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	<title>il Democratico &#187; MISTERI</title>
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	<description>Giornalismo di inchiesta libero e indipendente</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 17:18:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cinema/ L&#8217;esorcista Padre Amorth si confessa in un inedito docufilm</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 01:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimiliano Cordeddu. ￼Il Diavolo esiste davvero, parola di Padre Amorth! In uno sconvolgente docufilm realizzato in Vaticano dal regista Giacomo Franciosa, l&#8217;esorcista ufficiale della Chiesa Cattolica scioglie ogni dubbio: Belzebù non è una favoletta per bambini ma una presenza reale e attiva che interferisce ogni momento nella vita di ognuno di noi. Il presbitero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Massimiliano Cordeddu.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>￼Il Diavolo esiste davvero, parola di Padre Amorth! In uno sconvolgente docufilm realizzato in Vaticano dal regista Giacomo Franciosa, l&#8217;esorcista ufficiale della Chiesa Cattolica scioglie ogni dubbio: Belzebù non è una favoletta per bambini ma una presenza reale e attiva che interferisce ogni momento nella vita di ognuno di noi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2013/04/padre-amorth2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15591" title="padre_amorth" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2013/04/padre-amorth2-150x150.jpg" alt="Padre_amorth" width="150" height="150" /></a>Il presbitero ottantotenne, che da giovane era un politico amico di Giulio Andreotti, illustra in una lunga testimonianza come il Maligno influisce sui comportamenti dei Potenti che reggono i destini dell&#8217;Italia e del mondo, dei personaggi dello Show e della stessa Chiesa, travagliata dagli scandali sessuali e finanziari. L’esorcista, vera chicca del docufilm, non parla in astratto ma correda tutte le sue sorprendenti rivelazioni con tanto di nomi e cognomi dei personaggi celebri citati! Don Amorth dedica una parte del suo racconto anche ai pericoli presenti nei media, dalla Tv ad Internet.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il contributo più scioccante del docufilm è costituito da una serie di filmati sui riti esorcistici. Si tratta di immagini esclusive ed inedite di riti atti a liberare persone indemoniate che sono mostrate per la prima volta nell’opera di Franciosa, ancora in lavorazione. La lunga intervista a Padre Amorth sui segreti dell&#8217;esorcismo, stimolata dalle domande preparate dal giornalista Ernesto Siciliano, sarà integrata dai pareri di scienziati, politici, alti prelati, vips e persone comuni che hanno vissuto l&#8217;incubo di una presenza demoniaca. L&#8217;inchiesta corale fa parte di una collana firmata da Giacomo Franciosa, artefice del genere docu­films in Italia. Si tratta della serie &#8220;Dietro la Maschera”, un vero e proprio format creato dal giovane nipote del divo hollywoodiano Anthony Franciosa, per mostrare le vite reali di personalità di rilievo note al grande pubblico.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La perla più preziosa di questa collana è l&#8217;opera &#8220;Il Ribelle&#8221; su Fabrizio Corona, campione di incassi che è stato riproposto da tutte le più importanti tv nazionali in occasione dell&#8217;arresto in Portogallo dell&#8217;agente fotografico dei Vips. Giacomo Franciosa prosegue con il docufilm su padre Amorth un filone Mistery per lui ricco di grandi successi professionali. A maggio dell&#8217;anno scorso ha infatti diretto un horror che i distributori americani hanno definito il nuovo “Paranormal Activity”. Girato nel Castello romagnolo di Montebello, il film dall&#8217;impianto inedito, scritto con Ernesto Siciliano e Sergio Tiboni, ruota attorno al mito del fantasma di Azzurrina, associato da molti secoli alla rocca riminese. Il montaggio ha subito un ritardo ed è adesso completo e l&#8217;opera sarà nei prossimi mesi nelle sale americane ed europee.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il docufilm su Padre Amorth rappresenta oggi per Franciosa una nuova esaltante sfida sul tema del Mistero: &#8220;Ho scelto ­ annuncia ai suoi fan&#8217;s su Facebook­ un personaggio pazzesco, credetemi, dopo aver sfidato il Castello di Azzurrina, ovviamente sempre con il dovuto rispetto, questa volta mi ritroverò avvolto dai misteri della Chiesa seguendo un grande uomo. Questo doc vi fare stare svegli per tante notti.&#8221; Per il Re dei docu­film, ci sono ora tutte le premesse per replicare il successo de &#8220;Il Ribelle&#8221; grazie al nuovo impressionante film­tributo all’ultimo esorcista della Chiesa</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Intervista a Padre Amorth “l&#8217;Ultimo Esorcista”</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 16:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Gafarelli. Questi sono tempi difficili e paurosi, anche la dimissione di Papa Benedetto XVI ha creato molti dubbi se non paure per la supposta fine del mondo a causa dell&#8217;avvento dell&#8217;ultimo Papa che manderà in rovina Roma secondo antiche profezie e succederà imminente l&#8217;Apocalisse. Scampati indenni alla fine del mondo del calendario Maya [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Marco Gafarelli.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questi  sono  tempi  difficili  e  paurosi, anche  la dimissione   di Papa  Benedetto XVI ha creato molti dubbi se non paure per la supposta  fine del mondo a causa dell&#8217;avvento dell&#8217;ultimo Papa che manderà in  rovina Roma secondo antiche profezie e succederà imminente l&#8217;Apocalisse.  Scampati indenni alla fine del mondo del calendario Maya prevista secondo  alcune interpretazione per il giorno del 21 dicembre 2012, leggiamo  speranzosi le parole di Padre Amorth, “l&#8217;Ultimo Esorcista” .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2013/03/padre-amorth-intervista.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15462" title="padre amorth intervista" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2013/03/padre-amorth-intervista-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>MG:</strong> Padre  Amorth, un  libro  americano  dal titolo   “Il libro segreto dei papi. Dagli archivi segreti del Vaticano l&#8217;inchiesta  sul lato più oscuro della Chiesa”  (autori Leedom Tim C.; Churchville  M.) sostiene  la supposta falsità dei Vangeli in quanto costruiti secondo la rivisitazione  della Chiesa Cattolica per mezzo di tagli e censure in base alla necessità  dei tempi passati. Inoltre ricostruisce la storia dei Papi riprendendo  anche le cose non certamente positive commesse da alcuni di loro nel  corso della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">In  questo  libro  parlano   di lei affermando  appunto  che non sia  la sua  persona  ma bensì  la figura del sacerdote esorcista credente al Vangelo, (nel momento  che afferma appunto che l&#8217;esistenza del Diavolo non si puo&#8217; negare perché  riportata nel Vangelo stesso)  ad  avere  una  fede  cieca  in  un libro che è un falso storico, e quindi che l&#8217;esistenza del diavolo  sia falsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dal fatto che questo  libro tenta di confutare storicamente la veridicità del Vangelo, decostruendo  appunto questa sua affermazione stanno cercando di invalidare  un fondamento   storico  religioso  che  ha  un fondamento  molto più profondo di una  affermazione tagliata dal suo contesto ed incollata nel loro, lei in  che modo vuole rispondere agli autori dello stesso rispetto a questa  accusa nei suoi confronti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A:</strong> Questa é una accusa molto  semplice perché semplicemente è un&#8217;accusa costruita ma infondata per  distruggere tutto o per distruggere il Vangelo stesso o per distruggere  la fede che io ho nel Vangelo e senza nessuna prova o dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Io poi per difendermi da  qualsiasi accusa di questo tipo, parto sempre dal principio del punto  numero uno;  per  tutte le questioni ed i problemi è l&#8217;esistenza di  Dio. Se non si parte da li non si può comprendere nulla.  Vorrei affrontare  questa accusa in modo direttamente causale ma con un parallelismo di  un episodio che ho vissuto faccia a faccia con alcuni miei detrattori,  del resto queste persone che scrivono su di me non mi conoscono personalmente  e neanche io conosco loro, quindi mi limito a portarvi un esempio generico  che vale anche per questa nuova accusa sui vangeli e sulla ingenuità  della mia fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi è capitato più volte  di parlare a dei professori che volevano sostenere che l&#8217;uomo deriva  dalla scimmia facendo le varie figure dei passaggi intermedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Io chiedo sempre: “Va beh,  ma il primo anello dove lo metti?” L&#8217;inizio dov&#8217;è? Non ce l&#8217;avete.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte parlo con gente che  è abortista e dico: “ Se c&#8217;è una legge stupida è la legge italiana  che incomincia con la prima frase ipocrita: “La vita va rispettata.  Poi seconda frase…. Fino al novantesimo giorno si può…. Eccetera  eccetera…</p>
<p style="text-align: justify;">Dico bene? Voi siete professori?  Dimostratemi scientificamente che differenza c&#8217;è tra un feto di novanta  giorni ed un feto di ottantacinque giorni, ditemelo in maniera scientifica,  in maniera da convincermi che un feto di ottantacinque giorni è un  pezzo di carne da buttare via ed invece un feto di novanta giorni è  una persona da trattare con tutta nobiltà. Naturalmente di fronte a  questo ragionamento non sapevano cosa dirmi. Questo perché non c&#8217;è  nessuna differenza tra un feto di ottantacinque giorni ed uno di novanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosi li provoco ancora dicendo:  “ Ed un feto di 80 giorni? Un feto di 75 giorni? Un feto di 60 giorni?  Andando indietro si arriva al momento della concezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedete, la legge italiana  è stata ispirata dalle partite di calcio, al 90esimo minuto l&#8217;arbitro  fischia e la partita si chiude, al 90esimo minuto la vita si chiude  e si apre tutta un&#8217;altra vita, quindi è tutto basato su una presa in  giro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dimostratemi che l&#8217;uccisione  di un feto appena concepito non è un omicidio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG: </strong>Cosa ha da dire invece  su alcune dichiarazioni del Papa Benedetto XVI che ha espresso la possibilità  dell&#8217;esistenza di altre vite provenienti da altri pianeti e che quindi  i fratelli alieni esistano?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A. </strong>Mi sfugge questa frase  detta dal Papa non credo però abbia detto ciò perché Ratzinger è  fedelissimo alla tradizione. Se non partiamo dal principio che tutto  è creato da Dio, e non abbiamo nessuna altra spiegazione che quella  non capiamo niente.  L&#8217;uomo ha la ragione con la ragione con i sensi  costruisce la realtà. Con i sensi e con la ragione l&#8217;uomo poco per  volta è passato dall&#8217;età della pietra alla moderna civiltà ma anche  in questo caso la domanda e&#8217; sempre la stessa, chi è che ha dato l&#8217;inizio?</p>
<p style="text-align: justify;">Poi insisto molto su quelle  verità che la scienza umana non è in grado di spiegare, questo perché  la scienza umana si basa solo sui cinque sensi, su ciò che si vede  e su ciò che si può dimostrare altrimenti non ci crede.</p>
<p style="text-align: justify;">Scienziati umani ditemi ognuno  di voi, e questo è il secondo punto: “ Da dove vieni? Dove vai? Quale  è lo scopo della tua vita?. Ecco tre principi fondamentali che la scienza  umana non ti spiega.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché sei nato adesso e  non sei nato un secolo fa? Perché sei nato in Italia e non sei nato  in Australia?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto quello che riguarda  la tua esistenza, che ne sai? Quale è la spiegazione che dai alla tua  origine?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondariamente c&#8217;è una  cosa su cui tutti sono d&#8217;accordo: “Lo sapete che ad un certo punto  si muore?” però quando si muore dove si va?</p>
<p style="text-align: justify;">Dammi una spiegazione scienza  dove si va quando si muore?</p>
<p style="text-align: justify;">Io lo so perché dal mio  principio (punto numero uno) che è Dio creatore che crea le cose per  l&#8217;eternità, so che dopo morto andrò in Paradiso o all&#8217;Inferno o al  Purgatorio, in un posto eterno, a parte il purgatorio che è provvisorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù disse al ladrone che  subito dopo la morte lui sarebbe stato in Paradiso con lui, quindi l&#8217;anima  subito va in una direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;anima è capace di creare  cose durature mentre il corpo muore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio Dante è morto  nel 1321 ma posso ancora proclamare “Nel mezzo del cammin di nostra  vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">La scienza è tutta basata  sull&#8217;immortalità del pensiero, perché ogni scienziato progredisce  in base a quello che e&#8217; venuto prima di lui. In base a quello che è  venuto prima cresce come un uccello fa il nido sempre allo stesso modo,  non progredisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio è quell&#8217;epoca  stupenda che era il Medio Evo, e che il razionalismo ha voluto farlo  passare come un&#8217;epoca di oscurantismo. Tutte le grandi basiliche sono  tutte del Medio Evo. I Grandi capolavori della scultura della pittura  dell&#8217;architettura dei mosaici tutti di allora. Li ammiri anche adesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG: </strong>I tempi passati in base  a quello che ci hanno lasciato in opere, sembra che avessero individui  più connessi con la mente di Dio…..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A:</strong> Come spiegate che la mente  dell&#8217;uomo possa fare una cosa che dura per secoli e secoli continua  a durare?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è spiegabile  solo con i cinque sensi, c&#8217;è uno “spirito che ci dice che c&#8217;è qualcosa  di più e questo spirito lo dice anche se io penso alla mia stessa vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo punto è: che cosa  ci fai a stare nel mondo?</p>
<p style="text-align: justify;">Io so lo scopo della mia esistenza. Nel catechismo di Pio X troviamo  che chi ci ha creato lo ha fatto per conoscerlo amarlo servirlo e goderlo  per l&#8217;eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi so che lo scopo della mia vita è di ubbidire alle leggi di  Dio ed in compenso per tutta l&#8217;eternità godermi di lui, e per te quale  è lo scopo della tua vita? Che cosa vivi a fare in questo mondo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG:</strong> In questo mondo vivo per conoscere la verità…..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A:</strong> Va bene, ma se poi morto te morto tutto?, che  cosa serve che tu abbia conosciuto qualche cosa se non rimane niente?”</p>
<p style="text-align: justify;">Se il tuo pensiero (ecco che qui c&#8217;è l&#8217;anima  immortale) può reggere al tempo ….</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo pensare alla storia di Adamo ed Eva,  di Mosè, del passato e ne abbiamo le documentazioni grazie all&#8217;intelligenza  umana e grazie al Medio Evo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non avessimo avuto i monaci che ci hanno tramandato  la letteratura Greca, la letteratura Latina, non avremmo più niente.  Grazie a loro queste opere sono state rese per cosi dire eterne e loro  con esse.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché vivi? A che cosa serve la tua vita? Quando  sarai morto dirai a te stesso: “Beh, che ho combinato? In questo mondo  a che cosa è servita la mia esistenza?</p>
<p style="text-align: justify;">Io uno scopo ce l&#8217;ho, la mia esistenza in Paradiso,  se tu uno scopo non ce l&#8217;hai, sei un pover&#8217;uomo…</p>
