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	<title>il Democratico &#187; Ambiente</title>
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	<description>Giornalismo di inchiesta libero e indipendente</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Jun 2013 10:31:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Orso marsicano a rischio estinzione: nasce associazione per la tutela</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 18:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[orso marsicano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Cipollone. A novant’anni dall’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, l’orso bruno marsicano, suo simbolo indiscusso, è tuttora a rischio di estinzione La temperie culturale che portò alla protezione della specie a livello nazionale, salvandola dall’oblio cui sembrava destinata, sembra essersi attenuata negli anni, nonostante le tante voci levatesi in favore dell’orso e le molteplici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Mario Cipollone.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">A novant’anni dall’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, l’orso bruno marsicano, suo simbolo indiscusso, è tuttora a rischio di estinzione</h2>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/01/orso-marsicano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12200" title="orso marsicano" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/01/orso-marsicano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La temperie culturale che portò alla protezione della specie a livello nazionale, salvandola dall’oblio cui sembrava destinata, sembra essersi attenuata negli anni, nonostante le tante voci levatesi in favore dell’orso e le molteplici iniziative rivolte alla sua salvaguardia, anche grazie all’Unione Europea. L’amore incondizionato per questo imponente abitante delle montagne dell’Appenino Centrale ha portato un gruppo di amici, legati dalla passione per l’orso e preoccupati dal rischio di perderlo per sempre, a costituire l’associazione “Salviamo l’Orso” – Associazione per la conservazione dell’orso marsicano, sul modello di associazioni analoghe che hanno già ottenuto notevoli risultati in paesi in cui l’orso era altrettanto minacciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso lunedì 5 novembre, il Presidente dell’Associazione, Stefano Orlandini, ha incontrato presso la sede della Regione Abruzzo il Direttore Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente della Regione Abruzzo Arch. Antonio Sorgi e la responsabile dell’Ufficio Parchi Dott.ssa Annabella Pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Si apprende dal comunicato stampa sul sito dell’associazione (<a href="http://www.salviamolorso.it/">http://www.salviamolorso.it/</a>):</p>
<p style="text-align: justify;">“Il colloquio è stato franco e proficuo. L’associazione ha fatto presente il problema non più rimandabile di una pronta attuazione del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) da parte degli organi competenti, in primo luogo della Regione Abruzzo. Troppi sono ancora i ritardi che ne impediscono la piena attuazione e quindi una corretta gestione dell’orso, simbolo delle aree protette abruzzesi e della fauna italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">“Salviamo l’Orso” prende atto con soddisfazione delle iniziative già intraprese come l’apertura del Tavolo Tecnico Ristretto sulla caccia che, come le recenti vicende hanno dimostrato (il travagliato iter del calendario venatorio 2012/2013), è l’unico metodo per trovare soluzioni condivise da tutti i portatori d’interesse, in primo luogo i cacciatori, che permettano l’esercizio della caccia senza mettere in pericolo la popolazione ursina. D’altra parte,  sollecitato che tale metodo dia al più presto risultati anche sul fronte delle attività di allevamento del bestiame domestico specialmente in area Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove si è raggiunta una situazione non più tollerabile di sovra pascolo, di allevamento brado fuori controllo con animali spesso provenienti da fuori regione e di conseguenti rischi sanitari per l’orso e per il consumatore delle carni come la recente vicenda della epidemia di TBC bovina nel comune di Gioia dei Marsi ha evidenziato. Situazione che al momento non appare affatto sanata.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo sia urgente riformare l’intero comparto con un’azione coordinata tra Regioni, Comuni, ASL Ministero della Salute Aree Protette e non ultimo il MATT di cui lamentiamo la totale mancanza di iniziativa in tutto ciò che riguarda le politiche di conservazione dell’orso bruno marsicano. L’Associazione auspica una graduale riduzione del pascolo brado e il progressivo recupero delle forme tradizionali di zootecnia ovi-caprina.</p>
<p style="text-align: justify;">“Salviamo l’Orso” è ulteriormente preoccupata dal proliferare dei tentativi di infrastrutturare alcune aree di connessione, strategiche per la sopravvivenza dell’orso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il recente progetto di  una centrale eolica a cavallo dei comuni di Pizzoferrato e Gamberale è inaccettabile essendo l’area stessa un cruciale territorio di collegamento tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed il Parco Nazionale della Majella, direttrice attraverso la quale la popolazione di orso tende a spostarsi tra le due aree protette.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso discorso vale per il progetto eolico di Tornimparte, area di connessione tra il Velino Sirente – Duchessa ed il Reatino – Monti della Laga.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo che vengano tutelati gli ultimi lembi di natura che, tra l’altro, sostengono attività economiche importanti come il turismo naturalistico ed escursionistico, attività peraltro in forte crescita in Italia e in Abruzzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande preoccupazione è stata espressa riguardo un eventuale piano di ampliamento dei bacini sciistici dell’Altipiano Rocche e delle conseguenti lottizzazioni che si stanno tentando di far passare mediante una drastica riduzione dei confini Parco Regionale Sirente-Velino.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’operazione economicamente perdente, vista la cronica assenza di neve degli ultimi anni, che avvantaggerebbe solo pochi a scapito di un bene che appartiene a tutta la comunità regionale e nazionale, tra l’altro in un area che ha già subito la devastazione totalmente inutile della piana di Campo Felice con la costruzione della galleria di Serralunga.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferma opposizione va espressa anche al tentativo di collegamento sciistico tra Castel di Sangro e l’Aremogna (Roccaraso) brutta copia di quello tentato anni fa con il Monte Greco ed a tal riguardo ci rallegriamo per la posizione critica ed il NO a questo progetto espresso nei giorni scorsi dai vertici del PNALM.</p>
<p style="text-align: justify;">Per parte sua “Salviamo l’Orso” ha in programma di offrire la sua collaborazione progettuale e finanziaria per risolvere alcune criticità che riguardano la conservazione dell’orso, attraverso interventi di mitigazione del rischio dovuto all’aumento del fenomeno del randagismo canino nell’area del PNALM e della sicurezza stradale su determinati tratti di viabilità all’interno del Parco stesso (<a href="http://www.salviamolorso.it/progetti/)">http://www.salviamolorso.it/progetti/)</a>.”</p>
<p style="text-align: justify;">La valenza naturalistica, culturale ed economica dell’orso per la Regione Abruzzo e non solo, per tutti i comuni del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è incommensurabile. L’augurio di tutti è che l’associazione “Salviamo l’orso” possa riuscire nell’intento di salvare il monumento vivente della nostra terra dai pericoli a cui è esposto dall’avidità, dall’incoscienza e dall’ignoranza umane.</p>
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		<title>Disastro ambientale Bussi: la cassazione accoglie il ricorso contro l’assoluzione di Catena e D’Ambrosio</title>
		<link>http://ildemocratico.com/2012/10/30/disastro-ambientale-bussi-dopo-cassazione-soddisfazione-wwf/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 18:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[discarica bussi]]></category>

