caratteri più che altro circensi macina consensi su consensi. L’invasione del movimento cinque stelle inizia da nord, è lì, a nord degli appennini che la sfiducia del duopolio Pdl-Lega si fa più sentire. E gli oscuri esponenti del team di Grillo sono lì, pronti a erodere i consensi di quei delusi da Belsito, dal trota e da tutti i profeti del miraggio padano. Un immensa fucina di voti che solo la frammentazione della geografia elettorale riesce ad edulcorare.
In provincia di Vicenza il movimento cinque stelle riesce addirittura a strappare un sindaco, nelle Marche si fa incetta di consiglieri comunali. Un movimento nato sulla scorta della negazione della politica che fa breccia in in un sistema tradizionale consolidato e tradizionale. Il ricordo va al partito denominato “l’Uomo Qualunque”, ovvero il partito, fondato nel 1944 rappresentativo del cittadino “stufo di tutti, il cui solo ardente desiderio è che nessuno gli rompa le scatole”. Nasceva il qualunquismo, e il suo partito portabandiera rosicava 30 scranni all’assemblea costituente. L’esperienza del qualunquismo fu archiviata rapidamente sotto i colpi d’ascia del centrismo ideologico. Oggi il qualunquismo si reincarna nelle pingui forme di un comico genovese. E lo fa con audacia. Perchè forse – poi – tanto “qualunquista” non è. Certo, oggi trova terreno fertile nella stanchezza collettiva alle ideologie forti, ma i meriti di chi ha saputo cavalcare l’insoddisfazione e alzare le insegne del radicare “essere contro tutto e tutti” va riconosciuto. E a riconoscerlo sono anche gli stranieri: da Le Monde a El Pais passando per il Wall Street Journal, a nessuno è passano ignorato questo “Michael Moore” italiano e la sua ramificata squadra di trentenni infarinati di web e blogging culture.
E mentre all’estero si analizza il fenomeno, in Italia si centellinano i commenti. Tra i pochi commenti degni di nota vi è quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Boom di Grillo? l’unico boom che ricordi è quello economico degli anni ’60″. Ora, detto da un leader politico, ma perché no, anche da un tecnico, la frase passerebbe poco più che inosservata, dopotutto, come non concedere ai politicanti più canuti la tentazione di girare le spalle alla vista di un passato mitologico quanto lontano, ma, detta dal Presidente della Repubblica… apriti cielo. Effettivamente la dichiarazione è un fulmine a ciel sereno, non ci si sarebbe aspettato che la massima carica dello Stato esprimesse peregrino disappunto, per non dire velato disprezzo, sui risultati elettorali. Non tarda ad arrivare comunque la basita replica di Grillo che con piccata polemica risponde col mezzo che gli è consueto il blog. Che il boom possa arrivare con l’approdo del movimento 5 stelle a Montecitorio? Ai posteri l’ardua sentenza…