<p style="text-align: justify;">Dove vengo? So da dove vengo. Dio mi ha pensato  da tutta l&#8217;eternità mi ha fatto nascere dove voleva al momento opportuno,  nella famiglia opportuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché quale scopo vivo? Dio ci ha creato per  mezzo di Gesù Cristo ed è in Gesù Cristo; lo scopo della mia vita  è vivere per tutta l&#8217;eternità felice con lui questo è lo scopo della  mia esistenza. Quando muoio ecco che vado in una delle tre situazioni,  Paradiso, Inferno, Purgatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coloro che mi dicono morto io morto tutto,  io dico che intanto è una cosa non dimostrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché vedi nel passato di molte persone  che muoiono, ma non è morto tutto….. il loro lavoro, il loro pensiero,  quello che hanno fatto, vive ancora. Ma chi è che ha costruito la Basilica  di San Pietro? Egli vive ancora.., la Pietà di Michelangelo? L&#8217;artista  vive ancora. Non si può dire morto io morto tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG:</strong> Quindi per continuare a vivere sono le opere  le cose importanti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A: </strong>Sono le opere appunto che ti danno la dimostrazione  che c&#8217;è qualcosa di te che continua, perché il nostro cammino può continuare. Quindi vuol dire che c&#8217;è qualche cosa che dura  anche dopo la morte, ecco l&#8217;immortalità dell&#8217;anima. Sono tutti principi  fondamentali che se uno ci pensa ci riflette, ci bada, non ha una risposta  se non conforme a Dio, l&#8217;Unico pre-esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta aprire gli occhi e guardare il creato, ma  per forza! Ma chi l&#8217;ha fatto?</p>
<p style="text-align: justify;">Osserva un cielo stellato….sono miliardi e miliardi  di stelle, e chi le ha fatte?</p>
<p style="text-align: justify;">Le hai fatte tu? Ma nota sono tutte in movimento!  Dio crea tutto in movimento, un movimento razionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la terra fosse un po&#8217; più vicina al Sole brucerebbe  tutto, se fosse un po&#8217; più lontana, gelerebbe tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe possibile la vita in entrambi i casi,  invece è nel punto giusto. Se non ci fosse l&#8217;asse terrestre non ci  sarebbero le stagioni. Ma chi è che ha fatto queste cose? Socrate,  Aristotele, Platone, tiratemi fuori chi le ha fatte.</p>
<p style="text-align: justify;">Se uno possiede la ragione, guardando quello che  c&#8217;è dice che qualcuno l&#8217;ha fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Io da questa finestra guardo e vedo un palazzo,  e dico perbacco! C&#8217;è un ingegnere ci sono dei muratori, qualcuno che  la costruito insomma… se no, questo palazzo non ci sarebbe. Guardo  il mio orologio: c&#8217;è qualcuno che l&#8217;ha fatto, altrimenti non ci sarebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo il creato: c&#8217;è qualcuno che la fatto,  non sono stato io…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG: </strong>Possiamo pensare che questa realtà che viviamo  sia un momento di consapevolezza, un periodo di prova, un periodo di  rodaggio, per poi rincontrarci con Dio dopo la morte, però pensando  anche che altre creature che Dio ha fatto pensando per esempio agli  Angeli, ribellandosi e cadendo sono qua insieme a noi e quindi questa  cosa ci crea problemi?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A: </strong>In questi 2000 anni quante persone di grandissima  cultura ed intelligenza che inizialmente non credevano in Dio, poi c&#8217;hanno  creduto ed hanno visto che non esiste altra spiegazione al mondo che  l&#8217;esistenza di Dio Creatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono prendere i grandi filosofi, i Greci  hanno già creduto in Dio, Platone, Socrate il fattore che non sia fatto  da nessuno. Prendiamo poi Chesterton che fu un grande filosofo inglese,  ha fatto il passaggio dall&#8217;ateismo al cristianesimo, ha scritto un libro  intitolato “Ortodossia” che è un capolavoro e ti fa capire come  non è possibile avere un&#8217;altra spiegazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Puoi vedere anche adesso che certi libri tipo  quelli di un amico mio laico, Vittorio Messori come ad esempio “ipotesi  su Gesù questo libro solo in Italia ha superato un milione di copie  ed è un libro tutto per dimostrare che non puoi arrivare ad altra conclusione  che Gesù è Dio. E&#8217; l&#8217;unica conclusione che dopo averle sperimentate  tutte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MG:</strong> La gente è molto curiosa, e questa è una  cosa positiva ma anche negativa, vuole capire perché Gesù riusciva  a fare miracoli mentre Satana tenta le persone. Tra non molto uscirà  un altro mio libro nuovo ma un anno fa ne è uscito un altro intitolato  l&#8217;Ultimo Esorcista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A:</strong> In questo libro mi sono trovato contrario a chiamarlo  cosi, però le edizioni dissero che era un titolo di grido ed infatti  ha venduto molto. Come posso io dire di essere l&#8217;ultimo esorcista? E  gli altri? Infatti mi sembrava un titolo davvero altezzoso, però in  effetti oggi siamo cosi pochi ad esercitare questo ministero spesso  bistrattato dagli stessi Vescovi, che è come se ognuno di noi si sentisse  l&#8217;Ultimo esorcista davanti al peso della responsabilità del ministero  stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece il mio prossimo libro uscirà il 12 Marzo  2013 ed il titolo sarà&#8217;: “Nel segno dell&#8217;esorcista: le ultime battaglie  contro Satana” &#8211; Paolo Rodari curatore dell&#8217;opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei anche qui voluto un altro titolo, però  come sempre sono le edizioni a scegliere.  A differenza del precedente,  questo è un libro molto più basato sulla fede, in quanto il 2013 è  l&#8217;anno della Fede, e ho voluto restare attinente a questo anno cosi  importante in questi tempi cosi difficili, è un libro molto adatto  ai non credenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo per farci capire che ogni uomo è chiamato  anche e soprattutto in tempi di avversità a non fermarsi, non lasciarsi  dare per vinto perché per ciascuno e per tutti, il nostro cammino può continuare.</p>
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		<title>Misteri/ La colonia perduta di Roanoke</title>
		<link>http://ildemocratico.com/2012/10/15/misteri-la-colonia-perduta-di-roanoke/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 19:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Roanoke]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visani. Le sparizioni di singoli individui sono sempre state all&#8217;ordine del giorno: fughe meditate, omicidi non scoperti, rapimenti spesso poco extra e molto terrestri&#8230; non si tratta certo di eventi che possano presentare profili di mistero quali una sparizione di massa. Questo quanto accaduto con quella che è passata alla storia come la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Umberto Visani.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Le sparizioni di singoli individui sono sempre state all&#8217;ordine del giorno: fughe meditate, omicidi non scoperti, rapimenti spesso poco extra e molto terrestri&#8230; non si tratta certo di eventi che possano presentare profili di mistero quali una sparizione di massa. Questo quanto accaduto con quella che è passata alla storia come la colonia perduta di Roanoke</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Creazione della colonia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_14818" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/Sir_Walter_Raleigh_oval_portrait_by_Nicholas_Hilliard.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14818" title="Sir_Walter_Raleigh_oval_portrait_by_Nicholas_Hilliard" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/Sir_Walter_Raleigh_oval_portrait_by_Nicholas_Hilliard-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Sir Walter Raleigh</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 25 marzo 1584 la regina d&#8217;Inghilterra Elisabetta I diede l&#8217;incarico a Sir Walter Raleigh  di stabilire una colonia inglese nell&#8217;area nota come Virginia, con l&#8217;intento di sfruttare la zona da un punto di vista commerciale e creare la base di partenza per privati che compissero assalti alle flotte del tesoro spagnole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successivo 27 aprile 1584 Raleigh fece partire una prima spedizione con l&#8217;intento di esplorare la costa della Virginia e del North Carolina. Essa giunse sull&#8217;isola di Roanoke il 4 luglio e subito vennero stabiliti rapporti con i nativi Secotan e Croatan. Due membri di queste tribù vennero portati in Inghilterra ove, grazie alle informazioni fornite, fu organizzata una seconda spedizione, condotta da Sir Richard Grenville.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa spedizione partì il 9 aprile 1585 e giunse in America ai primi di giugno. Sull&#8217;isola di Roanoke venne subito costruito un piccolo forte, presidiato da 107 uomini a formare una vera e propria colonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un episodio giunse presto a creare turbamento nell&#8217;equilibrio politico locale:  a seguito di un presunto furto di una coppa d&#8217;argento da parte dei pellerossa del villaggio di Aquascogoc, infatti, venne dato l&#8217;ordine di distruggere il villaggio e sterminarne gli abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado questo incidente e la scarsità di cibo, Sir Granville ripartì per l&#8217;Inghilterra, lasciando i 107 uomini della colonia e promettendo loro che sarebbe tornato nell&#8217;aprile dell&#8217;anno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi mesi la colonia venne attaccata da tribù alleate di quella di cui al villaggio saccheggiato, ma i coloni furono in grado di respingere gli assalti. A maggio del 1586, notando che Sir Granville non era tornato come promesso, gran parte dei coloni decise di tornare a casa imbarcandosi su un vascello di Francis Drake.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1587 Sir Walter Raleigh riunì un nuovo gruppo di uomini da mandare a Roanoke, comandato da John White, artista e amico dello stesso Raleigh. Il 22 luglio 1587 il gruppo giunse a Roanoke ma non trovò traccia delle 18 persone rimaste a presidiare l&#8217;insediamento, probabilmente uccise dai nativi Croatan. White, pertanto, cercò immediatamente di ristabilire dei rapporti soddisfacenti con i Croatan, ma non vi riuscì, essendo essi ancora memori di quanto accaduto l&#8217;anno precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, questa volta venne lasciato un presidio di 115 coloni, mentre White ritornò in Inghilterra per chiedere sostegno maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Missing</strong></em>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, fino al 1590 White non fu autorizzato a ripartire per Roanoke, dove giunse infine il 18 agosto. Con enorme sorpresa di tutti, non v&#8217;era traccia dei 118 abitanti della colonia: nessun segno di battaglia, nessun cadavere, semplicemente il gruppo era sparito. Unico indizio, la parola &#8220;Croatoan&#8221; incisa su un legno della palizzata e le lettere &#8220;Cro&#8221; vergate su un albero nelle vicinanze. Prima di abbandonare la colonia tre anni prima, White aveva lasciato istruzioni ben precise nel caso fosse successo qualcosa e i coloni avessero deciso di spostarsi: essi avrebbero dovuto incidere una croce di Malta su un albero vicino e scrivere sotto il motivo del trasferimento nonché la destinazione futura. Pur non essendo presente la croce di Malta, White pensò si trattasse ugualmente di un loro messaggio che indicasse che si erano trasferiti sull&#8217;Isola di Croatoan, ma le condizioni meteorologiche avverse gli impedirono di compiere questa ricerca, per cui ritornò in Inghilterra senza avere scoperto alcunché.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra con la Spagna, però, impedì l&#8217;invio di spedizioni nell&#8217;immediato che potessero indagare su quanto accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Integrazione con tribù locali</strong></p>
<div id="attachment_14816" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/Roanoke-mappa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14816" title="Roanoke mappa" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/10/Roanoke-mappa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Mappa di Roanoke </p></div>
<p style="text-align: justify;">La sparizione così improvvisa, come si può ben immaginare, ha dato il via al sorgere di numerose ipotesi sul destino cui sono andati incontro i coloni di Roanoke.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo storico Lee Miller, nel suo saggio <em>Roanoke: Solving the Mistery of the Lost Colony</em>, ha affermato che i coloni si sarebbero alleati con i Chowanoke, una tribù locale, per fare fronte comune agli attacchi dei Mandoag. A dare credito a questa ipotesi, una mappa del 1607 disegnata da Francis Nelson, nella quale v&#8217;è scritto che &#8220;quattro uomini forniti di vestiti e provenienti da <em>Roonock</em>&#8221; vivevano in un villaggio irochese sul fiume Neuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, William Strachey, segretario della colonia di Jamestown, nel suo saggio <em>The historie of travaile into Virginia Britannia </em>(sic) del 1612 espresse il suo stupore per il fatto che gli insediamenti indiani di Peccarecanick e Ochanahoen presentassero strutture di pietra a due piani, come se degli europei avessero loro insegnato come costruirli, in ciò supponendo uno stretto contatto che ben avrebbe potuto essere fornito dai coloni di Roanoke. Lo stesso Strachey, nella medesima opera, riporta che quattro inglesi vennero visti in un accampamento Eno, ridotti in schiavitù.</p>
<p style="text-align: justify;">John Lawson, fornendo così ulteriore credibilità a questa tesi, nel suo <em>A New Voyage to Carolina</em>, del 1709, affermò che i Croatan che vivevano sull&#8217;Isola di Hatteras e che in precedenza occupavano Roanoke sostenevano di avere degli antenati bianchi che erano in grado di scrivere. A conferma delle loro parole, sia il fatto che molti di loro avessero occhi chiari, sia la presenza nella loro lingua di termini molto simili all&#8217;inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella stessa direzione puntano le testimonianze di coloni francesi nel XVIII secolo che raccontarono di avere incontrato nei pressi di Roanoke dei nativi della tribù Tuscarora dagli occhi azzurri e i capelli biondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, nel 1885 il giurista Hamilton McMillan scoprì, nella contea di Robeson, North Carolina, che i nativi americani, che affermavano di essere i discendenti dei coloni di Roanoke, parlavano un dialetto contenente parole molto simili a parole inglesi ormai desuete ma tipiche a fine Cinquecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Affermazioni di ascendenza di questo tipo sono comuni da parte dei nativi americani in North Carolina e proprio per questo motivo è stato creato il <em>Lost Colony DNA Project</em>, con il compito di mappare il dna dei nativi americani della zona, cosicché semplici affermazioni possano trovare conferma o smentita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altre ipotesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Altre ipotesi sono state formulate in relazione a quanto accaduto a Roanoke. Lo storico David Beers Quinn ha sostenuto che la colonia si sia in un primo momento spostata e poi attaccata e distrutta nel luogo in cui andò a stabilirsi. A sostegno di ciò le affermazioni del capo dei Powhatan che nel 1607 raccontò al capitano Smith e ad altri coloni di Jamestown che aveva spazzato via i coloni di Roanoke poiché si erano alleati con i Chesepian anziché con i Powhatan. A sostegno delle sue affermazioni questi mostrò a Smith degli utensili in ferro, ma non venne trovato alcun corpo o altra prova a supporto delle sue affermazioni, che assumono quindi i contorni più di velate minacce che di eventi effettivamente accaduti.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista delle prove a supporto, quelle appena viste sono le ipotesi più credibili, ma potrebbero essere anche altri i profili con cui ricostruire la vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, dal momento che è stato scoperto che furono anni di particolare siccità, i coloni avrebbero potuto provare a costruire una qualche imbarcazione che potesse loro consentire di tornare in Inghilterra ed essere poi morti nel tentativo, vittime di qualche uragano o tempesta non gestibile su una nave di modesta fattura.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure, sempre stando nel campo delle ipotesi, potrebbe essere che per la mancanza di cibo i coloni siano pian piano deperiti e morti, oppure vittime di reciproco cannibalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ricercatori, infine, hanno affermato vi sia la possibilità che la colonia sia stata rapita in massa  da extraterrestri. A prima vista, gli elementi a sostegno di questa ipotesi sono nulli, dal momento che le spiegazioni più probabili sono altre, e quella di un rapimento alieno non trova nelle prove un sostegno decisivo. V&#8217;è solo un elemento che costituisce motivo di sbalordimento, vale a dire il fatto che la colonia sia stata abbandonata all&#8217;improvviso: tutti gli oggetti parevano al loro posto, il fortino stesso non mostrava segni di attacco/saccheggio. Questo stato immutato del luogo fa venire alla mente il Mary Celeste, brigantino americano ritrovato il 4 dicembre 1872 in mezzo all&#8217;Atlantico completamente privo di equipaggio, nonostante a bordo fosse tutto in perfetto ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, mentre per una nave in pieno oceano risulta molto più problematico capire come possa essere scomparso l&#8217;intero equipaggio, per una colonia in territorio straniero le spiegazioni possono essere molte, senza contare che non si possono trascurare le prove che spingono nella direzione o di una integrazione con tribù locali o nella riduzione in schiavitù piuttosto che nello sterminio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza, la vicenda esaminata risulta piuttosto paradigmatica di come occorra sempre cercare di esaminare il contesto probatorio in maniera piana e scevra di pregiudizi. Con questo non si intende affermare che il fenomeno Ufo non esista, ma semplicemente che la sua esistenza non può essere desunta dalla scomparsa della colonia di Roanoke. Si tratta di una possibilità, certo, ma le prove dell&#8217;esistenza del fenomeno esistono eccome ma sono da ricercarsi altrove.</p>