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		<description><![CDATA[dalla nostra redazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Pescara contro la sentenza del Gup Luca De Ninis che aveva derubricato il capo di imputazione della vicenda della discarica Bussi sul Tirino ( Pescara) &#8211; il più grande deposito di veleni d’Europa che fa riferimento allo stabilimento Montedison &#8211; da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">dalla<em> nostra redazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Pescara contro la sentenza del Gup Luca De Ninis che aveva derubricato il capo di imputazione della vicenda della discarica Bussi sul Tirino ( Pescara) &#8211; il più grande deposito di veleni d’Europa che fa riferimento allo stabilimento Montedison &#8211; da avvelenamento di acque al meno grave di adulterazione. Nell’ex stabilimento erano stati interrati per decenni dei rifiuti tossici che avrebbero, secondo l’inchiesta, inquinato le acque del fiume Pescara e le sorgenti dell’acqua pubblica della Val Pescara. Il Gup De Ninis nel maggio del 2011 aveva rinviato a giudizio 19 imputati tra ex amministratori e vertici Montedison, ma aveva assolto i vertici di Ato e Aca, Giorgio D’Ambrosio e Augusto Catena, dopo aver depotenziato il capo di imputazione da avvelenamento doloso ad adulterazione delle acque.</p>
<h2>Cassazione su Bussi. Il WWF: premiato l&#8217;impegno congiunto con l&#8217;associazione Codici, soddisfazione per l&#8217;annullamento di una decisione inopinata</h2>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/04/TOXIC-BUSSI.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1240" title="TOXIC BUSSI" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/04/TOXIC-BUSSI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il WWF esprime grande soddisfazione per la sentenza della Corte di  Cassazione sul capo C del processo di Bussi, provvedimento che annulla  il non luogo a procedere disposto dal GUP De Ninis.<br />
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acqua del WWF Abruzzo “Il WWF ha  lavorato intensamente per questo risultato in stretta collaborazione con  l&#8217;associazione CODICI.  Infatti l&#8217;associazione WWF, che aveva per prima  denunciato la questione della distribuzione dell&#8217;acqua contaminata, era  stata ammessa dal GUP De Ninis come parte civile sui capi A e B, quelli  relativi al personale Montedison ma, stranamente, non sul capo C,  quello relativo alla distribuzione dell&#8217;acqua contaminata dai Pozzi S.  Angelo su cui l&#8217;associazione era stata protagonista. Invece  l&#8217;associazione Codici era stata ammessa anche su questo capo di  imputazione per cui dopo l&#8217;assoluzione avevamo lavorato strettamente con  Codici per impugnare immediatamente la sentenza del GUP De Ninis. Con  gli avvocati abbiamo approfondito l&#8217;ordinanza di assoluzione,  provvedimento che aveva a nostro avviso molti punti di debolezza e che  rischiava di essere un precedente assolutamente pericoloso a livello  nazionale per i processi relativi all&#8217;inquinamento delle acque”.<br />
Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo “Voglio  ringraziare l&#8217;associazione Codici, i nostri attivisti e gli avvocati  Gianni Piscione, Fausto Corti e Alfonso Pezone per l&#8217;assistenza che  hanno dato a noi e a Codici in questo procedimento. Si tratta di una  decisione importante per tutta la comunità della Val Pescara a cui per  anni è stata servita acqua proveniente dai pozzi S. Angelo posti a valle  della megadiscarica di Bussi. Solo grazie alle denunce del WWF e di  Rifondazione Comunista riuscimmo a dimostrare che l&#8217;acqua di quei pozzi  era contaminata. Avendo approfondito la questione, il non luogo a  procedere disposto dal GUP sul capo C non ci aveva convinto per nulla,  così come non aveva convinto il PM Mantini che sta facendo un lavoro  importante su Bussi. Ora attendiamo i contenuti della sentenza per  capirne esattamente la portata ma possiamo esprimere soddisfazione  perchè si potrà fare chiarezza su un aspetto estremamente grave”</p>
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		<title>Il fiume Pescara trasformato in una fogna: una vergogna per la città</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 06:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[fiume pescara inquinato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Cipollone. Lo stato di agonia del fiume Pescara è l’ingiustificabile effetto collaterale dell’incontrollato processo di industrializzazione e urbanizzazione del Secondo Dopoguerra che ha trasformato un borgo di pescatori e agricoltori in una città moderna, centro di una popolosa area metropolitana. La denominazione latina di Aternum e quella medievale di Pescharia dimostrano il legame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Mario Cipollone.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/fiume-pescara.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-14793" title="fiume pescara" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/fiume-pescara-300x232.png" alt="" width="300" height="232" /></a>Lo stato di agonia del fiume  Pescara è l’ingiustificabile effetto collaterale dell’incontrollato  processo di industrializzazione e urbanizzazione del Secondo Dopoguerra  che ha trasformato un borgo di pescatori e agricoltori in una città  moderna, centro di una popolosa area metropolitana. La denominazione  latina di Aternum e quella medievale  di Pescharia dimostrano il  legame storico indissolubile tra la città e il fiume Aterno-Pescara.  Lo scotto del progresso improntato sullo sfruttamento delle risorse  naturali nel nome del profitto, però, è risultato nel drastico declino  della salubrità ambientale dell’intera Val Pescara. Mentre già dagli  anni ‘60 si andavano “smaltendo”500.000 tonnellate di rifiuti  chimici sotterrandoli nel sito industriale di Bussi sul Tirino, nei  pressi del fiume e a valle dei pozzi di captazione dell’acqua potabile  per uso domestico, lungo l’intero corso del fiume sorgevano città  e zone industriali di cui, nonostante le leggi esistenti, poco si è  fatto per controllare gli scarichi. I sistemi fognari delle città,  inoltre, sono stati concepiti per servire un numero di utenze ridotto  rispetto a quelle che si sono andate moltiplicando dagli anni ‘60  in poi. Per evitarne il collasso, si ricorre a un sistema di “alleggerimento”  che scarica le acque nere in eccesso, soprattutto dopo forti piogge,  nei canali di scolo, nei fossi, quindi nel fiume e, infine, nel mare.  Ovviamente, per motivi di opportunità politica  una ristrutturazione  radicale delle fognature non è mai stata affrontata – gli scavi sotterranei  infatti, con i prevedibili blocchi del traffico, non donerebbero mai  la stessa visibilità che darebbero altre opere quali ad esempio le  piste ciclabili lungofiume, che se pur necessarie, rimangono pur sempre  secondarie nella scala delle priorità cittadine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale manchevolezza  ha lasciato la città di Pescara 150 anni indietro rispetto all’esemplare  opera di ingegneria civile effettuata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Bazalgette" target="_blank">Sir Joseph  Bazalgette</a> nella città di Londra. L’intervento in questione  ha risolto definitivamente il problema di inquinamento del Tamigi già  nel lontano 1865 allorché venne costruita una rete fognaria “lungimirante”,  tenendo conto della prevedibile crescita demografica della metropoli  inglese.  Quindi contro l’opinione comune che il fiume Pescara sia  rassegnato ad essere una fogna a cielo aperto la rifondazione delle  cloache e l’ampliamento e potenziamento dei propri depuratori sembrerebbero  essere la migliore soluzione praticabile anche se una simile operazione  senza un adeguata individuazione ed eliminazione della miriade di scarichi  privati e industriali abusivi renderebbe il tutto vano. Se poi si considera  anche la questione della diga foranea la cosa diventa ancor più perniciosa.  Costruita alla fine degli anni ’90 davanti alla foce del Pescara ne  ostruisce di fatto l’espulsione naturale dei detriti ingenerando al  contrario il cosiddetto fenomeno a “tappo”. Il rischio esondazione  del fiume è aumentando in maniera preoccupante negli ultimi anni. La  diga foranea, ricordiamolo, è la principale causa dell’insabbiamento  del porto e dei gravi disagi causati alla marineria e all’economia  della città.