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Stato-mafia, Napolitano contro la procura “Intercettazioni, intervenga la Consulta”

di Martino Cristiano.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta per le intercettazioni di conversazioni telefoniche del presidente

Il Capo dello Stato, spiega infatti una nota del Quirinale, ha oggi affidato all’avvocato generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale.

Alla determinazione di sollevare il confitto, il Presidente Napolitano e’ pervenuto ritenendo ”dovere del Presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, ”evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolta’ che la Costituzione gli attribuisce”.

Subito dopo la notizia della decisione di Napolitano, al Palazzo di giustizia di Palermo è iniziato un vertice presieduto dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Per il capo della Procura, l’operato dei pm “risponde ai principi del diritto penale e della Costituzione”. “Non sono state violate le prerogative del Capo dello Stato” ha affermato Messineo che si è detto ‘sereno’. “Non siamo di fronte a intercettazioni preordinate che sarebbero state illecite e vietate” sottolinea Messineo riferendosi alle intercettazioni telefoniche tra lo stesso Presidente della Repubblica e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.

E il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia spiega: “Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunita’”. Entrando nel dettaglio e parlando delle intercettazioni del presidente, il capo della Procura, ha aggiunto: “Nel nostro caso ci troviamo in presenza di un’intercettazione occasionale e di fatto in sé imprevedibile e inaspettata che a mio parere sfugge alla normativa in esame che riguarda la ovvia esenzione del Presidente della Repubblica di qualsiasi intercettazione. Su questo non ho dubbi e mai la Procura avrebbe attivitato una procedura diretta a comprimere o violare queste prerogative”. E Ingroia spiega: “Se ci fosse un’intercettazione rilevante nei confronti di un indagato che parla con una persona coperta da immunita’, secondo noi quell’intercettazione sarebbe utilizzabile e la nostra posizione e’ confortata da illustri studiosi”. “L’intercettazione sarebbe rilevante nei confronti della persona intercettata, non certo dell’altra persona coperta da immunita’” sottolinea Ingroia ricordando inoltre che “per le persone non coperte da immunita’ non c’e’ alcun bisogno di autorizzazione a procedere”.

Intanto non si fanno attendere le reazioni dall mondo politico. Prima in ordine di tempo quella di Antonio Di Pietro. ”Ha ragione il Presidente della Repubblica quando sostiene che non devono esserci interferenze tra i vari organi costituzionali dello Stato – dice il leader Idv – e, proprio per questa ragione, ci auguriamo che nessuno, qualunque carica rivesta, interferisca con l’autorita’ giudiziaria nell’accertamento della verita’. Cio’ premesso, l’Italia dei Valori si schiera, senza se e senza ma, al fianco di quei magistrati palermitani che stanno facendo ogni sforzo possibile per accertare la verita’ in ordine alla pagina buia rappresentata dalla trattativa tra Stato e mafia, che ha umiliato le istituzioni ed ha visto magistrati del calibro di Falcone e Borsellino perdere la vita, mentre altri trattavano per farla franca”.

Il vice segretario del Pd Enrico Letta parla invece di iniziativa “piu’ che opportuna. Portera’ chiarezza ed evitera’ in futuro contraddizioni e pericolosi conflitti tra poteri dello Stato”. Per il segretario nazionale del Pri Francesco Nucara, l’iniziativa del capo dello Stato è ”doverosa e ineccepibile e mira a restituire il giusto ordine dei poteri costituzionali della Repubblica”. E sottolinea: ”E’ sempre troppo tardi per affrontare radicalmente il problema dell’uso perverso delle intercettazioni”.

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