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		<title>Misteri/ Il caso El Moncayo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 18:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visani. Introduzione Come è stato fatto notare in passato da studiosi del calibro di John A. Keel e Jacques Vallée, le semplici statistiche concernenti la quantità di incontri ravvicinati (dal primo al quarto tipo) sono piuttosto fuorvianti, dal momento che da esse è esclusa tutta una serie di incontri i cui protagonisti tendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Umberto Visani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/el-Moncayo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13990" title="el Moncayo" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/el-Moncayo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come è stato fatto notare in passato da studiosi del calibro di John A. Keel e Jacques Vallée, le semplici statistiche concernenti la quantità di incontri ravvicinati (dal primo al quarto tipo) sono piuttosto fuorvianti, dal momento che da esse è esclusa tutta una serie di incontri i cui protagonisti tendono a non raccontare a terzi per vari motivi (su tutti il timore di non essere creduti). Ecco così cadere nell&#8217;oblio una mole di resoconti che, se venissero alla luce, potrebbero fornire un quadro maggiormente chiaro del fenomeno Ufo inteso nel suo complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, tuttavia, capita che esperienze da tempo nascoste nel proprio io possano essere condivise, specie quando si incontra una persona che, per la propria attività svolta, induce a lasciare da parte ogni eventuale remora avuta sui possibili effetti del raccontare ad altri quanto successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è quanto accaduto al professor Chadien D. Blako, ricercatore argentino di Chapadmalal ed esperto di culti pagani e ritualistica medievale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Morti inspiegabili</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Era il 1999, il professor Blako si trovava a Malaga per un seminario sull&#8217;arte gesuita sudamericana. Tra i vari partecipanti incontrò un certo don Alfonso Orlindo, egli stesso pittore fin da tenera età. I due iniziarono a conversare di arte, e il professor Blako palesò a don Orlindo il proprio interesse per i riti pagani associati al fenomeno delle mutilazioni animali misteriose, tematica sulla quale stava scrivendo un saggio. Sentendo ciò, don Orlindo venne colpito da vivo interesse e disse al professor Blako di essere stato in prima persona testimone di un evento estremamente inconsueto.</p>
<p style="text-align: justify;">Era il 9 febbraio 1987, don Orlindo si trovava nella sua chiesa sulla cordigliera del Moncayo, sita tra Castiglia, Leon e Aragona e costruita nel 1889 da una comunità di Gesuiti, da allora punto di ritrovo per i montanari credenti nella zona. Il clima era gelido, sottozero, e il paesaggio era ricoperto dalla neve caduta nottetempo. Don Orlindo stava passeggiando sul sagrato, quando si accorse della presenza di un animale morto che emergeva dal manto nevoso. Incuriosito, si avvicinò alla creatura e si accorse trattarsi di un avvoltoio. Nulla di strano, non fosse che l&#8217;animale era in uno stato mai visto prima per nessun cadavere: bruciato, scorticato, come se fosse stato sottoposto a una temperatura elevatissima, al punto che le viscere stesse erano carbonizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sorprese, però, erano lungi dall&#8217;essere finite. Mentre esaminava l&#8217;animale, infatti, don Orlindo si accorse che ve ne erano molti altri nelle immediate adiacenze. Fu così che, con stupore misto a paura, don Orlindo tirò fuori dalla neve una quarantina di avvoltoi, tutti morti a causa dello stesso inspiegabile calore improvviso. Don Orlindo, inoltre, ben ricordava come il giorno prima le bestie non fossero presenti e, a giudicare dall&#8217;odore pungente, la morte doveva essere occorsa nelle ore notturne.</p>
<p style="text-align: justify;">Il religioso, non trovando alcuna spiegazione naturale, pensò trattarsi di un qualche segno divino. In ogni caso, per evitare l&#8217;arrivo di predatori che si gettassero sulle carcasse degli avvoltoi deceduti, accese un fuoco e bruciò tutte le bestie, spargendone poi le ceneri dinnanzi alla chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nube purpurea</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/nube.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-13991" title="nube" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/nube-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sul punto di tornare dentro la chiesa, egli si accorse che il cielo si stava rischiarando e tutte le nuvole si stavano diradando, ad eccezione di una, che continuava a rimanere stazionaria sopra il cimitero. Intorno a essa, particolare curioso, un uccello continuava a compiere evoluzioni concentriche, senza &#8220;osare&#8221; entrare all&#8217;interno della nube. Dopo una serie di giri, l&#8217;uccello finalmente si immerse nella nube e, con orrore di padre Orlindo, dopo pochi secondi cadde a terra stecchito.</p>
<p style="text-align: justify;">Stupefatto da quanto stesse accadendo, il prete si avvicinò all&#8217;uccello morto, un astore, e notò come il petto dell&#8217;animale fosse stato aperto di netto, mostrando le viscere, carbonizzate come il piumaggio e le zampe, le quali da gialle erano diventate nere come il carbone.</p>
<p style="text-align: justify;">Presumendo un intervento demoniaco, don Orlindo corse all&#8217;interno della chiesa recitando delle preci. Ci vollero alcuni minuti prima che il religioso ardisse anche semplicemente guardare fuori. Non notando nulla di sospetto, don Orlindo tornò nel sagrato. La strana nuvola era sempre lì: l&#8217;uomo volse la mente all&#8217;episodio della nuvola di Ezechiele, per quanto quella presente sopra di lui non emettesse fiamme né vi fossero figure animali che discendessero dalla medesima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il religioso si inginocchiò e cominciò a pregare. Così stette per circa due ore, mentre l&#8217;oggetto continuava a rimanere nella medesima posizione. Le sensazioni di pace provate da don Orlindo furono molto forti; non solo pace interiore, ma anche quiete esteriore, come se il tempo si fosse fermato e tutta la natura fosse immota (nella casistica ufologica si tratta di un elemento ricorrente, cui nel 1983 la studiosa inglese Jenny Randles ha dato il nome di &#8220;Oz factor&#8221;, dal nome della landa di cui al romanzo &#8220;Il Mago di Oz&#8221;).<a href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Fu in questo silenzio che don Orlindo sentì una voce interiore che lo esortava a guardare in alto. Così fece e, con suo indescrivibile stupore, vide che tra la nuvola e sé medesimo v&#8217;era una mucca che si librava a mezz&#8217;aria. Non sembrava viva, pur non essendo carbonizzata come gli altri animali, presentando invece una specie di strato gelatinoso su tutto il corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di fascio di luce collegava la nuvola alla mucca, fascio che, all&#8217;improvviso, cominciò a variare di intensità, producendo movimenti erratici nel cadavere della bestia, come in una danza priva di qualsiasi logica apparente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fenomeno durò alcuni minuti, fin quando il raggio non scemò del tutto e, come un qualsiasi grave, la mucca non cadde a terra rovinosamente, esplodendo al contatto col suolo e spargendo intorno i visceri. Padre Orlindo scappò nuovamente all&#8217;interno della chiesa, rimanendo in preghiera per molte ore, sicuro si trattasse di un qualche segno superno, una sorta di monito per suoi eventuali comportamenti non graditi al divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mattino seguente padre Orlindo si recò nuovamente all&#8217;esterno dell&#8217;edificio: l&#8217;uccello e la mucca erano ancora lì; al contrario, la nuvola era sparita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi eventi, a distanza di anni, erano molto vividi nella mente del religioso, il quale, stando al resoconto del professor Blako, provava ancora una certa irrequietudine mista a paura nel riportare alla mente il ricordo di quanto avvenuto quella fredda mattina di febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voglio trovare un senso a questa storia&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Fattore-x.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12972" title="Fattore x" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Fattore-x-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caso in esame mostra vari elementi di forte interesse. A un primo livello, emerge con chiarezza la natura ufologica di quanto accaduto: un oggetto volante non identificato, che interagisce con l&#8217;ambiente provocando probabilmente (su questo punto non v&#8217;è la testimonianza certa e diretta del religioso) la morte di 40 avvoltoi  e sicuramente quella di un altro uccello e di una mucca, nonché <a href="http://ildemocratico.com/2012/05/29/enrica-perucchietti-il-fattore-oz/" target="_blank">il &#8220;fattore Oz&#8221;</a> di cui sopra, tutti aspetti che connotano in pieno l&#8217;avvenimento come un incontro ravvicinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tempo stesso, tuttavia, etichettare un evento come un evento di natura ufologica, può voler dire, al tempo stesso, tutto o, più facilmente, nulla. Infatti, fermarsi a questa semplice constatazione non porta da nessuna parte e servirebbe solamente a rimpolpare noiosissime statistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre pertanto un qualcosa di più, un&#8217;analisi di quanto accaduto, alla ricerca di parallelismi e dell&#8217;essenza stessa dell&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento che potrebbe attraversare la mente di un profano, specialmente se cinefilo, è che quanto descritto sia un parto delle menti di David Lynch e Peter Weir unitisi nella scrittura di un copione per un film a quattro mani. E il tirare in ballo Peter Weir non sarebbe nemmeno tanto peregrino, visto che egli girò la trasposizione cinematografica dell&#8217;opera di Joan Lindsay, &#8220;Picnic a Hanging Rock&#8221;, nella quale viene raccontata la misteriosa sparizione di alcune allieve di un college di Melbourne in gita presso la Hanging Rock nel giorno di San Valentino del 1900. Durante l&#8217;ascesa alla formazione rocciosa, infatti, più persone notarono la presenza di una misteriosa nube rossastra che sovrastava la cima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi in entrambi i casi la presenza di un oggetto aereo anomalo. V&#8217;è tuttavia un altro elemento che rimanda fortemente a casistiche passate: l&#8217;adduzione di una mucca. Esiste un illustre precedente:</p>
<p style="text-align: justify;">Settanta anni prima, in piena ondata di <em>airship</em> nel Midwest degli Stati Uniti, un certo Alexander Hamilton, giovane agricoltore di Vernon (Kansas), sotto testimonianza giurata, raccontò che un giorno di aprile del 1897 fu svegliato all&#8217;improvviso dai versi di terrore delle sue bestie. Preoccupato, uscì fuori con altri due uomini e vide in cielo un oggetto sigariforme rosso scuro di circa 100 metri di lunghezza in progressivo avvicinamento alla sua fattoria: l&#8217;oggetto aveva, attaccata al fondo, una sorta di grande gabbia in vetro trasparente, accanto alla quale stava una grossa ruota di circa 10 metri di diametro. L&#8217;aeronave continuava ad avvicinarsi minacciosamente, tanto che Alexander poté vedere e udire sei strani esseri che farfugliavano tra loro in una lingua incomprensibile. In seguito il velivolo si fermò stazionario sopra una mucca per poi abbassarsi repentinamente su di essa: sbalordito, il giovane Alexander si avvicinò alla scena, ove poté constatare che, intorno al collo dell&#8217;animale, ora vi era una corda dello stesso colore rosso scuro dell&#8217;aeronave che collegava la mucca al velivolo. Egli cercò di liberare la bestia, invano, poiché ormai l&#8217;oggetto aveva preso il volo, per quanto lentamente. Il giorno successivo, nella proprietà di Lank Thomas, a circa 6 chilometri di distanza, vennero trovati la pelle scuoiata, le gambe e la testa della mucca, senza che vi fosse alcuna traccia al suolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Considerazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si può dunque notare come il <em>topos</em> sia il medesimo, vale a dire il prelievo di un capo di bestiame nonché la mutilazione di animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può però non accorgersi di come il voler ricondurre per forza il tutto all&#8217;operato di entità extraterrestri sia davvero forzato. Nel caso di El Monteyo, in particolare, non si riscontra un singolo elemento che possa fare pensare a un intervento alieno propriamente inteso: non vi sono oggetti tecnologici, non vi è mostra di supremazia aerea o di altro tipo, bensì abbiamo una sorta di nuvola che si libra nel cielo e che interagisce sia con gli animali sia, non dimentichiamolo, con l&#8217;uomo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il fruitore finale è in ogni caso il prete, il quale è posto dinnanzi a uno spettacolo che certamente gli lascia numerosi dubbi. E&#8217; questo un aspetto che andrebbe maggiormente considerato. Quale il fine di questi contatti? L&#8217;intelligenza dietro al fenomeno cosa vuole trasmetterci? Non solo: perché certi aspetti del fenomeno cambiano al mutare delle epoche e dello spettatore, quasi come se volessero essere più confacenti alle sue aspettative visive?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono queste, a mio giudizio, le domande centrali, ben più degli elementi di contorno che tanto sembrano piacere a certi ufologi tradizionalisti. L&#8217;intento pare quello di muoversi intorno ai sistemi di riferimento di ciascun periodo, veicolando concetti e categorie di pensiero. La manipolazione, del resto, è palese: da travi celesti ad aeronavi a dischi volanti ipertecnologici, pilotati da divinità, uomini orientali o extraterrestri a seconda dei periodi storici: tutto ciò ha un qualche impatto sul tessuto sociale? E se sì, in quale misura? Queste altre domande cui cercare di dare risposta nell&#8217;ottica di una ricerca che  si scrolli le vecchie categorie che portano da  nessuna parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fulcro, infatti, è proprio nell&#8217;osservatore. Come disse John A. Keel: &#8220;se credete nel diavolo, siate certi che un giorno o l&#8217;altro verrà a bussarvi alla porta di casa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote1anc">1</a> Cfr. PERUCCHIETTI E., <em>Il Fattore Oz</em>, Xpublishing, Roma, 2012</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Misteri/ La Bestia del Gévaudan</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 08:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visani. Introduzione Nell&#8217;esaminare a ritroso cronache passate alla ricerca di fenomeni che, quando avvenuti, siano stati percepiti come straordinari, capita di imbattersi in resoconti che, anche con occhio moderno, continuano a essere difficilmente inquadrabili facendo ricorso a categorie usuali nonché preconcette. Quanto accaduto a metà Settecento nel Gévaudan &#8211; ex provincia francese il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Umberto Visani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;esaminare a ritroso cronache passate alla ricerca di fenomeni che, quando avvenuti, siano stati percepiti come straordinari, capita di imbattersi in resoconti che, anche con occhio moderno, continuano a essere difficilmente inquadrabili facendo ricorso a categorie usuali nonché preconcette.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto accaduto a metà Settecento nel Gévaudan &#8211; ex provincia francese il cui territorio fa ora parte del Lozère e dell&#8217;Alta Loira -, come vedremo, è emblematico di ciò ed è per questo che intendiamo portare all&#8217;attenzione dei nostri lettori gli accadimenti che videro protagonista quella che sarebbe passata alla storia con il nome di &#8220;Bestia del Gévaudan&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I primi attacchi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/bestia.