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/fiume1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14796" title="fiume1" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/fiume1.jpg" alt="" width="530" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La sospensione dei collegamenti in traghetto con la Croazia  non sono che una delle conseguenze di questo degrado che ha simbolicamente  ridimensionato le velleità turistiche del capoluogo adriatico. La cattiva  gestione del fiume e del mare stanno avendo pesanti ripercussioni proprio  su quel settore, il turismo, che è l’eterna incompiuta di una città  che, per posizione geografica, avrebbe una vocazione naturale verso  questa risorsa economica, ma che, affezionata a un’ormai obsoleta  idea di progresso, rischia di distruggere irrimediabilmente quelle caratteristiche  più ricercate dai turisti: città a misura d’uomo, vicinanza tra  mare e montagna, arenili sabbiosi con mare limpido, prodotti enogastronomici  d’eccellenza, un entroterra ricco di storia e natura. Peccato che  tutto questo continui a essere compromesso dall’immagine del fiume  Pescarasporco e inquinato, specialmente nel suo tratto urbano, persino  da metalli pesantio agenti tossici come denunciato dal WWF nel <a href="http://www.abruzzonews24.it/97431/wwf-mercurio-ed-altri-inquinanti-nel-fiume-pescara-2/" target="_blank">comunicato stampa dell’8/10/2012</a>, in base ad analisi effettuate dall’<a href="http://www.artaabruzzo.it/applications/balneazione/" target="_blank">ARTA</a> nella cosiddetta “canaletta” del Porto di Pescara.  Già il 2/8/2012 Legambiente, durante i controlli della Goletta Verde  sulla qualità delle acquedefiniva i valori micro biologici del tratto  di mare tra il fiume e la diga foranea “<a href="http://www.agi.it/l-aquila/notizie/201208021258-cro-rt10128-porto_pescara_legambiente_rimuovere_la_diga_foranea" target="_blank">allarmanti</a>” per le percentuali nocive altamente al di sopra  dei limiti di tolleranza dell’ISPRA. <strong>Persino sulla pagina di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pescara" target="_blank">Wikipedia</a> dedicata a Pescara è riportato il problema dell’inquinamento  del fiume, riferendosi a un’<a href="http://www.primadanoi.it/news/regione/2339/Fiumi--tra-gli--orribili-7-d-Italia--anche-Aterno-e-Saline.html" target="_blank">inchiesta</a> di Focus dalla quale emerge che l’Aterno-Pescara  e il Saline (suo altrettanto sventurato vicino) siano nell’elenco  dei sette fiumi più inquinati d’Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, come scommettere sul turismo se il  tratto di mare Montesilvano-Pescara è compreso tra le foci di  questi fiumi trasformati in fogna? Perché costruire piste ciclabili  che costeggino un corso d’acqua divenuto insalubre prima di sanarlo?</p>
<p style="text-align: justify;">L’inquinamento del fiume Pescara (tralasciando per il momento la  non meno grave condizione del Saline) è una vergogna perla città adriatica  e l’Abruzzo. Alle denunce delle associazioni ambientaliste, delle  associazioni di pescatori e di semplici cittadini che tengono alla propria  salute e alla reputazione della città in cui vivono devono necessariamente  seguire decisioni a livello politico che autorizzino provvedimenti urgenti  di bonifica di quanto è sotto gli occhi di tutti. Non ci si può più  permettere di girarsi dall’altra parte, nascondendosi dietro antichi  stereotipi o un’endemica superficialità politica. La soluzione di  questo problema è una necessità per la salute dei cittadini e la conservazione  dellaqualità ambientale. L’acqua è vita per l’uomo, per le piante  e per gli animali e quindi va difesa dalla sorgente alla foce. Non si  può più trasformare i corsi d’acqua, una volta assolto il bisogno  di approvvigionamento idrico alla sorgente, in fogne a cielo aperto.  Per gli antichi ogni fonte e corso d’acqua erano ninfei: luoghi sacri  in cui vivevano creature divine oggetto di venerazione, come testimoniano  toponimi come la Valle dei Luchi (da locus-loci, per l’appunto  luoghi sacri) nel Parco Nazionale della Majella. Peccato che il paganesimo  moderno del dio Denaro si sia mostrato così ottuso verso la valorizzazione  di questa risorsa, in tempi di sempre più pesanti crisi idriche, disperdendola  in una rete acquedottistica “colabrodo”, dilapidandola  in captazioni selvagge e trasformandola in collettore di scarichi civili  e industriali.</p>
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		<title>Green Hill/ Affidata prima cagnolina: è incinta. E&#8217; stata chiamata Vegan</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 16:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[green hill]]></category>

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		<description><![CDATA[dalla nostra redazione. Sono iniziate questa mattina le operazioni di affido e consegna del primo lotto di beagle sequestrati dal Corpo forestale dello Stato nella struttura &#8216;Green Hill&#8217; di Montichiari, a Brescia. La prima che ha lasciato l&#8217;allevamento si chiama &#8216;Vegan Libera Tutti&#8217; e ha 4 anni. La cagnetta è stata affidata a un membro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">dalla <em>nostra redazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/GreenHil_primocaneliberatol-400x300.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14308" title="GreenHil_primocaneliberatol--400x300" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/GreenHil_primocaneliberatol-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono iniziate questa mattina le operazioni di affido e consegna del primo lotto di beagle sequestrati dal Corpo forestale dello Stato nella struttura &#8216;Green Hill&#8217; di Montichiari, a Brescia. La prima che ha lasciato l&#8217;allevamento si chiama &#8216;Vegan Libera Tutti&#8217; e ha 4 anni. La cagnetta è stata affidata a un membro del coordinamento &#8216;Salviamo i cani di Green Hill&#8217;, Giuliano Floris; un attivista, spiega l&#8217;Enpa (Ente nazionale protezione animali) &#8221;che negli ultimi tre anni si è battuto strenuamente per la liberazione dei 2.400 animali detenuti, fino ad arrivare &#8211; come gesto estremo di protesta &#8211; a salire sul tetto della struttura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;Vegan Libera tutti&#8217;, così come gli altri cani adulti di Green, porta tutti i segni psicologi e comportamentali della lunga detenzione &#8211; spiega il direttore scientifico dell&#8217;Enpa, Ilaria Ferri &#8211; Non esagero se dico che l&#8217;animale, psicologicamente destrutturato, assomiglia più a una bambola di pezza che non a un cane. Per lei adesso comincerà un impegnativo percorso di recupero finalizzato a una piena riabilitazione&#8221;. Insieme alle altre associazioni, a Montichiari è presente una delegazione dell&#8217;Ente nazionale protezione animali, rappresentato, oltre che dal direttore scientifico, dalla presidente nazionale, Carla Rocchi; dal responsabile del Servizio Nazionale Guardie Zoofile, Marco Bravi; dal presidente dell&#8217;Enpa di Caserta, Antonio Fasci&#8217;, e dall&#8217;educatrice Giusy d&#8217;Angelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle 18.48 arriveranno invece a Roma Tiburtina 6 dei cani liberati, due adulti e 4 cuccioli. Stanno viaggiando da Milano a Roma accompagnati da Monica Cirinnà, che ne ha adottato uno.</p>
<p style="text-align: justify;">I Beagle adulti sono un maschio e una femmina di circa tre anni mentre i cuccioli di alcuni mesi sono una femmina e tre maschi, e come concordato con l&#8217;associazione Legambiente che coordina queste prime adozioni romane avvalendosi della collaborazione della Associazione Volontari Canile Porta Portese, saranno presi in affidamento da famiglie che hanno fatto richiesta via internet, che sono state scrupolosamente selezionate e si sono dichiarate disponibili all&#8217;affido temporaneo e a tutti i seguenti controlli che questa scelta comporterà. &#8220;A tutte le associazioni che hanno condotto la battaglia contro Green Hill &#8211; ha aggiunto Monica Cirinnà &#8211; va ancora una volta il nostro riconoscimento per aver sostenuto con caparbietà una battaglia di civiltà che lascerà il segno nell&#8217;ordinamento giuridico dello stato italiano a tutela dei diritti degli animali. Sono molto soddisfatta &#8211; prosegue l&#8217;esponente democratica &#8211; per la grande adesione alla campagna di adozione dei Beagle cui la nostra città sta partecipando con entusiasmo. E&#8217; la riprova della grande sensibilità dei cittadini romani contro qualsiasi tipo di ingiustizia e di violazioni dei diritti di tutti gli esseri viventi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In queste ore si lavora alacremente &#8211; ha affermato Simona Novi, Presidente Avcp &#8211; per contattare telefonicamente tutti i cittadini che hanno compilato i form via Internet o stanno telefonando al call center di Legambiente. Ringraziamo Legambiente per la fiducia che ci ha accordato nello sceglierci come collaboratori nelle pratiche di selezione e affido degli animali in virtù delle decine di importanti sequestri di animali che a Roma abbiamo gestito nel corso degli anni. Anche in questo caso, è una lotta contro il tempo per far sì che tutti i 2.400 animali (il 50% cuccioli, ma anche femmine gravide e maschi e femmine adulti per procreazione) lascino il prima possibile i capannoni dello stabilimento Green Hill&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Oggi è una giornata particolare e indimenticabile: per i beagle significa libertà, per me ha il significato di una promessa mantenuta&#8221;, commenta Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente. &#8220;Nell&#8217;ottobre scorso &#8211; riferisce Brambilla &#8211; sono entrata all&#8217;interno di Green Hill e non dimenticherò mai la disperazione che ho visto negli occhi di quelle povere creature. Ho promesso che li avrei liberati tutti. Quel giorno ho deciso di presentare in Procura un esposto sulle condizioni in cui versavano i cani di Green Hill e di introdurre nella legge comunitaria per il 2011 una norma che vieta su tutto il territorio nazionale l&#8217;allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione&#8221;. Per Brambilla, &#8220;sarebbe un gravissimo errore abbassare la guardia adesso: anche se Green Hill sarà definitivamente messa in condizione di non nuocere, è importante che il Senato approvi al più presto il nuovo articolo della legge comunitaria; altrimenti, non potremo garantire che in qualche altro angolo della nostra bella Italia non spunti all&#8217;improvviso un&#8217;altra collina della vergogna&#8221;. (Adnkronos).</p>
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		<title>Ilva/ Il Gip di Taranto dispone sequestro di sei aree degli impianti. 7.000 bloccano Taranto</title>
		<link>http://ildemocratico.com/2012/07/26/ilva-il-gip-di-taranto-dispone-sequestro-di-sei-aree-degli-impianti-7-000-bloccano-taranto/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 18:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giorgio D&#8217;Alessandro. Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro di sei aree dello stabilimento siderurgico Ilva della città jonica nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul presunto inquinamento ambientale provocato dall&#8217;azienda. Si tratta del reparti dell&#8217;area a caldo e dei parchi minerali degli impianti, fondamentali per la produzione. L&#8217;esecuzione del provvedimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Giorgio D&#8217;Alessandro.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro di sei aree dello stabilimento siderurgico Ilva della città jonica nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sul presunto inquinamento ambientale provocato dall&#8217;azienda. Si tratta del reparti dell&#8217;area a caldo e dei parchi minerali degli impianti, fondamentali per la produzione. L&#8217;esecuzione del provvedimento sarebbe imminente ed è stato affidato ai carabinieri</h2>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/ilva_taranto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14300" title="ilva_taranto" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/ilva_taranto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Secondo alcune indiscrezioni, il gip avrebbe anche firmato alcune ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per otto responsabili nazionali del gruppo Riva e dello stesso stabilimento tarantino.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, 7.000 operai sono scesi in strada. Partiti in corteo dall&#8217;ingresso dell&#8217;azienda sulla statale 7 Appia, dopo che si è diffusa la notizia dell&#8217;imminente sequestro, si sono diretti alla Prefettura di Taranto. A quelli del primo turno che hanno abbandonato la fabbrica si sono uniti gli operai del secondo. Domani le organizzazioni sindacali tarantine dei metalmeccanici di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, hanno programmato un&#8217;assemblea unitaria con i lavoratori dello stabilimento.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stiamo seguendo con la massima attenzione la vicenda&#8221;, afferma in una nota il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera secondo il quale &#8220;è necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al provvedimento di sequestro da parte della magistratura&#8221;. L&#8217;accordo firmato oggi dai ministeri dell&#8217;Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione Territoriale e dalla Presidenza del Consiglio con la Regione Puglia e le istituzioni locali &#8220;va proprio in questo senso&#8221;, ricorda Passera.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il ministro è &#8220;al tempo stesso fondamentale che, nel pieno rispetto delle procedure di legge, si garantisca la continuità produttiva&#8221;. E auspica &#8220;che il Riesame possa rivalutare la decisione di sequestro nel minor tempo possibile. Governo e istituzioni locali &#8211; aggiunge Passera &#8211; faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilità produttiva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell&#8217;Ambiente Corrado Clini&#8221;, a sua volta, aveva spiegato che &#8220;il sequestro non vuol dire che l&#8217;impianto venga chiuso&#8221;. D&#8217;accordo il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (&#8221;La notifica di un provvedimento non significa automaticamente lo spegnimento della fabbrica&#8221;) auspicando &#8220;che al primo giudice che ha analizzato gli atti e ha legittimamente emanato dei provvedimenti, possa seguire un giudice che riesamini quegli atti e quei provvedimenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pier Luigi Bersani, &#8220;molto preoccupato&#8221; per quanto sta accadendo all&#8217;Ilva, ha attivato una serie di contatti sia a livello di governo, sia con gli enti locali e i rappresentanti del Pd sul territorio, per individuare una soluzione dopo lo stop imposto dalla magistratura allo stabilimento di Taranto. Per Stefano Fassina (Pd) il sequestro &#8220;è un fatto drammatico&#8221; perché l&#8217;Ilva e il relativo indotto &#8220;sono una realtà industriale ed occupazionale imprescindibile per il territorio tarantino, per il Mezzogiorno e per l&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritiene &#8220;gravissimo&#8221; quanto sta accadendo a Taranto anche Maurizio Lupi (Pdl), secondo il quale il sequestro dell&#8217;area disposto &#8220;non può certo essere la soluzione, anzi si rischia di rendere ancora più incandescente una situazione delicatissima&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla di sequestro irragionevole Adriana Poli Bortone (Grande Sud) facendo osservare che si poteva &#8220;lasciare l&#8217;uso della struttura imponendo contestualmente, in tempi brevissimi, gli interventi dovuti a tutela della salute pubblica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E sulla scia del giudizio di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, (&#8220;il provvedimento sull&#8217;Ilva sancisce la sconfitta delle istituzioni e della politica&#8221;) esprime preoccupazione anche Legambiente definendo il sequestro &#8220;il risultato di anni di politiche, soprattutto industriali, davvero irresponsabili. Agli annosi e drammatici problemi ambientali &#8211; Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente &#8211; e sanitari ora si aggiunge quello occupazionale. Si è finiti in un vicolo cieco da cui si rischia di uscire con soluzioni frettolose che non risolverebbero i problemi che hanno portato a questo sequestro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I sindacati al fianco dei lavoratori. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti intervengono sulla vicenda sottolineando che &#8220;il diritto al lavoro, pur nel rispetto delle prerogative della magistratura, non può essere messo in discussione in un paese già così colpito dalla crisi economica ed occupazionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Già a partire da domani nelle assemblee convocate dalle organizzazioni sindacali di categoria, rilevano, &#8221;saranno attivate tutte le iniziative utili al sostegno della vertenza con lo scopo di difendere e tutelare il lavoro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221;La drammatica situazione occupazionale dell&#8217;Ilva di Taranto, che rischia di compromettere anche gli altri siti di Genova e Novi Ligure, -sottolineano i tre leader sindacali- è oggetto di grande preoccupazione per tutto il sindacato italiano. Il protocollo sottoscritto oggi da Governo, Regione ed Enti Locali è un atto importante che segna la volontà di impegnare risorse pubbliche per la bonifica e il riassetto del territorio sull&#8217;intera area tarantina&#8221;.</p>