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13724" title="bestia" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/bestia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il primo atto della vicenda occorse ai primi di giugno del 1764, quando una donna di Langogne venne assalita da una strana bestia mentre si trovava in una radura a pascolare il bestiame. I suoi due cani fuggirono spaventati, mentre i buoi le si strinsero intorno facendo da scudo agli assalti della creatura ignota. La donna, sconvolta, disse che non si trattava né di un cane selvatico né di un lupo, ma molti in realtà pensarono fosse ancora sotto shock.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda sarebbe stata presto dimenticata da tutti, non fosse che, nei mesi successivi, si ebbe una crescente serie di attacchi da parte dell&#8217;animale sconosciuto, attacchi di cui furono testimoni molte persone che poterono così spazzare via l&#8217;alone di incredulità che aveva circondato il primo assalto: il 30 giugno successivo, a circa due settimane dal precedente caso, una ragazza quattordicenne venne divorata a Saint Etienne de Ludgares; l&#8217;8 agosto venne nuovamente trovata a Puy-Laurent una ragazza orrendamente mutilata; a fine agosto vennero trovati morti tre quindicenni di Chayla l&#8217;Evéque, una signora di Arzenc, un pastore di Chaudeyrac e una ragazza di Thorts. Particolare inquietante, i cadaveri venivano trovati mutilati ma non divorati, nel senso che la bestia non si nutriva dei corpi uccisi ma si limitava a suggerne il sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti coloro che avevano avuto modo di vedere la creatura erano concordi sul fatto che non si trattasse di un comune lupo bensì di un essere bizzarro, grande come un vitello, pelo rossastro, testa sproporzionata, bocca perennemente spalancata, orecchie corte e dritte, torace dal pelame più chiaro, coda lunga e dalla punta bianca e, secondo alcuni, zampe posteriori dotate di zoccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, data la concomitanza di alcuni avvistamenti sembrava che vi potesse essere più di un singolo esemplare dell&#8217;animale, il quale, inoltre, secondo alcuni testimoni sarebbe stato in grado di compiere balzi di circa 5 metri e persino di parlare</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La caccia è aperta</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/luigi-xv.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13725" title="luigi xv" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/luigi-xv-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Dal momento che le morti riconducibili all&#8217;operato di un animale anomalo continuavano, Re Luigi XV autorizzò l&#8217;utilizzo dell&#8217;esercito. Fu così che ebbero inizio lunghe battute in tutto il Gévaudan nella speranza di catturare la bestia: anche la popolazione locale costituì delle vere e proprie <em>posse</em> e la regione venne percorsa in lungo e in largo da migliaia di persone, tutte fermamente intese a porre fine alle terribili morti che avevano sconquassato la vita locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò nonostante, il 12 gennaio 1765 si ebbe un ulteriore attacco: il giovane pastore Jacques Portefaix e altri suoi sei amici vennero assaliti dalla bestia ma riuscirono a non soccombere nel corso di un&#8217;epica lotta in cui diedero prova di un coraggio che valse loro il riconoscimento di una rendita perpetua da parte del re.</p>
<p style="text-align: justify;">La popolazione, sempre più esasperata, cominciò ad escogitare trappole che si potrebbero definire come minimo peculiari: dalle &#8220;donne artificiali&#8221; (manichini formati da sacche di pelle di pecora cosparse di sangue e riempite di budella intrise di veleno) alle cavie umane (uomini camuffati con pelli di orso, cervo, daino, capra, con un copricapo riempito di lame di coltello, ognuno con indosso tre etti di grasso di cristiano misto a sangue di vipera e tre pallottole morse da una vergine) a complessi congegni (notevole un macchinario  composto da trenta fucili azionati da funi collegate a un vitello di 6 mesi il quale, nel caso fosse stato attaccato dalla bestia, divincolandosi avrebbe messo in moto il meccanismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, questi tentativi per catturare la bestia non andarono a buon fine e gli assalti continuarono senza sosta. I resoconti sulla bestia acquisirono una portata notevole, al punto che in tutta la Francia non si faceva altro che parlare della creatura. Fu in questo clima di terrore generale che un certo Jean Charles Marc Antoine Vaumesle d&#8217;Enneval, nobile normanno, noto come implacabile cacciatore di lupi, si offrì di cacciare la bestia.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli, insieme al figlio, giunse a Clermont Ferrand il 17 febbraio 1765 insieme a otto cani addestrati alla caccia al lupo e incominciò a indagare sui casi più recenti. La prima cosa di cui si rese conto fu quella che non si trovava dinnanzi a un comune lupo: le tracce lasciate al suolo, i balzi immani nonché la capacità di spostarsi così rapidamente da una zona all&#8217;altra gli fecero capire che avrebbe dovuto faticare più del solito per cacciare la sua preda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Bestia è morta, viva la Bestia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/bestia_gevaudan2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13727" title="bestia_gevaudan2" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/06/bestia_gevaudan2-300x146.jpg" alt="" width="300" height="146" /></a>I mesi, però, passavano, e la bestia continuava a mietere numerose vittime, al punto che re Luigi XV, non comprendendo come fosse possibile che un animale, per quanto anomalo, non venisse catturato, incaricò, nel giugno del 1765, il suo Gran Portatore di Archibugio, François Antoine, di uccidere la belva.</p>
<p style="text-align: justify;">François si recò sul posto e, come molti altri prima di lui, iniziò a braccare l&#8217;animale misterioso, con tanto di messa in opera di ingegnose trappole. Il 21 settembre 1765, nel corso di un appostamento, egli vide appressarsigli un animale enorme, con la bocca spalancata e gli occhi spiritati. François sparò e colpì a morte l&#8217;animale: 45 chili, lungo 1 metro e 75 centimetri, con denti aguzzi e zampe molto sviluppate ma, come era apparso chiaro fin dall&#8217;inizio a François e come avrebbe in seguito confermato il chirurgo di Saugues, si trattava di un lupo, per quanto dalle forme poderose.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;animale venne portato a Parigi e grandi onori vennero tributati a François e a suo figlio. Nel Gévaudan, al contrario, gran scetticismo aleggiava su quanto accaduto, dal momento che molti sospettavano che François si fosse limitato a uccidere un semplice lupo solo per ottenere la gloria di essere visto, agli occhi del re, come l&#8217;uccisore della Bestia.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, dopo poche settimane, gli assalti ripresero secondo le stesse modalità viste in precedenza, con forse addirittura maggiore intensità, al punto che, secondo quanto riportato nelle cronache dell&#8217;epoca, dal primo gennaio 1766 si sarebbe avuto un attacco al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni testimoni affermarono che l&#8217;animale era in grado di stare ritto sulle zampe posteriori e che proprio in questa postura aggrediva le persone onde poter graffiare con maggiore agilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito vennero inoltrate richieste di aiuto a Parigi, ma il Re non ne volle sapere, dal momento che riteneva chiuso il caso. Di conseguenza, vennero nuovamente formati comitati per catturare l&#8217;animale. Fu il 19 giugno 1767, durante una di queste battute, che un certo Jean Chastel, cacciatore esperto di 60 anni, riuscì a sparare alla bestia e a ucciderla. Il cadavere dell&#8217;animale venne portato al castello di Besques per essere esaminato: si trattava effettivamente della Bestia. Molto diversa da un lupo, con un fitto pelame rossastro attraversato da striature nere, una testa di dimensioni anomale, gli occhi provvisti di una insolita membrana in grado di coprire l&#8217;intero bulbo oculare, zanne munite di artigli lunghissimi, una dentizione ipersviluppata e, elemento che fece comprendere come questa volta fosse stato ucciso il vero responsabile delle morti avvenute in quel triennio, con resti umani nello stomaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corpo della Bestia venne esposto in tutto il Gévaudan per settimane e, ad agosto, venne portato a Parigi con l&#8217;intento di mostrare come l&#8217;intera vicenda fosse stata sminuita dal re. Sfortunatamente, dato il caldo agostano, il cadavere della Bestia subì un brusco processo di decomposizione che rese vana qualsiasi ulteriore autopsia a Parigi, al punto che dovette essere seppellito senza venire analizzato da qualche chirurgo parigino.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di quanto accaduto dopo la morte della prima bestia (che in realtà era un comune lupo), gli attacchi non si verificarono più e la popolazione del Gévaudan poté riprendere la propria vita di sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come in qualsiasi ambito, gli elementi che bisogna maggiormente tenere in considerazione per poter formulare delle ipotesi giungono dalle testimonianze di prima mano dell&#8217;epoca. Esse ci dicono in maniera chiara e incontrovertibile che la Bestia non era un comune lupo. Per quanto si potrebbe obiettare che si trattasse di esagerazioni dovute alla grande paura sviluppatasi nella regione, in ogni caso la conferma del fatto che non fosse un lupo ci giunge dalle analisi effettuate al castello di Besques e di cui è rimasta una testimonianza ufficiale redatta dal professor Marin, regio scrivano del Langeac.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo, l&#8217;ipotesi lupo è continuata a circolare negli ambienti scientifici per decenni, finché nel 2009 History Channel non ha prodotto un documentario, realizzato dal celebre zoologo Ken Gerhardt e dal criminologo George Deuchar, in cui, tramite l&#8217;utilizzo di tutte le tecniche forensi più moderne, è stato dimostrato come il lupo non abbia sufficiente forza mandibolare per poter tagliare le ossa, decapitare le persone o tranciare arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta messa da parte l&#8217;ipotesi lupo, però, occorre domandarsi che cosa fosse quindi la Bestia. Sempre il documentario di History Channel ha suggerito si fosse trattato di una iena, dal momento che le descrizioni (in particolare il pelame rossastro striato) potrebbero ben riferirsi a questo animale, senza dimenticare che, al contrario del lupo, la iena ha una forza mandibolare sufficiente per recidere le ossa. Il documentario si spinge oltre, affermando che tale iena potesse essere stata in parte addomesticata proprio dal suo futuro assassino, Jean Chastel, il quale avrebbe creato di proposito la minaccia, causando gli eventi, per poi giungere egli stesso in qualità di salvatore ed essere acclamato e onorato dalla gente del posto (pratica ben nota e adottata in molti altri campi, con particolare riferimento alla gestione della <em>res publica</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta sicuramente di un&#8217;ipotesi suggestiva e interessante, per quanto non sia facilmente comprensibile come Jean Chastel, cacciatore sessantenne del Gévaudan, sia potuto entrare in possesso di una iena e, ancor più, come abbia potuto addomesticarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, il fatto che, fino al 1954, la Francia sia stata per almeno altre quattro volte (1693-1696, 1809-1812, 1875-1878 e 1951-1954) teatro di caccia per una bestia identica a quella del Gévaudan e responsabile di morti atroci prodotte da terribili lacerazioni unite a contestuale dissanguamento, non può non fare venire in mente almeno due ulteriori ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima, pensando anche alla postura eretta della bestia notata in alcune circostanze, ai suoi balzi e alle morti per dissanguamento, è che si trattasse di una sorta di chupacabras (il quale tra l&#8217;altro, stando alle ricerche svolte su un esemplare trovato da una studiosa texana, sarebbe semplicemente una specie anomala di coyote mutato, quindi sempre un canide, proprio come la presunta iena del Gévaudan).</p>
<p style="text-align: justify;">In seconda battuta, facendo riferimento soprattutto alla sfuggevolezza della creatura e al terrore che essa instillò nella popolazione (terrore arcano che ben difficilmente potrebbe essere provocato da un semplice animale, per quanto feroce), si potrebbe anche pensare a un essere non riconducibile al mondo animale, un&#8217;entità proveniente da un altro piano del reale che si è immessa nella nostra dimensione a intervalli regolari (da notare la sua comparsa in archi di tempo della durata di un triennio), proprio come l&#8217;Uomo Falena, il New Jersey Devil, il Sasquatch.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, ancora forti dubbi aleggiano in merito all&#8217;effettiva natura dell&#8217;animale che terrorizzò il Gévaudan a metà Settecento. L&#8217;unico aspetto di cui si è certi è che non si trattasse di un lupo, poiché le stesse analisi dell&#8217;epoca fecero accantonare presto questa ipotesi. Se si trattasse di una iena, di un chupacabras o di un&#8217;entità paradimensionale, purtroppo nessuno, a oltre due secoli di distanza, può dirlo con certezza, per cui solo eventuale nuova casistica potrà consentirci di tracciare possibili parallelismi tra fenomeni contemporanei e la bestia del Gévaudan.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia essenziale:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">KEEL John, <em>Strange Creatures from Time &amp; Space</em>, Sphere Books, Londra, 1975.</p>
<p style="text-align: justify;">LAGRAVE Roger, <em>Autres dits de la bête</em>, Éditions Gévaudan Cévennes, 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">LOUIS Michel, <em>La Bête du Gévaudan &#8211; L&#8217;innocence des loups</em>, Librairie Académique Perrin, Parigi, 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">POURCHER Pierre, <em>Histoire de la bête du Gévaudan</em>, Jeanne Laffite, Marsiglia, 2006.</p>
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		<title>Enrica Perucchietti/ Il Fattore Oz</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 15:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[MISTERI]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visani. Il libro è reperibile in edicola in allegato al numero 43 di XTIMES L&#8217;ufologia, intesa come disciplina che studia gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati e fenomeni connessi, si trova da tempo a un punto fermo, condizionata com&#8217;è da interpretazioni passatiste spesso uguali da decenni, nonché introiettata su se stessa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Umberto Visani.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">Il libro è reperibile in edicola in allegato al numero 43 di XTIMES</h2>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Fattore-x.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12972" title="Fattore x" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Fattore-x-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;ufologia, intesa come disciplina che studia gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati e fenomeni connessi, si trova da tempo a un punto fermo, condizionata com&#8217;è da interpretazioni passatiste spesso uguali da decenni, nonché introiettata su se stessa in una sorta di autoammirazione che non ha condotto a scoperte fruttifere sulla natura intima del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo approccio improduttivo si scosta con forza &#8220;Il fattore Oz&#8221;, di Enrica Perucchietti, nota giornalista e scrittrice,  giunta alla sua seconda fatica editoriale dopo &#8220;<a href="http://ildemocratico.com/2011/05/25/ombre-dal-passato-e-promesse-disattese-laltra-faccia-di-obama/" target="_blank">L&#8217;altra faccia di Obama</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo secondo saggio, infatti, l&#8217;autrice, grazie a un bagaglio di conoscenze e studi di primissimo piano in filosofia, tradizioni e miti, si accosta alla tematica &#8220;aliena&#8221; in maniera multidisciplinare e diacronica.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, a differenza di quanto molti potrebbero pensare, i contatti con entità percepite come estranee al consesso umano non sono un qualcosa che caratterizzi esclusivamente la modernità. Già in passato, come illustra l&#8217;autrice, l&#8217;uomo era attorniato da creature dall&#8217;origine ignota che lo portavano nei loro mondi: elfi, fate, gnomi, ninfe, demoni, incubi, succubi, spiriti, jinn, fino ad arrivare ai moderni resoconti di contatti con sedicenti extraterrestri, tutti accomunati da un <em>modus operandi</em> che, pur nel variare della loro parvenza esteriore, risulta totalmente omogeneo nei secoli e di difficile decifrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A un quadro di questo tipo, in cui il fenomeno mostra un chiaro intento illusorio, si aggiunge un&#8217;ulteriore livello di problematicità: la somministrazione di dimetiltriptamina, un triptamina endogena allucinogena presente nel fluido cerebrospinale nonché in numerose piante utilizzate nelle culture sciamaniche, consente di avere esperienze <em>in toto</em> sovrapponibili a quelle sopramenzionate: incontri con entità fatate, grigi, esseri demoniaci, presenze superomistiche, sottoposizione a trattamenti chirurgici invasivi come nei resoconti di <em>abductions</em>. Tutto questo senza che il corpo fisico di coloro che sperimentano tali sensazioni si muova dalla stanza in cui è avvenuta la somministrazione della dimetiltriptamina.</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio qui che l&#8217;autrice riesce là dove molti altri ricercatori si fermano: illustrando con precisa chiarezza le più recenti teorizzazioni della fisica quantistica, la Perucchietti getta un ponte tra mondi che solo agli stolti potrebbero sembrare distanti (se non addirittura totalmente divergenti), vale a dire quello delle Tradizioni e quello della scienza estrema. Proprio la fisica, infatti, negli ultimi anni è stata oggetto di una vera e propria rivoluzione, portando al contempo a una disintegrazione di ciò che chiamiamo reale nel senso comunemente inteso e all&#8217;avvicinarsi al sapere tradizionale degli Antichi. Ecco dunque venire postulata l&#8217;esistenza di un Multiverso, di dimensioni parallele cui gli sciamani riescono ad accedere da sempre in stati alterati di coscienza, passando oltre le porte della percezione di huxleyana memoria, ove dimorano creature che da millenni interagiscono con l&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello degli Ufo, di conseguenza, rappresenterebbe null&#8217;altro che la forma moderna assunta da entità multidimensionali in un perenne inganno dell&#8217;umanità, volto a sedurre le masse disorientate alla continua ricerca di punti di riferimento che vengono così invertiti nella loro scala valoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il fattore Oz&#8221; rappresenta dunque un vero e proprio vento del cambiamento che ci auguriamo possa il più possibile spazzare via ipotesi che stancamente vengono ripetute da tempo immemore.</p>