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		<title>Pineta dannunziana/ Non aprite quel cancello!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 11:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[pineta dannunziana]]></category>
		<category><![CDATA[sindaco Mascia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Lorenzo Valloreja. Tre, due, uno … tempo scaduto! Non per essere fiscali, o pedanti con l’assessore Renzetti il quale aveva detto che inderogabilmente oggi il Parco d’Avalos sarebbe stato riaperto, ma francamente più di cinque mesi per riaprire la pineta dannunziana &#8211; l’unico vero grande polmone verde della città, degno di questo nome &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<em> Lorenzo Valloreja.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Tre, due, uno … tempo scaduto! Non per essere fiscali, o pedanti con l’assessore Renzetti il quale aveva detto che inderogabilmente oggi il Parco d’Avalos sarebbe stato riaperto, ma francamente più di cinque mesi per riaprire la pineta dannunziana &#8211; l’unico vero grande polmone verde della città, degno di questo nome &#8211; ci sembrano un po’ troppi</h2>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14288" title="PINETA D'ANNUNZIANA" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E si che le nevicate quest’anno hanno avuto un che di eccezionale, ma tra non molto dismetteremo nuovamente gli abiti smanicati e le infradito per tornare ad indossare indumenti più pesanti in previsione di giornate fredde ed uggiose ed allora quanti saranno i potenziali utenti del Parco? Molti di meno di quanti sarebbero potuti essere tra i mesi di aprile e luglio se consideriamo che in queste aree verdi i primi fruitori sono anziani e bambini. Categorie, queste, deboli in una città come Pescara, perché ricordiamolo, Pescara &#8211; così come molte città italiane &#8211; non è un luogo per piccini. Lo sanno bene coloro i quali tentano di fare in maniera “seria” il  genitore dedicando tutto il loro tempo libero alla prole.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/10/27092010004.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4044" title="barriere architettoniche pescara (C) ildemocratico.com 2" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/10/27092010004-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://ildemocratico.com/2010/10/04/pescara-una-barriera-architettonica-da-abbattere/" target="_blank">Barriere architettoniche in ogni dove</a>, isole pedonali avvistate come miraggi in un mare magnum di parcheggi inesistenti, asili nido e strutture “d’intrattenimento” numericamente insufficienti, strutture ludiche pubbliche e gratuite una pura utopia solo pensarle … e l’elenco potrebbe continuare così all’infinito. Ma per fortuna tutto ciò veniva realmente sopperito, fino a sei mesi fa, solo dalla riserva della pineta dannunziana nei comparti 3 e 4 che, per intenderci, costituiscono il parco recintato tra viale Scarfoglio, via Silone, via Pantini e il Viale Luisa d’Annunzio. Un’area di circa quattordici ettari al cui interno trova ospitalità un laghetto con un nutrito gruppo di anatidi, una flora lussureggiante ed un sufficiente numero di giochi e sedute. Solo li gli anziani, riparati dal sol leone, avrebbero potuto riposare beatamente lontano dal frastuono della città ed i bambini correre liberamente senza alcun problema dalla “paperella” all’altalena di turno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14291" title="PINETA D'ANNUNZIANA1" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Invece le nevicate di febbraio hanno reso inaccessibile tutto questo causando danni ad oltre cinquecento alberi. Nello specifico si è dovuto intervenire nella potatura di 365 alberi, l’abbattimento di 117 piante e la rimozione di 53 alberi già caduti a terra con il depezzamento del terreno, nonché il rifacimento di 600 metri di staccionata. Il tutto per un costo che si aggira intorno ai 100.000 Euro &#8211; circa 200.000.000 di lire del vecchio conio, come direbbe qualche noto presentatore. Certo una spesa importante ed imprevista, ma che poteva essere affrontata in maniera più parsimoniosa e veloce di quanto non abbiano fatto le due giunte Mascia e si perché è il caso di ricordare che sulla vicenda hanno lavorato ben due assessori: prima Nicola Ricotta e poi il suo successore Roberto Renzetti. Anziché indire una gara d’appalto che ha causato una notevole espansione dei tempi sarebbe bastato, in questi tempi di crisi, permettere ad i semplici cittadini &#8211; dopo la stipula da parte loro di una semplice polizza assicurativa e la supervisione dei vigili – di raccogliere da loro stessi la legna da sgomberare. Qualcuno potrebbe gridare: &#8220;Ma sei fuori? Chi se la prende la responsabilità di far accedere la gente ad un area così insicura?&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-14289" title="PINETA D'ANNUNZIANA2" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/07/PINETA-DANNUNZIANA2.jpg" alt="" width="530" height="350" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene io rispondo a queste persone che la gente comune è meno sprovveduta ed “addormentata” di quanto la nostra società voglia darci ad intendere. La gente comune notoriamente si adatta a fare di tutto, come infatti già fa in casa propria, e con questa crisi tutta quella legna caduta avrebbe riscaldato l’inverno di molti. Ma chi non è in grado di fare simili ragionamenti non li fa semplicemente perché vive in un mondo tutto suo. Un mondo fatto di salotti buoni, ristoranti alla moda, passerelle allo stadio e poco contatto con il pubblico. Ma la realtà è tutta un&#8217;altra cosa. Percui il tempo è inesorabilmente scaduto, ma non solo per la riapertura del parco, quanto per un certo modo di fare politica.</p>
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		<title>Abruzzo/ Spiagge minate per l&#8217;uccello Fratino?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2012 19:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[uccello fratino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Cipollone. L’inizio della stagione balneare 2012 fa già registrare i primi flussi di visitatori e gli operatori turistici cominciano a fare le stime delle presenze di italiani e stranieri nelle località della costa abruzzese. Non tutti sanno, però, che ogni anno, da marzo a settembre, nella nostra regione fa la sua comparsa un ospite fisso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<em> Mario  Cipollone</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/ucello-Fratino.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14076" title="ucello Fratino" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/ucello-Fratino-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’inizio  della stagione balneare 2012 fa già registrare i primi flussi  di visitatori e gli operatori turistici cominciano a fare le stime delle  presenze di italiani e stranieri nelle località della costa abruzzese.  Non tutti sanno, però, che ogni anno, da marzo a settembre, nella nostra  regione fa la sua comparsa un ospite fisso dal nord Europa: il fratino  (Charadrius  alexandrinus). Questo grazioso uccello compie migrazioni anche  di 5.000 km per venire a nidificare sulle spiagge sabbiose dell’Adriatico,  anche se i censimenti della specie, condotti in Abruzzo dalla Stazione  Ornitologica Abruzzese (SOA) hanno registrato negli ultimi anni un suo  declino, dovuto alla scarsa naturalità delle nostre spiagge, sfruttate  sempre più a fini turistici, con un’attenzione minore ai delicati  equilibri degli ambienti marini. Da vent’anni a questa parte, l’intervento  massiccio di mezzi meccanici per livellare gli arenili ha portato alla  forte riduzione degli ecosistemi dunali con la perdita di numerose specie  vegetali e animali a essi legate, oltre a gravi problemi di erosione  della costa. Fin dalla sua istituzione nel 2009, l’Area Marina Protetta  Torre del Cerrano protegge l’ambiente costiero e marino tra Silvi  e Pineto, facendo particolare attenzione alla difesa della duna e del  fratino, “specie ombrello” come l’orso marsicano sull’Appennino,  la cui tutela cioè implica la salvaguardia dell’intero habitat di  riferimento.</p>
<div id="attachment_14077" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/Nuovo-nido-lido-Florida-SILVI.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14077" title="Nuovo nido lido Florida SILVI" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/Nuovo-nido-lido-Florida-SILVI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Caterina Sciarra e Davide Pela</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il  fratino si nutre di invertebrati e sostanze vegetali che si procura  sul bagnasciuga. Nei mesi da marzo a giugno, depone di solito tre uova  marrone chiaro picchiettate di nero che si confondono con la sabbia  al punto da rischiare di essere schiacciate da incauti passanti. Il  periodo di nidificazione, che coincide con l’apertura della stagione  balneare, espone inevitabilmente il fratino ai pericoli derivanti dagli  interventi umani sull’arenile. Anche l’abitudine di passeggiare  in spiaggia con i cani non al guinzaglio comporta che questi si nutrano  delle uova. Il Dott. Fabio Vallarola, Direttore dell’AMP Torre del  Cerrano, afferma che quest’anno sulle spiagge dell’area marina protetta  hanno nidificato circa 10 coppie, ma solo la metà delle covate sono  andate a buon fine.</p>
<div id="attachment_14078" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/Uovo-morto-lido-Florida-SILVI.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14078" title="Uovo morto lido Florida SILVI" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/Uovo-morto-lido-Florida-SILVI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Caterina Sciarra e Davide Pela</p></div>
<p style="text-align: justify;">La restante metà dei nidi è andata distrutta per  l’incuria dei passanti o per atti di puro ecoterrorismo, come testimoniano  le parole e le foto della Dott.ssa Caterina Maria Sciarra e del Dott.  Davide Pela, volontari della SOA nell’individuare e sorvegliare i  nidi di fratino all’interno dell’Area Marina Protetta: “… un  nido è stato fatto letteralmente saltare in aria con dei mortaretti,  mentre per quanto riguarda un altro in cui avevamo trovato un uovo dentro,  non abbiamo avuto il tempo di andare a prendere il kit salvafratino che l’uovo era scomparso e c’erano impronte  umane che portavano fin dentro al casotto&#8230; proprio lì dov’era il  nido dopo poco la duna è stata sbancata e ora troneggiano un pedalò  e un pattino…”.</p>
<p style="text-align: justify;">È merito della passione dei volontari della SOA  se questi animali sono riusciti ad allevare la prole in un territorio  così antropizzato come quello su cui insiste l’AMP. Scopo primario  di quest’ultima è proprio la valorizzazione del territorio attraverso  la difesa della sua biodiversità. In un periodo in cui la domanda turistica  sembra sempre più orientata verso destinazioni capaci di conciliare  le esigenze dei soggiorni balneari alla salubrità dell’ambiente,  il fratino è ancora vittima delle resistenze al cambiamento di un sistema  obsoleto che continua a vedere nella natura e negli enti che la proteggono  solo vincoli, anziché incommensurabili risorse. Ricorda il Direttore  dell’AMP Fabio Vallarola in un comunicato alle forze di polizia del  territorio Silvi-Pineto: “Preme ricordare che il Fratino (Charadrius alexandrinus) è una specie prioritaria e in pericolo  di estinzione, indicata nella Direttiva “habitat” 92/43/CEE. […]  Da un punto di vista protezionistico il danneggiamento di un nido di  fratino equivale alla stessa azione fatta nei confronti del nido di  un’aquila reale. Equivale in termini legali all’abbattimento di  un lupo o alla cattura di una balena. Se ciò avviene in un’area protetta  l’azione diviene particolarmente grave.”</p>
<div id="attachment_14080" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/cerrano.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14080" title="cerrano" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/cerrano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Parco del Cerrano</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esistenza  stessa dell’Area Marina Protetta del Cerrano e il lavoro di volontari  che hanno a cuore la natura in quanto habitat di tutte le specie viventi,  incluso l’uomo, autorizzano a credere in un futuro per il fratino  su tutta la costa abruzzese. Infatti, grazie a un nuovo senso civico  e ambientale, è stata recentemente attuata un’azione congiunta tra  Stazione Ornitologica Abruzzese e Comune di Pescara a tutela dei nidi  di fratino nei pressi del Ponte del Mare. Bisognerà attendere i dati  del censimento che si terrà nella primavera successiva per sapere se  il trend della popolazione di fratino in Abruzzo è in crescita e se  gli sforzi di quanti danno ogni anno il benvenuto a questo piccolo turista  alato delle nostre spiagge non siano stati vani.</p>
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		<title>Falsi profumi, veleni per ambienti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 19:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicla Catano. Mai fidarsi di alcune pubblicità, meglio ricordarlo! I messaggi promozionali sono spesso cantilene studiate a dovere per spingere all’acquisto di prodotti che non sempre rispecchiano le briose descrizioni. L’accusa scatta per un prodotto ripetutamente sponsorizzato: il deodorante per ambienti. Niente ventate di freschezza o centimetri di fiori spruzzati nell’aria bensì sostanze chimiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Nicla Catano.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/immagine-art-profumi.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13608" title="immagine art profumi" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/immagine-art-profumi-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Mai fidarsi di alcune pubblicità, meglio ricordarlo! I messaggi promozionali sono spesso cantilene studiate a dovere per spingere all’acquisto di prodotti che non sempre rispecchiano le briose descrizioni. L’accusa scatta per un prodotto ripetutamente sponsorizzato: il deodorante per ambienti. Niente ventate di freschezza o centimetri di fiori spruzzati nell’aria bensì sostanze chimiche irritanti, allergeniche e cancerogene. A dare l’allarme un test condotto da ben cinque associazioni europee di consumatori, che hanno esaminato 76 campioni in commercio in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Belgio. Il BEUC (Bureau Européen De Unions De Comsommateurs) da l’allerta alla Commissione Europea. Le misure cautelative prevedono il ritiro immediato dal mercato dei prodotti più nocivi e la rivalutazione del RACH (Regolamento Per La Registrazione, Valutazione E Approvazione Delle Sostanze Chimiche).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad occuparsi del caso in Italia è l’associazione Altroconsumo. I test hanno dimostrato che su 27 prodotti appartenenti a questa categoria solo 5 possono ritenersi non nocivi: Glade <em>Home fragrance white freesia and grapefruit</em>, Grey <em>Deo aromatherapy limone in fiore, </em>Air Wick <em>Crystal air design pur air </em>, 11 Gigante <em>Gel-deodorante fiorito</em>, Glade <em>Green Apple. </em>L’esame ha coinvolto tutti i tipi di deodoranti per ambienti da quelli a rilascio immediato come aerosol, vaporizzatori e spray a quelli a rilascio lento sottoforma di gel o liquido,  diffusori elettrici e candele profumate.