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		<title>Criptozoologia/ Dal mostro di Loch Ness al Diavolo del New Jersey: animali misteriosi, esseri anomali</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 11:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visiani. Nel mondo accademico la criptozoologia, vale a dire lo studio di animali la cui esistenza non è ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale, viene ritenuta come una sorta di futile passatempo per menti ingenue e romantiche: l&#8217;atteggiamento più comune nei confronti di queste tematiche è una miope derisione, lontana anni luce da quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Umberto Visiani.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo accademico la criptozoologia, vale a dire lo studio di animali la cui esistenza non è ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale, viene ritenuta come una sorta di futile passatempo per menti ingenue e romantiche: l&#8217;atteggiamento più comune nei confronti di queste tematiche è una miope derisione, lontana anni luce da quanto il metodo scientifico imporrebbe, tipica invece delle Vulgate che i fautori della scienza dogmatica amano ripetere a mo&#8217; di reiterate cantilene senza alcuno spirito di indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">A un atteggiamento più prudenziale dovrebbe condurre la semplice constatazione del fatto che, solo circa 250 anni fa, le specie animali classificate ammontavano a meno di un migliaio, per poi aumentare di anno in anno in un processo di continua scoperta che perdura ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Scopo del presente articolo è analizzare prove e testimonianze relative ad alcuni animali non ancora classificati dalla zoologia per poi passare, nella seconda parte della trattazione, ad esaminare resoconti concernenti la presenza di esseri che pare senza dubbio più problematico ricondurre al regno animale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL MOSTRO DI LOCH NESS</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/04/loch_ness_.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1307" title="loch_ness_" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2010/04/loch_ness_-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;animale che più di tutti ha fatto parlare di sé in ambito accademico (e non) è senza dubbio Nessie, vale a dire la creatura che dimorerebbe nelle fredde acque del Loch Ness in Scozia, tra Inverness e Fort Augustus.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerosi scienziati, senza procedere ad analizzare la mole di prove, si limitano ad affermare saccentemente che l&#8217;intero fenomeno non sarebbe nient&#8217;altro che una trovata per incrementare il turismo nella zona. Dall&#8217;esame di opere passate e di cronache medievali emerge, al contrario, tutta un&#8217;altra realtà. Un certo Adamnan, autore de &#8220;<em>La Vita di san Colombano</em>&#8220;, racconta che Colombano nel 565 d.C., nella sua opera di evangelizzazione delle tribù picte della Scozia, giunto sulle rive del lago, si imbatté in una creatura acquatica di dimensioni notevoli che aveva appena mangiato un uomo. Certo la storia in sé non prova nulla, ma è quantomeno curioso il fatto che, tra tutti i laghi della Scozia, proprio in relazione al Loch Ness sia stata tramandato un racconto di siffatto tenore.</p>
<p style="text-align: justify;">Storia che non rappresenta un <em>unicum</em>, ma è accompagnata da altri resoconti del XVI, XVII e XVIII secolo concernenti incontri, sempre nel Loch Ness, con bestie di volta in volta definite &#8220;leviatani&#8221;, &#8220;mostri&#8221;; lo stesso Sir Walter Scott fa menzione di un &#8220;mostro acquatico&#8221; in uno dei suoi Diari del 1827.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; però a partire dal 1933, con la costruzione di una strada carrozzabile sulle rive del lago, che i resoconti aumentano in maniera esponenziale. Resoconti tra loro coerenti nel descrivere un animale di circa 5-8 metri di lunghezza, con un collo estremamente lungo e sottile di colore grigio scuro. Non mancano altresì in quegli anni gli avvistamenti sulle rive del lago di un animale descritto come un enorme mollusco che si spostava con lentezza nei pressi dello specchio d&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Col passare del tempo l&#8217;interesse per Nessie cresce vieppiù, culminando in due approfondite scansioni tramite sonar delle acque del lago (nel 1972 e nel 1987) attraverso l&#8217;utilizzo di una vera e propria rete formata da imbarcazioni che percorsero in lungo e in largo le acque del lago: i risultati della medesima furono quantomeno interessanti, nel senso che venne rilevata la presenza di un qualcosa di solido e di dimensioni rilevanti (circa 10 metri) nelle profondità del lago, ma non fu possibile stabilire con certezza se si trattasse effettivamente di un singolo animale o di un banco di pesci o di alcuni tronchi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/pleiosauro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13569" title="pleiosauro" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/pleiosauro-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Varie ipotesi sono state fatte in merito alla possibile natura di Nessie: da molte fotografie risulta notevole la somiglianza con un animale preistorico ormai ritenuto estinto, il plesiosauro: la presenza di pinne (fotografate nel 1972 con una macchina fotografica subacquea) e il lungo collo sono elementi che tracciano una linea di congiunzione forte con detto animale preistorico. Altri studiosi, Bernard Heuvelmans in testa, hanno ritenuto si tratti di un animale non ancora conosciuto, da loro ribattezzato <em>Megalotaria longicollis</em>, ossia gran lotaria dal lungo collo. Per entrambe le ipotesi, due problemi fondamentali si presentano: per garantire la sussistenza alimentare di siffatto animale, ci vorrebbe una quantità di pesce che nel lago non è invece presente; inoltre, per consentire la riproduzione della specie, bisogna postulare l&#8217;esistenza non di uno ma di un certo numero di animali di questo tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa pensare dunque? Le prove relative all&#8217;esistenza di un animale ancora sconosciuto all&#8217;interno del lago sono numerose; inoltre, a partire dalla fine degli anni &#8217;90, le testimonianze si sono notevolmente ridotte, al punto da portare a ritenere che la creatura possa essersi estinta (in ciò smentendo coloro che propenderebbero per l&#8217;artificialità del fenomeno, in quanto se si trattasse di mistificazioni esse continuerebbero a prescindere da qualsiasi effettiva presenza nelle acque del lago di un animale ancora ignoto).</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si avvicina per la prima volta a questa tematica potrebbe essere portato a domandarsi, errando nelle stesse premesse, come mai solo nel Loch Ness vi siano testimonianze di questo tipo. Nient&#8217;affatto: le tradizioni, le prove fotografiche, i resoconti riguardanti la presenza di animali dall&#8217;aspetto simile a un plesiosauro negli specchi lacustri sono numerosi e non circoscritti al solo Loch Ness. Basti pensare all&#8217;animale che vivrebbe nel Lago Champlain nello Stato di New York, al cosiddetto Ogopogo canadese del Lago Okanagan, a tradizioni similari concernenti laghi argentini e norvegesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Liquidare il tutto come mere speculazioni a scopi turistici pare davvero riduttivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>YETI, SASQUATCH, BIG FOOT</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/bigfoot2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13566" title="bigfoot2" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/bigfoot2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il primo riferimento allo yeti risale al 1899 ed è contenuto nel libro di viaggi <em>Among the Himalayas</em> di un certo L.A. Waddell, il quale afferma di avere incontrato, durante una spedizione nel Sikkim nel 1887, numerose creature di aspetto umanoide, molto alte, ricoperte di folta peluria e di averne fatto un calco delle relative gigantesche impronte.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre anni prima, stando a quanto riportato nel <em>Daily British Colonist</em> del 3 luglio 1884, un gruppo di addetti alla costruzione di una ferrovia, intenti a scavare una galleria nei pressi di Yale (British Columbia), si imbatterono in un essere che definirono &#8220;metà uomo metà bestia&#8221; e che riuscirono a catturare vivo: costoro affermarono che l&#8217;essere in questione era alto all&#8217;incirca 140 cm e che assomigliava nelle fattezze complessive ad un uomo, non fosse stato per uno strato di peluria brillante di circa 3 cm che gli ricopriva tutto il corpo. Che fine abbia fatto la creatura catturata non risulta dalle cronache dell&#8217;epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per il &#8220;mostro&#8221; di Loch Ness, ritenere che questi resoconti costituiscano un frutto della modernità vorrebbe dire ignorare in toto tutte le tradizioni delle popolazioni indigene, le quali al contrario tramandano numerosi racconti relativi ai cosiddetti <em>Wild Men</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Può cambiare il nome (Yeti in Himalaya, Sasquatch in Canada, Big Foot negli Stati Uniti), ma le testimonianze (tra le quali anche quella del noto scalatore Reinhold Messner), le fotografie, i filmati (celeberrimo quello di Patterson-Gimlin del 1967) narrano la medesima storia: la presenza, nelle fitte boscaglie nordamericane piuttosto che sulle vette dell&#8217;Himalaya, di creature dalle forme imponenti ricoperte di peluria, d&#8217;altezza tra i 120 e i 300 centimetri, bipedi, d&#8217;aspetto né totalmente scimmiesco né totalmente umano, a creare un <em>tertium genus</em> tra l&#8217;uomo e la scimmia.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerosissime le impronte trovate, caratterizzate da un passo di una lunghezza impossibile da sostenere per un uomo, talmente profonde da far supporre un peso a volte ben oltre i 150 kg; impronte caratterizzate da una flessibilità metatarsale impossibile per un eventuale falsificatore munito di calchi artefatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ipotesi avanzate sono molteplici: lasciando da parte coloro che, senza indagare, si limitano ad affermarne l&#8217;inesistenza a causa dell&#8217;impossibilità aprioristica che dette creature possano esistere (atteggiamento scientificamente a dir poco ridicolo), alcuni studiosi hanno avanzato l&#8217;ipotesi che si possa trattare di una particolare scimmia non ancora classificata (ma l&#8217;andatura bipede farebbe propendere per altre soluzioni), altri ancora ritengono possa trattarsi degli ultimi esemplari di Gigantopiteco. Ma l&#8217;ipotesi più affascinante, che ci porterà ad analizzare più avanti altri tipi di creature, è quella dello studioso americano John A. Keel: egli, sulla scorta di alcune tradizioni pellerossa secondo le quali il Sasquatch sarebbe una figura, al tempo stesso, sia reale sia appartenente al mondo degli spiriti, ha sostenuto sì la realtà del fenomeno, ma esso sarebbe reale esclusivamente nelle menti di coloro che lo percepiscono, in quanto il fenomeno di apparizioni di queste creature sarebbe elusivo per sua natura e nasconderebbe dietro la propria coltre di fumo tutt&#8217;altri artefici e finalità. Il punto nodale dell&#8217;argomentare di Keel è che, se davvero un animale di questo tipo esistesse, allora se ne sarebbero già trovati numerosi cadaveri. Al contrario, il mancato reperimento di cadaveri unito al ritrovamento di serie di impronte che terminano all&#8217;improvviso come se l&#8217;animale in questione si fosse smaterializzato, fanno propendere Keel per una natura parafisica dell&#8217;intero fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne lo Yeti, il Big Foot e il Sasquatch, la teoria di Keel non pare del tutto convincente, in quanto numerosi sono i filmati, i ritrovamenti di peli, le impronte relative a questi esseri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, vi è un&#8217;ampia casistica relativa ad avvistamenti di esseri che, per le caratteristiche mostrate, ben poco paiono avere in comune con gli altri animali, in ciò legittimando e rendendo particolarmente credibile le ipotesi prospettate da Keel. Vediamone alcuni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DIAVOLO DEL NEW JERSEY</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/diavolo-new-jearsy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13567" title="diavolo new jearsy" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/05/diavolo-new-jearsy-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le tradizioni relative al cosiddetto diavolo del New Jersey risalgono all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, quando il Commodoro Stephen Decatur, mentre effettuava prove di fuoco di bordata sulla sua nave, vide uno strano essere volare nel tratto di cielo in prossimità della nave: incuriosito vi indirizzò il fuoco dei cannoni e colpì la misteriosa creatura, la quale però continuò a volare come se nulla fosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso Giuseppe Buonaparte, fratello di Napoleone, narra di essersi imbattuto in un misterioso animale nei pressi di Bordertown (sempre nel New Jersey). Resoconti simili continuano per tutto l&#8217;Ottocento, cui si aggiungono casi di stragi di bestiame ad opera di animali ignoti (in ciò generando stupefacenti parallelismi con i moderni resoconti relativi al chupacabra).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tuttavia nel 1909, in gennaio soprattutto, che si ha una sorta di <em>flap</em> nelle apparizioni di questo inquietante animale. Centinaia le testimonianze relative all&#8217;avvistamento di un essere volante con occhi luccicanti che emetteva un verso acuto e raccapricciante. La più precisa descrizione viene effettuata dai coniugi Evans di Gloucester (New Jersey), i quali, svegliati da uno strano rumore la mattina del 19 gennaio 1909 e avvicinatisi alla finestra della loro abitazione, poterono vedere per alcuni minuti nel loro giardino un animale che descrissero come segue: alto poco più di un metro, con una testa di forma canina e un muso di sembianze vagamente equine, un lungo collo, ali di circa 60 cm, zampe posteriori lunghe e zoccoli simili a quelli di un cavallo. Non appena aprirono la finestra, il misterioso animale prese il volo.</p>
<p style="text-align: justify;">Identiche descrizioni vennero effettuate, il giorno successivo, da un agente della polizia e dal reverendo di Pemberton i quali videro l&#8217;essere nei pressi di Burlington. Infinite, inoltre, le impronte ritrovate sia per terra sia sui tetti, nonché gli infruttuosi tentativi di abbattere la creatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli avvistamenti continuano per tutto il 1909 con un&#8217;intensità e una qualità delle testimonianze (provenienti da persone altamente affidabili) che fanno propendere per la genuinità del fenomeno; a semplici avvistamenti si aggiungono, negli anni successivi, ulteriori casi di uccisioni inspiegate di bestiame.</p>
<p style="text-align: justify;">Le descrizioni della creatura, in particolare gli occhi luminescenti, la capacità di volare, il grido agghiacciante udito molteplici volte, non possono non far venire in mente forti parallelismi con la creatura che nel 1966-67 terrorizzò il West Virginia, passando alla storia con il nome di Uomo Falena: ricondurre al regno animale questi esseri pare oltremodo arduo, in quanto la loro elusività pare far propendere per differenti spiegazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la casistica relativa ad esseri capaci di volare è amplissima: il <em>New York Times</em> del 12 settembre 1880 riporta dell&#8217;avvistamento, effettuato da una ventina di persone in zone diverse di New York, di quanto venne descritto come un uomo con ali di pipistrello e zampe di rana il quale volava sopra Coney Island verso ovest ad un&#8217;altitudine di circa 350 metri compiendo gesti simili a quelli di una rana mentre nuota. Si pensi altresì a tutta la casistica di epoca vittoriana relativa al cosiddetto <em>Spring Heeled Jack</em>, descritto come un essere con occhi luccicanti, naso adunco, orecchie appuntite che terrorizzava Londra e dintorni per poi scomparire compiendo balzi impossibili per qualsiasi acrobata e, secondo certe testimonianze, persino in grado di volare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le spiegazioni avanzate per questo tipo di casistica (dal diavolo del New Jersey all&#8217;Uomo Falena ai curiosi avvistamenti di creature alate) sono le più varie: vi è chi ha parlato di errate identificazioni di semplici gufi o di comuni uccelli notturni, chi ha avanzato l&#8217;ipotesi della possibile esistenza di pterodattili o di qualche animale non ancora conosciuto. Come vedremo in sede di conclusioni, tali spiegazioni paiono troppo semplicistiche e non forniscono una spiegazione concreta all&#8217;elusività del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da quanto esaminato finora, si può notare come nel vasto mondo degli animali &#8220;misteriosi&#8221; si debba tracciare una netta divisione: da un lato creature che non sono nient&#8217;altro che animali che la scienza, per ritrosia a confutare proprie posizioni preconcette, non ha ancora classificato (dalle creature lacustri come quella del Loch Ness, ai serpenti marini, al Big Foot-Yeti-Sasquatch), tutte creature il cui comportamento nei confronti dell&#8217;uomo è più o meno neutrale come per tutti gli altri animali conosciuti; dall&#8217;altro lato, tuttavia, vi è una imponente casistica relativa a esseri che sembrano avere un&#8217;origine differente, certamente più sinistra e spesso ostile, esseri ben diversi e dal comportamento anomalo rispetto a qualsiasi altro animale propriamente inteso.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; per questo secondo gruppo (al cui interno inserisco il <em>New Jersey Devil</em>, l&#8217;Uomo Falena, lo <em>Spring Heeled Jack</em>) che la teoria di Keel balza agli occhi per la sua plausibilità: secondo Keel, questo tipo di creature proviene da una realtà che solo in certe particolari circostanze è tangente alla nostra: creature la cui natura non è fisica nel senso comunemente inteso, ma è parafisica e tende a giocare con le <em>formae mentis</em> di ciascuno di noi e ad apparire nelle modalità più consone  a quanto siamo abituati, traendo la propria forma esteriore dalle nostre credenze e dai quadri di riferimento in cui ciascuna epoca e ciascuna persona sono più o meno consapevolmente immerse: folletti, animali misteriosi che rapiscono il bestiame (e non solo), alieni provenienti dallo spazio profondo, secondo Keel sono tutte manifestazioni di un qualcosa di oscuro che si muove all&#8217;insaputa dell&#8217;uomo e le cui finalità paiono al momento totalmente insondabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ebbe modo di affermare Keel, &lt;&lt; I mostri più temibili dimorano negli oscuri meandri della nostra mente, in attesa di prendere forma tramite le nostre paure e le nostre intime convinzioni &gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE</p>
<p style="text-align: justify;">CANTAGALLI Renzo, <em>Sasquatch: Enigma Antropologico</em>, SugarCo Edizioni, Milano, 1975</p>
<p style="text-align: justify;">HOLIDAY F.W., <em>Il Mostro di Loch Ness</em>, Sugar Editore, Milano, 1970</p>
<p style="text-align: justify;">KEEL John, <em>Strange Creatures from Time &amp; Space</em>, Sphere Books, London, 1975</p>
<p style="text-align: justify;">MCGLOY James F., <em>The Jersey Devil</em>, Wallingford (PA), The Middle Atlantic Press, 1976</p>
<p style="text-align: justify;">SKINNER Charles, <em>American Myths and Legends</em>, Philadelphia (PA), J.B. Lipincott, 1963</p>
<p style="text-align: justify;">WITCHELL Nicholas, <em>The Loch Ness Story</em>, Corgi Books, London, 1974</p>
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		<title>Yowie, lo strano essere mezzo uomo mezzo bestia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 18:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>

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		<description><![CDATA[di Umberto Visani. Introduzione Tra tutti i resoconti relativi a contatti con creature bipedi, alte e d&#8217;aspetto scimmiesco, quelli che riguardano lo Yowie sono senza dubbio i più misconosciuti sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove al più si può sentire parlare di Yeti, Big Foot e Sasquatch. Molti ignorano, infatti, che già precedentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Umberto Visani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<div id="attachment_13321" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/220px-Yowie-statue-Kilcoy-Queensland.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13321" title="220px-Yowie-statue-Kilcoy-Queensland" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/220px-Yowie-statue-Kilcoy-Queensland-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Statua dello Yowie in Kilcoy, Queensland, Australia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra tutti i resoconti relativi a contatti con creature bipedi, alte e d&#8217;aspetto scimmiesco, quelli che riguardano lo Yowie sono senza dubbio i più misconosciuti sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove al più si può sentire parlare di Yeti, Big Foot e Sasquatch. Molti ignorano, infatti, che già precedentemente al primo incontro di cui si abbia notizia (risalente al luglio 1884, quando un gruppo di addetti alla costruzione di una ferrovia nei pressi di Yale &#8211; British Columbia &#8211; , si imbatté in un essere descritto come &#8220;mezzo uomo mezzo bestia&#8221; ricoperto da uno strato di peluria brillante di circa 3 cm), in Australia molte persone avevano affermato di aver visto una creatura bipede sui due metri d&#8217;altezza a metà tra un uomo e una scimmia. Questo animale è conosciuto <em>downunder</em> con il nome di Yowie.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo stesso termine &#8220;yowie&#8221; vi è non poca incertezza. Alcuni studiosi ritengono si tratti di una storpiatura di &#8220;yahoo&#8221;, termine utilizzato dagli Aborigeni per indicare una creatura del folklore locale, altri invece affermano si tratti di un termine slang con il quale a fine Ottocento veniva indicato l&#8217;orangutan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I primi avvistamenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, il primo utilizzo noto della parola risale al Novembre del 1876, quando sull&#8217;<em>Australian Town and Country Journal</em> apparve un articolo nel quale si faceva menzione di voci relative a contatti tra aborigeni e esseri anomali, denominati Yahoo Devil o Yowie, dotati di folto pelame, alti oltre due metri, bipedi e scimmieschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, resoconti su esseri antropomorfi nascosti nei boschi risalgono a quasi un secolo prima, all&#8217;epoca del primo sbarco degli Europei in Australia. Già a inizio Ottocento, infatti, numerose persone avevano dichiarato di aver visto ominidi di taglia imponente nel Victoria, chiamati Doolagari dagli Aborigeni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi casi particolarmente risalenti, il più interessante e, al tempo stesso, il più documentato è quello che vide protagonista un allevatore della Allyn Valley. Questi stava controllando il suo bestiame al pascolo nei pressi del Mount Royal, quando si accorse che una inspiegabile agitazione aveva preso il suo cavallo. Nel tentativo di calmarlo, i suoi occhi si posarono su ciò che aveva causato tanta preoccupazione al suo animale: una creatura alta circa un metro e mezzo, dal petto sviluppatissimo e muscoloso, braccia sproporzionate che pencolavano ben oltre le ginocchia, testa affilata, volto a metà tra un uomo e una scimmia, pelame nero, occhi anch&#8217;essi neri. L&#8217;allevatore, colto da profondo terrore, riuscì però a rimanere fermo, e anche l&#8217;uomo-scimmia per lungo tempo non si mosse, limitandosi a fissarlo. Dopo una decina di minuti trascorsi in questa mutua osservazione, l&#8217;animale misterioso cominciò ad arretrare lentamente, sempre guardando negli occhi l&#8217;allevatore. Non riuscendo a placare la propria curiosità, l&#8217;allevatore decise di seguire l&#8217;uomo-scimmia, il quale si era messo a percorrere uno stretto sentiero lungo una cengia che costeggiava un precipizio. L&#8217;inseguimento continuò per lungo tratto, fin quando il sentiero non divenne troppo angusto per il cavallo, costringendo così l&#8217;allevatore a desistere, per quanto la creatura fosse ancora visibile e, particolare curioso, si girasse spesso nella direzione dell&#8217;allevatore per controllare se lo stesse seguendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa zona gli avvistamenti sono continuati a lungo, ma sarebbe un errore credere che lo Yowie sia stato visto esclusivamente nel Victoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro caso notevole risale al 1887, nel New South Wales, lungo il Macquarie River, zona da lungo tempo evitata dagli Aborigeni i quali tramandavano che i loro antenati avrebbero udito di notte il suono inspiegabile come di corpi pesanti che si tuffassero nel fiume. Quell&#8217;anno un cercatore d&#8217;oro di Hill End, persona conosciuta nella sua comunità, stimata e ritenuta affidabile, ritenendo si trattasse di semplici superstizioni locali, decise di passare nel bel mezzo dell&#8217;area che gli Aborigeni evitavano accuratamente. Giunto sulle rive del fiume, il cercatore udì il tipico suono di un corpo che si tuffa in acqua. Pensando si trattasse di qualcuno che aveva deciso di fare il bagno, si avvicinò alla fonte del rumore e, con stupore indescrivibile, vide un grosso essere peloso accovacciato su una roccia prospiciente il fiume. La creatura, non appena lo vide, si rituffò producendo lo stesso rumore udito in precedenza, per poi scomparire sott&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il passare degli anni gli avvistamenti dello Yowie non sono cessati, anzi. Nel 1924 un certo David Squires stava andando a caccia di canguri nei pressi di Dubbo quando improvvisamente provò la sensazione di essere osservato. Guardandosi intorno vide, a una trentina di metri di distanza da dove si trovava, un essere alto quasi due metri e mezzo, muscoloso, talmente umano nell&#8217;aspetto che, per un istante, egli pensò trattarsi di una sorta di Tarzan australiano, rinforzato in questa convinzione dal fatto che il suo viso era incorniciato da una folta massa di capelli ricci scuri. Membra proporzionate, occhi azzurro intenso, tutti elementi che facevano propendere per il fatto che si potesse trattare di un uomo, non fosse per l&#8217;altezza inusitata e un fitto pelame a ricoprirne il corpo. David, temendo una possibile aggressione da parte del misterioso osservatore, prese il fucile in mano lentamente e lo ricaricò, pronto a ogni evenienza. Al contrario, notando l&#8217;atteggiamento totalmente innocuo della creatura e, ancor più, percependo interiormente che, nel caso avesse sparato, avrebbe commesso omicidio, David abbassò l&#8217;arma, mentre la creatura, uomo o animale che fosse, si allontanò lentamente nella fitta boscaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Resoconti simili a quelli appena visti hanno caratterizzato non solo l&#8217;intero Ottocento ma anche il Novecento, tutti accomunati dal fatto che i testimoni sono sempre stati concordi nell&#8217;esprimere dubbi in merito alla natura animale o umana dell&#8217;essere avvistato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indagini recenti</strong></p>
<div id="attachment_13323" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/carrai-rex-casts.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-13323" title="carrai-rex-casts" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/04/carrai-rex-casts-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Rex Gilroy</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come spesso capita, però, il vento della modernità ha cominciato a spirare in maniera nefasta sui resoconti relativi allo Yowie, relegando la creatura nell&#8217;ambito del mito, delle dicerie, di ciò che solamente persone ubriache o in malafede possono affermare di aver visto.</p>
<p style="text-align: justify;">È per questa ragione che, a partire dagli Anni 70, un celebre ricercatore australiano, Rex Gilroy, ha deciso di dedicare la propria vita allo studio dello Yowie (e non solo, visto che ha indagato a lungo anche sulla presunta base sotterranea delle Blue Mountains), percorrendo in lungo e in largo l&#8217;Australia alla ricerca di nuove testimonianze e nella speranza di avere in prima persona un contatto con l&#8217;uomo-scimmia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa sua attività minuziosa e precisa di indagine, Rex ha potuto avere una panoramica molto precisa relativa agli avvistamenti, i quali hanno continuato a ricalcare le modalità di quanto visto in precedenza: incontri in località isolate con entità spesso descritte come molto simili all&#8217;uomo, fitta peluria a parte, che si limitano a osservare le attività umane, mai interferendo né mostrando atteggiamenti ostili, anzi denotando un qual certo timore ogniqualvolta siano state inseguite.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, Rex Gilroy è anche riuscito a individuare impronte di Yowie, di cui ha prodotto dei calchi attraverso i quali è giunto alla conclusione che si tratti di una creatura bipede del peso di oltre due quintali, facente parte di una razza di ominidi sviluppatasi dopo l&#8217;ultima era glaciale secondo una linea evolutiva parallela alla nostra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ipotesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di quanto esaminato finora, si potrebbe essere indotti a procedere in due direzioni: la prima, totalmente legittima per quanto antiscientifica, sarebbe quella di ignorare tutte le testimonianze e le prove raccolte, limitandosi a ritenere impossibile che una creatura di questo tipo possa esistere e, in virtù di tale impossibilità, spingersi a negare la validità di qualsiasi prova mostrata. Si tratta di una tara mentale tipica di certi ambienti e che risulta inculcata ad arte nelle menti di moltissime persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda possibilità consiste nel ritenere che lo Yowie appartenga alla stessa tipologia dello Yeti, del Sasquatch e di Big Foot. Ed è proprio qui che emergono i primi problemi: che cosa sono infatti queste creature? Sono animali nel comune senso della parola?</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne lo Yeti e il Big Foot, si potrebbe essere portati a propendere per una risposta affermativa, considerando non solo le impronte trovate a terra, ma anche gli avvistamenti celebri (su tutti quello dello scalatore italiano Reinhold Messner) e i filmati la cui bontà è stata provata al di là di ogni ragionevole dubbio (quello del 1967 girato da Patterson e Gimlin). Anche per questi, tuttavia, il fatto che non sia mai stato trovato un corpo spinge verso un&#8217;ulteriore ipotesi, che presenta maggior fondatezza soprattutto in merito al Sasquatch. L&#8217;ipotesi in questione è che questi esseri non appartengano <em>in toto </em>alla nostra dimensione, bensì da un&#8217;altra, dalla quale giungono secondo finalità e modalità ignote, che tuttavia danno conto dell&#8217;elusività di questi stessi esseri, Sasquatch su tutti, il quale, secondo i Nativi Americani del Saskatchewan (Canada), proverrebbe proprio da una realtà parallela alla nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tempo stesso, però, non bisogna dimenticare una considerazione molto importante e che può spingerci nuovamente verso la natura prettamente animale e fisica di questi esseri: agli occhi di un europeo il fatto che non sia mai stato trovato un corpo potrebbe sembrare una prova conclusiva della non esistenza della creatura. Questo capita perché, vivendo in realtà altamente urbanizzate e guardando telefilm americani ambientati in metropoli, spesso sfugge la consapevolezza dell&#8217;esistenza a questo mondo di zone ancora totalmente incontaminate che si estendono per migliaia di chilometri, zone che in Australia e Canada (come pure negli Stati Uniti) non rappresentano un&#8217;eccezione bensì la regola. Una volta compreso ciò si capisce come la mancanza della prova non costituisca la prova della mancanza della medesima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare allo Yowie, occorre dunque domandarsi se le prove in possesso della comunità internazionale possano farci propendere per accomunare questa creatura agli animali scimmieschi citati in precedenza, avvistati in Himalaya e nel continente americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un elemento a mio giudizio fondamentale per procedere in una direzione diversa è fornito dal fatto che varie persone che hanno avvistato lo Yowie abbiano sostenuto si trattasse di una creatura molto più simile a un uomo di quanto non sia invece accaduto per le testimonianze concernenti di Big Foot, Sasquatch e Yeti. Con questi ultimi, infatti, viene sempre recepito un senso di forte differenziazione tra uomo e animale, differenziazione che induce sovente l&#8217;osservatore a propendere per l&#8217;appartenenza certa della bestia al regno animale, cosa che invece non è quasi mai accaduta con lo Yowie.</p>