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’utilizzo di questi prodotti l’aria della stanza risulterebbe  appestata da composti organici volatili inquinanti e cancerogeni. In  casi estremi la soglia (200mg/m3) è stata altamente e pericolosamente  superata raggiungendo un grado di concentrazione pari al 1.000 mg/m3. Le  sostanze in questione sono tossiche, irritanti (come l’acetaldeide,  l’acroleina, l’etanolo e il tricloroetilene), allergeniche e, non di  rado, contengono perturbatori endocrini che mettono a rischio il sistema  riproduttivo. Peraltro, secondo uno studio recente effettuato da  un  gruppo di ricerca dell’Istituto tropicale svizzero e dell’università di  Basilea pubblicato sull’<em>Environmental Health Perspectives</em>, i deodoranti per ambienti aumenterebbero il rischio d’infarto, incidendo pericolosamente sulla variabilità del ritmo cardiaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Primi  in classifica per gli alti livelli di tossicità i comuni bastoncini  d’incenso presenti un po’ ovunque, dai supermercati ai bazar. Sono stati  testati dall’associazione francese <em>Que choisir. </em>I risultati  dimostrano che, oltre all’aumento del tasso di anidride carbonica e di  polveri fini nell’aria,  i fumi esalati dalle stecche contengono un’alta  concentrazione di inquinanti tra cui dietilftalato e formaldeide, senza  considerare che si tratta di un prodotto privo di informazioni e  garanzie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta  questa noncuranza può essere “giustificata” solo in un modo: essendo i  deodoranti per ambienti prodotti ibridi a metà tra i detergenti e i  cosmetici non esiste una normativa che stabilisce cosa può o cosa non  può finire dentro questi composti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le aziende ammettono la loro negligenza. Affermano di non aver mai fatto  prove per valutare la sicurezza dei prodotti, il loro impatto sulla  salute e sull’ambiente e si dichiarano disponibili a cambiare direzione.  L’obiettivo è quello di effettuare prove che vanno la oltre la resa,  l’efficacia, la durata e, per i dispositivi elettrici, la funzionalità  dell’impianto.</p>
<table style="text-align: justify;" cellspacing="1" cellpadding="0">
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		<title>Appello per salvare l&#8217;Orso Bruno Marsicano</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 20:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Cipollone. Era il 1922 quando il Parco Nazionale d’Abruzzo venne istituito per volere di Erminio Sipari, cugino del filosofo Benedetto Croce, per salvare il camoscio d’Abruzzo, il lupo appenninico e l’orso bruno marsicano, simbolo del parco. Stupisce notare la sensibilità dei nostri avi per i temi della conservazione della natura in una congiuntura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Mario Cipollone.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Era il 1922 quando il Parco Nazionale d’Abruzzo venne istituito  per volere di Erminio Sipari, cugino del filosofo Benedetto Croce, per  salvare il camoscio d’Abruzzo, il lupo appenninico e l’orso bruno  marsicano, simbolo del parco. Stupisce notare la sensibilità dei nostri  avi per i temi della conservazione della natura in una congiuntura storico-filosofica  che privilegiava materialismo, meccanicismo, futurismo e imperialismo.  La Prima Guerra Mondiale aveva funestato un pianeta che mai prima di  allora aveva visto l’uomo così protagonista. Con l’invenzione del  motore a scoppio, i pionieri dell’era contemporanea resero possibili  in poco tempo opere che prima sarebbero apparse proibitive, titaniche.  Di lì a qualche anno la Seconda Guerra Mondiale avrebbe portato il  mondo dominato dall’uomo sull’orlo della distruzione atomica. Ideologie  diverse eppur simili hanno estremizzato gli -ismi suddetti e applicato la più feroce legge di natura ai  popoli della terra, senza risparmiare il proprio.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/Orsi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13128" title="Orsi" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/Orsi.jpg" alt="" width="530" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi che la democrazia sembra una conquista “istituzionale”, per  dirla con le parole degli statalisti, a livello nazionale e internazionale,  l’essere umano è tornato a proiettare la propria smania di dominio  sulla natura, in un gioco perverso e autodistruttivo. Termini come “crescita  economica”, “tecnologia” e tecnocrazia hanno sostituito i fanat-ismi  del passato. L’onnipotenza burocratica ha abbracciato anche le creature  mute del pianeta, spesso protette da una legge alla quale non hanno  accesso. Nel mondo della carta bollata, la loro sopravvivenza o distruzione  dipende come non mai dalla discrezionalità di una missione o, più  probabilmente, di una omissione politica. La penna è davvero un’arma  più affilata della spada.</p>
<p style="text-align: justify;">L’orso bruno marsicano, vanto della regione Abruzzo solo a parole,  è sopravvissuto alla diffusione delle armi da fuoco, alle battute  di caccia reali, alla dittatura fascista, alle bombe e alla fame della  seconda guerra mondiale, ma sembra declinare inesorabilmente proprio  nell’era della democrazia garantista di tutti, persino degli animali.  Peccato che questi non abbiamo avvocati che facciano valere i propri  diritti. Chi li uccide rischia solo raramente pesanti ammende, mai il  carcere. Mi sorprende che qualcuno si stupisca ancora che l’orso in  Abruzzo, nella Regione dei Parchi, nella Regione Verde d’Europa, sia  giunto a un momento critico della sua sopravvivenza. Spesso ci si ricorda  dell’orso solo in seguito al ritrovamento di un esemplare investito,  annegato in qualche cisterna artificiale non recintata o, peggio ancora,  avvelenato. Spenta l’eco mediatica ed emotiva, il problema della conservazione  del più grande carnivoro italiano finisce puntualmente nell’oblio.  La regione Abruzzo, firmataria del Piano di Azione per la Tutela dell’Orso  Marsicano (PATOM) non ha finora dato seguito con i fatti agli impegni  sottoscritti per eliminare le cause di morte degli orsi. Il risultato  delle ricerche dello scorso anno sul numero delle nascite ha evidenziato  un record negativo dovuto proprio all’alta mortalità delle femmine  in età riproduttiva per cause attribuibili all’uomo. Esattamente  ciò che la regione Abruzzo avrebbe dovuto scongiurare attraverso il  finora inoperoso strumento del PATOM. Per i politicanti, l’orso dovrebbe  vivere di promesse come la finanza. Tre parchi nazionali, varie riserve  naturali e la crisi delle attività tradizionali di sfruttamento del  territorio montano avrebbero dovuto far sperare in un futuro di pace  e serenità per la specie, ma purtroppo non basta tracciare linee sulla  carta se le azioni contraddicono i buoni propositi. Esigenze economiche  legate al turismo fanno indulgere su atteggiamenti non favorevoli alla  fauna protetta come la circolazione di veicoli rumorosi anche su sentieri  di montagna, attività d’escursionismo non sempre regolamentate e  la tendenza a moltiplicare le infrastrutture edilizie e stradali sul  territorio. La pastorizia, che un tempo privilegiava l’allevamento  ovino, oggi è soprattutto bovina ed equina. L’alpeggio di animali  di grossa taglia può creare disturbo ai selvatici, oltre a favorire  la diffusione di malattie e impoverire l’ecosistema d’alta montagna.  Non si vuol condannare i parchi nazionali che, si sa, fungono sempre  più da avamposti di biodiversità e cultura in un mondo sempre più  sommerso da rifiuti e cemento, ma risvegliare la coscienza di tutti  a uscire dal letargo, come sta facendo l’orso in questi giorni d’inizio  primavera, prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Enti e istituzioni di ogni livello lamentano scarsità di fondi, ma  l’orso non ha mai avuto bisogno di denaro. Ci vuole soprattutto la  buona volontà di fare della sua salvaguardia una priorità, mettendo  in atto delle misure volte a sanare gli sbagli del passato (in questo  occorrono fondi) e moltiplicando gli sforzi di politica e società civile  in un concerto di forze per il raggiungimento di un obiettivo comune.  In un periodo di crisi umana, qualcuno potrebbe sottovalutare la necessità  di salvare l’orso bruno marsicano dall’estinzione, trascurando l’enorme  perdita, ambientale, economica e culturale che il fallimento nella conservazione  di questo splendido animale implicherebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, rivolgo un appello a eminenti figure, abruzzesi e non, del  mondo politico, dello sport, dell’industria, della cultura e dello  spettacolo di diffondere (per esempio attraverso messaggi audio e video)  la cultura della salvaguardia della natura nella nostra regione e in  Italia, della necessità di salvare l’orso bruno marsicano mutando  gli atteggiamenti di tutti nei confronti dell’ambiente  e di promuovere iniziative, da concordare con WWF ed enti di gestione  delle aree protette, mirate a ridurre o eliminare le cause di attrito  tra l’orso e le attività umane. Alcune misure concrete possono essere:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>creazione di corridoi ecologici per scongiurare    incidenti stradali e favorire l’attraversamento in sicurezza degli    animali selvatici;</li>
<li>intensificare le operazioni di sorveglianza volte    a scoraggiare azioni di bracconaggio, reati ambientali e danni a colture    e allevamenti da parte dell’orso in particolare e della fauna selvatica    in generale;</li>
<li>eliminare ogni potenziale pericolo per l’orso    da parte di infrastrutture come cisterne di cemento non recintate, strade    e sentieri abusivi, discariche che possono favorire il suo avvicinamento    ai centri urbani.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Novant’anni dopo la sua istituzione, salvare il simbolo del Parco  Nazionale d’Abruzzo è un dovere morale nei confronti della nostra  terra, delle nostre radici culturali e di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E-mail: <a href="mailto:mariocipollone81@gmail.com" target="_blank">mariocipollone81@gmail.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ucraina/ Continua la feroce mattanza in vista dei campionati europei di calcio 2012</title>
		<link>http://ildemocratico.com/2012/03/25/ucraina-continua-la-feroce-mattanza-in-vista-dei-campionati-europei-di-calcio-2012/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 11:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ilaria Di Silvestro. Anche gli animali hanno un’anima. Nessuno mise in dubbio la sua dichiarazione. Era possibile, lo sapevamo tutti. Quello di cui non eravamo sicuri era di avercela noi, l’anima. Charles Bukowski &#8211; Donne E’ una vera e propria mattanza di cani quella che si sta consumando in Ucraina in occasione degli Europei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Ilaria Di Silvestro.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"> </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #003366;">Anche gli animali hanno un’anima. Nessuno mise in dubbio la sua dichiarazione. Era possibile, lo sapevamo tutti. Quello di cui non eravamo sicuri era di avercela noi, l’anima.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #003366;">Charles Bukowski &#8211; Donne<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/66w36t.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13004" title="66w36t" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/66w36t-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E’ una vera e propria mattanza di cani quella che si sta consumando in Ucraina in occasione degli Europei di calcio 2012. Kiev e Leopoli sono le due città che, insieme alla Polonia, ospiteranno nei mesi estivi questo evento calcistico, ormai sporco di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Le autorità locali hanno pensato bene di “ripulire le strade” dai randagi in occasione di questo evento affinchè i turisti non vengano infastiditi dal miglior amico dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbondano testimonianze e foto di questo massacro che, nonostante le promesse del ministro dell’ambiente Mikola Slochevsky di cessare con gli abbattimenti, sta continuando incessantemente.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli squadroni della morte, che vengono chiamati “Dog Hunter”, pare agiscano di notte e attirino i cani con subdole trappole: i più “fortunati” vengono uccisi con un colpo di pistola, altri avvelenati con cibo o bastonati e costretti a morire tra atroci sofferenze. Altri vengono gettati in fosse comuni e cementificati. Ma la mente delle autorità ucraine si è spinta ben oltre: sono stati progettati veri e propri forni crematori ambulanti dove i cani vengono gettati, anche vivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/zls00.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-13005" title="zls00" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/zls00-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La denuncia choc è di Andrea Cisternino, fotografo italiano residente in Ucraina, delegato dell&#8217;Oipa, l&#8217;organizzazione internazionale per la protezione animali che afferma: «Il 13 novembre 2011 la Uefa e il ministro dell&#8217;Ambiente ucraino hanno detto che le uccisioni di randagi erano cessate, ma continuiamo a vedere e a filmare cani morti nelle strade e a soccorrere quelli sopravvissuti. Nel centro della Capitale Kiev, città in cui dati ufficiali parlano di 12 mila randagi, non se ne vedono più, mentre prima c&#8217;erano interi gruppi. Stessa cosa a Leopoli.“ E aggiunge: &#8220;Eppure un&#8217;alternativa al massacro esiste: aiutare i volontari. Le autorità ucraine devono sedersi a un tavolo con gli animalisti. I sindaci devono ascoltarli e dare loro una mano. I volontari hanno le strutture dove ospitare i cani, possono risolvere il problema».</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però non viene fatto, anzi non viene nemmeno presa in considerazione come possibilità. Perchè mai affannarsi tanto quando esistono metodi ben più veloci ed efficaci per &#8220;risolvere il problema&#8221;? Sponsor, visibilità, soldi&#8230; Nemici troppo potenti per poter vincere contro la sensibilità, la morale e l&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Platini, il presidente dell’Uefa, dichiara: “Tutto procede bene” ,riferendosi allo stato d’avanzamento dei lavori preparatori per il grande evento sportivo, come stadi e altre infrastrutture. “Sono molto contento di quello che ho visto e voglio congratularmi con tutte le parti coinvolte nel processo di preparazione”, ha dichiarato in occasione della visita allo stadio Olimpico di Kiev. Mentre il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, promette “il massimo impegno” del suo Paese per garantire che Euro 2012 sia una festa del calcio per milioni di tifosi. “Ci stiamo avvicinando a un appuntamento storico per il nostro Paese ed è meraviglioso farlo insieme a voi”, ha detto Yanukovych tra i flash dei fotografi.</p>
<p style="text-align: justify;">Omertà e l’indifferenza regnano quando l’uomo ha a che fare con cose sconvenienti e scomode. Ma è una prassi del tutto inaccettabile, almeno da parte di tutti coloro che sul web,e non solo, si stanno schierando dalla parte di chi condanna questo massacro.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione di Antonio Ricci, <a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/" target="_blank">Striscia la Notizia</a>,  ha dedicato tre puntate (22,23 e 24 febbraio 2012) alla mattanza ucraina, intervistando Andrea Cisternino che spiega con chiarezza e senza indugi cosa c’è dietro tutto questo ed invita noi tutti a prendere posizione, a dimostrare il nostro sdegno boicottando gli Europei 2012. E c’è chi accoglie il suo invito creando pagine su facebook, blog e mostrando striscioni negli stadi che esortano le autorità ucraine a cessare questa barbarie, subito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/PetTherapy_giovane_degente_con_cabe_a_letto____.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13006" title="PetTherapy_giovane_degente_con_cabe_a_letto____" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/PetTherapy_giovane_degente_con_cabe_a_letto____-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Vorrei solo farvi notare un’ultima cosa: i cani che le autorità ucraine stanno decimando sono i “fratelli” di quelli che aiutano bambini disabili a relazionarsi col mondo attraverso la pet terapy , di quelli che sventano traffici di droga, di quelli che salvano centinaia di vite ogni giorno (cani poliziotto, cani da ricerca, cani da soccorso …).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui c’entra ben poco essere animalista. Qui c’entra il Rispetto, la Gratitudine e l’Amore per esseri viventi che, nonostante la nostra miserabile natura, ci amano e adorano sopra ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">
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