<p style="text-align: justify;">È per questa ragione che ritengo che lo Yowie non sia un semplice parente australiano del Sasquatch ma qualcosa di differente: per quanto alcuni avvistamenti possano riferirsi a esemplari di Gigantopiteco, per altri si potrebbe essere dinnanzi agli ultimi esponenti di una razza ominide non ancora scoperta, situata nelle zone più impervie e remote del subcontinente australiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Può sembrare una pura speculazione, ma essa al momento è l&#8217;unica in grado di dare conto delle descrizioni emerse dalle testimonianze nei corso dei secoli, mai dimenticando che l&#8217;obiettivo principe del ricercatore deve essere quello di poter presentare alla comunità scientifica un cadavere di Yowie, il quale solo, al di là di parole più o meno vuote, potrà ergersi a muta testimonianza della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia essenziale:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">GILROY, Rex, <em>The Original Yowie Man</em>, in mysteriousaustralia.com</p>
<p style="text-align: justify;">GILROY, Rex, <em>The Yowie Story</em>, in mysteriousaustralia.com</p>
<p style="text-align: justify;">KEEL John, <em>Strange Creatures from Time &amp; Space</em>, Sphere Books, Londra, 1975.</p>
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		<title>Caso Whitney Houston: una tragica fatalità dai risvolti inquietanti</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 15:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Caso Whitney Houston]]></category>
		<category><![CDATA[Whitney Houston]]></category>

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		<description><![CDATA[di Claudia Zangarini. Siamo ormai a due mesi dalla morte, avvenuta l’11 febbraio, ma Whitney Houston fa ancora parlare di sé, e visti i reperti autoptici, è destinata a farlo ancora per molto: questo è l’effetto dell’ennesima storia avvolta dal mistero. “Morta per tragica fatalità”, una fatalità dovuta ad un connubio di cocaina e problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Claudia Zangarini.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/02/Whitney-Houston-.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12513" title="FILE: Whitney Houston Has Died" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/02/Whitney-Houston--150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Siamo ormai a <a href="http://ildemocratico.com/2012/02/12/addio-a-whitney-houston-il-mondo-in-lutto-per-la-scomparsa-della-leggendaria-regina-pop-americana/" target="_blank">due mesi dalla morte</a>, avvenuta l’11 febbraio, ma Whitney Houston fa ancora parlare di sé, e visti i reperti autoptici, è destinata a farlo ancora per molto: questo è l’effetto dell’ennesima storia avvolta dal mistero. “Morta per tragica fatalità”, una fatalità dovuta ad un connubio di cocaina e problemi cardiaci che avrebbero portato la cantante all’annegamento nella vasca da bagno dell’hotel di Beverly Hills in cui si trovava. Polverina, precisiamo, che pare sia stata fatta sparire per non rendere rintracciabile il pusher. La polizia ha comunque chiuso il caso, benché si impegnerà a scoprire la provenienza della droga. Altro particolare strano e assi macabro: l’acqua della vasca era “estremamente calda” come è stata definita nei referti del medico legale della contea di Los Angeles. Nel suo organismo erano presenti oltre che alla coca tracce di marjuana, Xanax, del rilassante muscolare Flexeril e dell&#8217;antistaminico Benadryl. Il suo corpo era ricoperto di bruciature.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto trapela dai referti l’ acqua era ancora di una temperatura di 34 gradi all’arrivo del coroner ben 6 ore dopo la morte. Una morte naturale, che risulta quanto mai strana, in quanto la temperatura dell’acqua per quanto caldo l’ambiente, tende a scendere e per arrivare ad arrecare ustioni le circostanze avrebbero dovuto portare il corpo a rimanere immerso per ore ad una temperatura costante superiore ai 45 gradi, grado più grado meno…</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto le morti avvenute per strane tragiche fatalità e in maniera inquietantemente simile nel Jet Set iniziano ad essere decisamente numerose.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la polizia ha così archiviato il caso, non mettendo ovviamente a tacere tutte le voci che si sono sparse come schegge impazzite dall’ 11 febbraio ad oggi prevalentemente sul web. Dall’ ipotesi del suicidio, a quelle di un possibile delitto passionale legato ad una presunta e torbida relazione omosessuale, fino ad arrivare all’ omicidio rituale, le supposizioni sono state vagliate tutte, ma proprio l’ultima pare la più accreditata: uccisa dalla setta degli Illuminati. Ancora una volta. Pagine e pagine che trovano nella data dell’11, alla vigilia di un grande avvenimento come i Grammy, nei comportamenti prima di morire e nel modo in cui è morta analogie inquietanti con altri artisti come Amy Whinehouse, Micheal Jackson, Brittany Murphy, Heath Ledger e prima ancora Jim Morrison, Janis Joplin, Jimy Hendrix e Kurt Cobain. Sul web impazzano le indiscrezioni che tirano in ballo la società segreta alla quale, secondo alcune, la Houston non si sarebbe piegata. La setta degli Illuminati è stata resa celebre negli ultimi anni da Dan Brown con il romanzo “Angeli e Demoni”, ma la realtà dietro la fantasia sembra celare, secondo alcuni ricercatori, verità ancora più inquietanti. Pare che gli Illuminati tolgano e ridiano la fama e talvolta anche la vita. Che rendano celebri cantanti, attori, politici o scrittori in base alla loro accondiscendenza, manipolandoli come burattini, in modo da asservire le masse, attraverso messaggi subliminari contenuti nei testi delle loro canzoni o scritti, con precise simbologie reiterate in gesti o pose. Uno dei sistemi usati per far accogliere il culto di Lucifero e preparare le masse alle loro manovre politico-economiche che dovrebbero portare verso quello che definiscono un Nuovo Ordine Mondiale. Un’ipotesi sconcertante e quasi da racconto fanta-politico, ma indiscutibilmente molti fatti e molte rivelazioni non possono essere solo coincidenze. E la notizia di un presunto “pusher invisibile”, e di un’acqua troppo calda non fanno altro che alimentare le congetture su un possibile omicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma partiamo dal principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Whitney Elizabeth Houston era una donna che da quarant’anni dedicava la vita alla musica, prima seguendo nei club la madre e duettando con lei, poi ad appena undici anni diventando solista del coro Gospel della New Hope Baptist Church. Whitney è divenuta celebre per la sua estensione e per il controllo vocale, perso poi negli anni a causa degli abusi di droga, e anche se in molti sostennero che quelle vicende drammatiche l’abbiano resa un’interprete più trasmissiva, il colpo per la donna fu durissimo. Aveva una gran preparazione tecnica, una delle più solide mai conosciute, e benché la sua naturale attitudine fosse per il soul e per il gospel, nel corso dei lunghi anni di carriera si lasciò influenzare da ogni genere, dal pop, alla dance, passando dal rhythm and blues, al ballad e al country. Anche senza avere doti di rilievo come attrice fu protagonista in film che riscossero  grande successo di pubblico e critica. Fino alla fine agli anni novanta fu l’icona della brava ragazza, la solita star, ma della porta accanto, legata sentimentalmente a personaggi come Eddie Murphy, o la star del football Randall Cunningham.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi qualcosa nella sua vita cambia: ai Soul Train Music Awards, nel 1989, Whitney conobbe il cantante R&amp;B Bobby Brown. A nulla valse il dissenso di parenti e amici, a nulla servì, essere la star Whitney Houston, fu solo una ragazza innamorata del classico “cattivo ragazzo”, con precedenti penali e tre figli da ben tre donne diverse. Il matrimonio nel 1992 sancì il suo declino. Brown continuava a condurre una vita senza regole e presto anche le voci sull’uso e abuso di droghe da parte della cantante riempirono pagine e pagine di giornali di stampa scandalistica, fino all’episodio in cui venne ferocemente picchiata. La via verso una nuova vita, lontana da droghe, illegalità e violenza iniziò nel 2006, la separazione sancì per lei quello che doveva essere un suo nuovo inizio. Purtroppo le difficoltà dovute al suo comportamento irriverente degli anni precedenti e la sua immagine ormai totalmente macchiata dalla relazione con il marito furono la parte più difficile da lasciarsi alle spalle, per non parlare del più grave dei problemi, la maledizione per qualsiasi cantante. La droga e i farmaci di cui aveva fatto largo uso gli avevano ormai rovinato definitivamente la voce e malgrado la padronanza tecnica l’album I look to you, che doveva essere quello della rinascita, fu uno shock per tutti i suoi fan.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo declino improvviso, alla luce dei fatti, sembrerebbe il modus operandi che gli Illuminati riservano a coloro che non si “piegano” o a coloro ai quali è “scaduto il contratto con  il successo”, coloro che non servono più per alcuno scopo o sono divenuti di intralcio e quindi devono essere sostituiti eliminati, attraverso una morte che diventa a tutti gli effetti una sorta di sacrificio rituale di massa, grazie all’aiuto dei media, quindi anche dalla grande valenza esoterica. I risvolti inquietanti della relazione con Bobby Brown, che vennero spiegati dalla stessa Houston in un intervista fatta da Oprah Winfrey svelano oltretutto alcuni particolari raccapriccianti che avevano già da subito messo all’erta le orecchie più attente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’intervista svoltasi nel settembre del 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.oprah.com/entertainment/Oprahs-Exclusive-Interview-with-Whitney-Houston">http://www.oprah.com/entertainment/Oprahs-Exclusive-Interview-with-Whitney-Houston</a></span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">la cantante parlò di atteggiamenti strani del marito, tra i quali tagliare la sua testa da foto o quadri di famiglia e il disegnare occhi da lei definiti malefici sulle pareti e sui tappeti. Perché insinuare alla donna l’ossessione e il terrore per l’occhio, il simbolo massimo della setta degli “Illuminati” durante i periodi più bui di depressione e dipendenza? Perché tutti i riferimenti a Satana fatti, sempre a detta della Houston, dalla madre nei confronti di Brown?</p>
<p style="text-align: justify;">Probabili casualità, certo. O forse una connessione precisa, un preludio di quello che sarebbe stata la sua vita se non si fosse piegata all’impero invisibile che pare governi l’industria dell’intrattenimento americana e non solo, magari proprio causata dalla decisione di lasciare e ribellarsi a quello che in gergo viene definito il suo handler &#8211; l’aiuto burattinaio &#8211; che tirava le sue fila?</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che a differenza di altri e forse con più carte per farcela, la Houston non si riprese mai del tutto, non tornò mai più ad essere “The Voice” come venne soprannominata proprio da Oprha. Non mancarono i premi, non mancarono le apparizioni e i tour, ma qualcosa era cambiato. Alla star si era definitivamente sostituita la donna, una donna fragile dallo sguardo vacuo che faticava a riprendersi e a tornare l’icona di un tempo. Nel video che accompagnava il nuovo singolo dopo il lungo silenzio, la si vedeva  rivolgersi a Dio vestita di bianco, gli occhi spenti malgrado il trucco, la voce irriconoscibile, in un segno commovente di disperazione. Pochi mesi dopo ricominciarono le voci su una presunta bancarotta, di una disintossicazione inutile, che l’aveva riportata nuovamente a drogarsi. Una vera e propria vessazione mediatica senza sosta. Ed è quella l’immagine della Houston che ci rimane. A poco servono le parole di amici e parenti che smentiscono questa sua disfatta. Così come per altre morti celebri, il ricordo  che ne rimane è l’icona di una persona persa, distrutta o meglio auto-distrutta, che non ha saputo gestire la sua fama. Una storia che si ripete. Ma il fatto più in sconvolgente è che siano quasi passate inosservate le dichiarazioni della sorella di Bobby Brown, Leolah, che ha subito affermato di non credere alla fatalità dell’accaduto e di non ritenere la figlia della Houston, Bobby Cristina -ormai nell’occhio del ciclone dalla data del decesso della madre- al sicuro. Come di poco conto è stata ritenuta la dichiarazione shock come “Whitney Houston è stata uccisa” espressa dal avvocato americano ed ex pubblico ministero Nancy Grace, ora collaboratrice della CNN. La Grace, ha ipotizzato che qualcuno abbia deliberatamente “spinto” Whitney sotto l’acqua nella vasca ad appena due giorni dall’accaduto, rifiutandosi di scusarsi o rettificare le sue parole in quanto, afferma, stava semplicemente riferendo la realtà della tragedia. E ad oggi, con un referto così pieno di interrogativi, certe affermazioni rendono tale tragedia ancora più oscura.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle coincidenze o delle anomalie dietro queste morti, il rincorrersi di sospetti incrementa comunque il giro di soldi già enorme che si viene a creare dopo la scomparsa di una star. E’ evidente che ad ogni morte prematura  su due cose si ci scontri immancabilmente: la solitudine e quindi la depressione di cui gli abusi e gli eccessi sono la manifestazione tangibile anche per colpa dei mass media e spesso, troppo spesso il mistero. Mistero che contribuisce a rendere immortale una persona, ma nel contempo alimenta inquietudini e domande destinate a rimanere senza risposta, o forse, la risposta è celata tra le righe, come in questa dichiarazione fatta dalla cantante, una dichiarazione che ad oggi più che mai pare una triste profezia:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nessuno mi fa fare qualcosa che non voglio fare. È una mia decisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi il mio più grande diavolo sono io.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono il mio miglior amico o il mio peggior nemico.”</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Omicidio Melania Rea/ Dai misteriosi rituali in caserma, all&#8217;omicidio premeditato: tutto il lato oscuro della vicenda</title>
		<link>http://ildemocratico.com/2012/03/12/omicidio-melania-rea-dai-misteriosi-rituali-in-caserma-allomicidio-premeditato-tutto-il-lato-oscuro-della-vicenda/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 16:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[MISTERI]]></category>
		<category><![CDATA[TEORIE]]></category>
		<category><![CDATA[lato oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio melania rea]]></category>
		<category><![CDATA[parolisi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enrica Perucchietti. «Cari amici la soluzione del caso di Melania Rea è molto semplice: Salvatore Parolisi risulta essere legato alla filiale italiana del “Tempio di Set” che si trova a Napoli, setta fondata dal Tenente Colonnello Michael Aquino nel 1975, un esperto di altissimo livello di Psicologia Operativa legato al progetto Monarch del programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Enrica Perucchietti.</em></p>
<h2 style="text-align: justify;">«Cari amici la soluzione del caso di Melania Rea è molto semplice: Salvatore Parolisi risulta essere legato alla filiale italiana del “Tempio di Set” che si trova a Napoli, setta fondata dal Tenente Colonnello Michael Aquino nel 1975, un esperto di altissimo livello di Psicologia Operativa legato al progetto Monarch del programma MK-ULTRA».</h2>
<p style="text-align: justify;">Questo è un estratto di una dichiarazione postata dal ricercatore ex Illuminato Leo Lyon Zagami su facebook e poi ripresa da numerosi siti internet e <a href="http://www.newnotizie.it/2011/06/27/melania-pm-sospeso-legale-ferraro-minacciato-militari/" target="_blank">quotidiani on line</a> in merito al noto omicidio di Carmela Rea detta Melania.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho chiesto subito ragguagli a Zagami che mi ha inviato un vecchio video del periodo in cui apparteneva ancora alla Loggia di Montecarlo e in cui constatava la pericolosità di Aquino, concludendo:<em> «Andatevi a studiare la metodica e il lavoro di Aquino e vedrete che non sono solo speculazioni e mere affermazioni campate in aria. Purtroppo il segreto di stato in seguito tenderà a coprire certe verità, vista l&#8217;implicazione dei <strong>servizi segreti americani</strong>, <strong>ma i rituali descritti da Parolisi sono quelli in uso nel Tempio di Set </strong>e il fatto che abbiano la loro base operativa a Napoli e dintorni non depone di certo in loro favore. Questa informazione mi è stata data in maniera molto riservata anche da una<strong> fonte interna ai servizi segreti militari</strong>»</em>.<strong> Per ulteriori approfondimenti rimando alle opere di Zagami presto in pubblicazione anche in Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo superficialmente questa ipotesi di lavoro si sarebbe inclini a condannare Parolisi come l’esecutore materiale del delitto, sulla base della sua presunta affiliazione al Tempio di Set. Ma i delitti rituali di matrice massonica o semplicemente satanica ci hanno insegnato – per quel poco che possiamo aver imparato dal “di fuori” &#8211; che la realtà non è mai quello che sembra: in questo campo si deve abbandonare purtroppo la logica aristotelica per calarsi nel mondo infero del cosiddetto “satanismo”. Da qui l’uso psicotico del simbolismo e della numerologia a sfondo rituale, chiave e matrice di un pensiero irrazionale che cerca di proiettare sulla realtà credenze di carattere magico e occulto che solo se interpretate in chiave esoterica possono svelare le dinamiche che queste società segrete portano avanti da secoli…</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo, da Jack lo Squartatore agli inspiegabili delitti di giovani donne o bambini dei giorni nostri, molto poco abbiamo compreso, ostinandoci a non voler comprendere che proprio a fianco a noi esiste un apparato segreto con infiltrazioni in tutti gli ambiti del reale. Questo mondo sotterraneo utilizza, per dialogare e per farsi riconoscere dagli altri affiliati, un linguaggio e categorie di stampo esoterico all’apparenza incomprensibile. Solo all’apparenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Melania in Procura</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/melania-rea-salvatore-parolisi-300x227.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12755" title="melania-rea-salvatore-parolisi-300x227" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/melania-rea-salvatore-parolisi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>Partiamo dalla fine, ovvero dall’omicidio Rea. Le dichiarazioni di Zagami, la cui verifica di attendibilità lasciamo agli inquirenti che stanno ancora indagando sulla misteriosa morte di Melania, si ricollegano alla testimonianza del PM romano, Paolo Ferraro che ebbe modo di <a href="http://sitoaurora.splinder.com/post/24712973/carmela-melania-rea-vittima-di-una-setta-militarmassonica" target="_blank">raccontare ad alcuni giornalisti </a>di aver incontrato Melania, esattamente un mese prima dell’omicidio, presso la Procura di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferraro stesso mi raccontò di essere sicuro al 99% di aver visto Melania uscire dall’ufficio di un suo collega procuratore, che a quel tempo stava tenendo d’occhio per i presunti legami di questi con la massoneria deviata. Fuori dai denti, Ferraro ha ammesso che la donna che gli passò davanti era talmente bella e carica di fascino che gli rimase scolpita nella memoria. Alta, bruna, mediterranea, dall’andatura sensuale, aveva però i capelli ondulati che le cadevano sulle spalle. Appena un mese dopo, quando la foto di Melania Rea venne trasmessa per la prima volta da tutti i notiziari e poi pubblicata dai quotidiani, dubitò che fosse lei solo per il dettaglio dei capelli che in tutte le immagini risultavano essere lisci. Quando finalmente vide una foto di Melania con i capelli al naturale, ossia ondulati, fu assolutamente certo che era proprio la donna che aveva incontrato quel giorno in Procura.</p>
<p style="text-align: justify;">Se teniamo fede alla testimonianza di Ferraro, sorge il dubbio sul motivo della visita della donna da sola alla Procura di Roma, ben lontana da casa. Il magistrato mi ha confessato di credere che Melania si fosse rivolta a quel suo “collega” per denunciare un comportamento del marito, atteggiamento coerente con la ricostruzione della polizia che ha descritto una Melania furiosa per la relazione di Parolisi con la giovane soldatessa Ludovica Perrone: proprio Melania avrebbe minacciato Ludovica di rovinare la carriera a lei a al marito se quella <em>liaison</em> non fosse finita. In che modo? Che cosa poteva rivelare di tanto oltraggioso da rovinare la carriera a entrambi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, questa interpretazione dei fatti, non è l’unica plausibile. La presenza di Melania in Procura si può interpretare in diversi modi: secondo una mia fonte la donna si sarebbe rivolta a un magistrato legato ai porti occulti per scoraggiare la relazione clandestina del marito o addirittura per denunciare gli abusi che avvenivano nella caserma di Ascoli Piceno dove prestava servizio il marito. I presunti festini, forse addirittura orge, l’abuso di droghe e le violenze sulle giovani reclute sono emerse in fretta e tanto in fretta messe a tacere, una volta che gli inquirenti hanno iniziato a indagare sul passato del caporalmaggiore. Difficile che la moglie ne fosse completamente all’oscuro. Forse che si riferisse a questo quando minacciò Ludovica di rovinarle la carriera rendendo noti certi dettagli? Di certo la notizia della relazione tra il marito e una recluta non sarebbe stata una notizia così sconvolgente da far finire nei guai i due amanti e da spingere Parolisi a uccidere la moglie. Il divorzio anche se in un ambiente “tradizionale” ancora legato ai valori famigliari non sarebbe stato un vero e proprio “scandalo”. Neppure la presunta eredità che Salvatore stava “aspettando” giustificherebbe un gesto così estremo, sebbene l’uomo, dai messaggi che si scambiava con l’amante su facebook, sia emerso come evidentemente esasperato. La pista passionale non giustifica tutta una serie di dettagli che sono emersi durante le indagini e che aprono alla possibilità che dietro l’omicidio ci sia la regia di una società segreta con evidenti infiltrazioni nell’esercito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Misteriosi rituali in caserma</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Tempio-di-Set2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-12756" title="Tempio-di-Set2" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Tempio-di-Set2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Vi è anche la possibilità che Melania sapesse già dei rituali che avvenivano in caserma e di un ipotetico protocollo legato al progetto Monarch di addestramento e manipolazione mentale a cui venivano sottoposte le giovani reclute, e di cui Michael Aquino era un noto esperto ancor prima di entrare a fare parte della Chiesa di Satana e di fondare poi nel 1975 il Tempio di Set. In questo senso Melania può però essersi infuriata alla notizia del legame ormai consolidato tra il marito e Ludovica e ciò avrebbe potuto spingerla a confidarsi con una personalità che riteneva affidabile ma che potrebbe averla messa in una posizione pericolosa. Secondo alcuni questo magistrato potrebbe aver tentato di dissuaderla ma vedendola irremovibile potrebbe aver dato l’allarme ai superiori, causandone così la morte (per mano del marito o di chi per lui). Lo scandalo in questo senso sarebbe derivato dalla rivelazione di “segreti” militari, non di una semplice relazione extraconiugale.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure, ancora, Melania conosceva perfettamente ciò che avveniva nella caserma perché anch’essa – venendo tra l’altro da un ambiente militare – era una “sacerdotessa” dei rituali che ivi venivano svolti? Per questo sembrava così “sottomessa” alla volontà del marito a cui aveva perdonato quella che sembrava essere solo una scappatella? Per questo si costringeva a digiunare per assecondare il desiderio dell’uomo che la voleva ancora più “magra”? O la sua anoressia dipendeva dalla frustrazione del tradimento? Non lo sapremo mai, ma sono le uniche ipotesi possibili se la donna effettivamente incontrata da Ferraro in Procura era veramente Melania Rea. Se prendiamo per vera la testimonianza del PM, Melania si sarebbe rivolta a qualcuno di cui si fidava e forse da questi sarebbe stata tradita, messa sotto controllo e dopo aver compreso le intenzioni della donna di rendere pubblici certi “segreti”, messa a tacere definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pista satanica?</strong></p>
<div id="attachment_10026" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2011/07/Testimony-of-a-33-Degree-Mason-leo-zagami.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-10026" title="Testimony-of-a-33-Degree-Mason-leo-zagami" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2011/07/Testimony-of-a-33-Degree-Mason-leo-zagami-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Zagami</p></div>
<p style="text-align: justify;">A ciò aggiungiamo la dichiarazioni di Zagami, ovviamente da confermare, di un ipotetico legame di Parolisi con il Tempio di Set. È abbastanza plausibile che Parolisi avesse il ruolo di addestrare le reclute secondo una metodologia che sfociava nella manipolazione mentale, seguendo un protocollo molto, troppo simile al Monarch: droghe, violenze, sesso, abusi. Una testimone parlò agli inquirenti di una specie di rituale che prevedeva l’uso di candele nere mentre la “vittima” era legata al letto. Se Parolisi fosse stato anche affiliato al culto satanico fondato dal colonnello Michael Aquino, la faccenda assumerebbe dei connotati più precisi e drammaticamente più inquietanti. Se così fosse, cioè, sarebbe confermata la pista rituale non solo dell’addestramento che veniva svolto nella caserma, ma anche dell’omicidio di Melania. Ricordiamo infatti che la filiale napoletana del Tempio di Set è l’unica ufficiale esistente in Italia e i suoi proseliti furono già accusati di aver organizzato una messa nera nei sotterranei dello stadio San Paolo…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Chiesa di Satana</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fondato il 21 giugno 1975 da Michael Aquino dopo uno scisma dalla <em>Chiesa di Satana</em> di Anton La Vey, il culto del Tempio di Set si distingue dal credo razionalista professato da La Vey per abbracciare una concezione più occulta di Satana inteso come un vero e proprio essere personale. La Vey, infatti, nella sua Bibbia Satanica, precisava che Lucifero rappresenta l’energia vitale dell’uomo, «il fattore bilanciante della natura» e tutto ciò che è chiamato “peccato”, ovvero l’appagamento dei sensi, partendo dal presupposto che l’uomo è principalmente un animale, una creatura egoista e violenta: «Godetevi il meglio della vita. QUI E ORA» invitava La Vey, facendosi cultore della Via della Mano Sinistra e dichiarando infatti che, «il satanismo […] è la religione della carne, della mondanità, della sensualità». Detto ciò, dobbiamo però riconoscere a sostegno di La Vey, che costui non ha mai teorizzato il sacrificio umano né ha ritenuto che il Diavolo esistesse come creatura personale tanto che per lui la messa nera valeva come un semplice psicodramma: «il Satanismo è una forma di egoismo controllato. Questo non vuol dire che non devi mai fare nulla per gli altri. Se fai felice qualcuno a cui tieni, la sua gioia ti darà un senso di gratificazione». Purtroppo, come spesso capita, il suo pensiero è stato stravolto, travisato e confuso con emanazioni deteriori e successive del suo credo: egli, infatti ammoniva gli occultisti sostenendo che il vero mago non ha bisogno di spargere il sangue di vittime innocenti (e tantomeno di vergini o bambini!) per ottenere un risultato, perché «la liberazione di queste forze magiche NON è provocata dal reale versamento di sangue, ma dalla morte sofferta dell’essere vivente!», ossia dalla scarica bioelettrica che l’iniziato deve imparare a trarre «dal suo stesso corpo, invece che prenderla da una vittima innocente e non disposta!». La Vey giustificava invece la maledizione di coloro che si fossero resi colpevoli di crimini reiterati, cosa che fece egli stesso scagliando un incantesimo di magia nera contro Sam Brody, avvocato e compagno dell’attrice Jane Mansfield, Gran Sacerdotessa della Chiesa, reo di averla allontanata dal culto. Purtroppo a farne le spese fu la stessa attrice che morì insieme all’amante in un tragico incidente d’auto. Illesi i tre figli della donna avuti da Mickey Hargitay, che riportarono solo lievi ferite, tra cui Mariska, divenuta celebre attrice nel ruolo di Olivia Benson in <em>Law and Order</em>. I fedeli del Culto credettero ovviamente che il maleficio di La Vey avesse funzionato, i razionali non poterono che ridere di ciò bollandolo come una mera coincidenza: semmai la consapevolezza dell’anatema può aver agito sulle vittime a livello inconscio causando nel guidatore uno stato di angoscia che potrebbe esser sfociato in momento di disattenzione, causando così l’incidente. Ci ritroviamo di fronte all’arcaico dilemma tra i fautori dell’efficacia della magia e i suoi detrattori. Ciò che qui conta è che chi compie un certo tipo di rituali o materialmente dei crimini a sfondo cerimoniale “creda” che le forze occulte possano essere evocate attraverso adeguate pratiche e mediante un rigoroso seppur parossistico ricorso alla numerologia e al simbolismo. Ciò che crediamo noi conta davvero poco: i ricercatori, così come le vittime, si trovano dinanzi a un sistema segreto, occulto, gerarchico, chiuso, davanti al quale non possono che rimanere annichilite. Se si vuole invece cercare di comprendere le ragioni dei delitti rituali, non si può che scendere agli Inferi e da novelli Ulisse o Enea, consultare le stesse fonti a cui possono attingere coloro che credono a questo genere di cose. Ricordandosi, ovviamente, di risalire poi dal viaggio verso le<em> Inferiora Terrae</em>, come ben insegna il motto alchemico del VITRIOL[1]…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Tempio di Set</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se per il razionalista La Vey Satana rappresentava «il carnale, il materiale e gli aspetti mondani della vita», per Aquino, invece, Lucifero era un vero e proprio “essere personale” che andava adorato al posto del Dio biblico. Dopo aver invocato Satana e aver ricevuto in risposta un messaggio che trascrisse in <em>The Book of the Coming Forth By Night</em> e che divenne il testo fondamentale del credo (nel quale il Diavolo dichiarava di chiamarsi Set e che Satana fosse soltanto il suo epiteto ebraico), Aquino, memore della sua esperienza nel controspionaggio e nel progetto Monarch, estremizzò il concetto di “egoismo animale” teorizzato da La Vey codificandolo nella cosiddetta “piccola magia nera” La piccola magia nera, intesa a manipolare gli altri e l’universo in generale, «consiste nel far accadere qualcosa senza spendere il tempo e l’energia necessaria per farlo accadere attraverso un processo diretto di causa ed effetto», ove Aquino intendeva l’arte della manipolazione «grazie a semplici trucchi di disinformazione fino a una manipolazione estremamente sottile e complessa dei fattori psicologici nella personalità umana». A questa aggiunse una “grande magia nera” (che trae gli incantesimi dalla Golden Dawn e dagli insegnamenti magici di Aleister Crowley) legata invece a una rivisitazione del mito gnostico secondo cui il Principe delle Tenebre sarebbe invece un Portatore di Luce (come indica il nome Lucifero), una sorta di ribelle Prometeo che avrebbe consegnato la conoscenza agli uomini nonostante il divieto del geloso e sanguinario Dio biblico. In questo senso il “peccato originale” assume un significato opposto a quello cattolico. L’uscita dall’Eden e dall’alveo del malvagio dio biblico andrebbe interpretato come una presa di coscienza e di conoscenza dell’uomo primigenio che, grazie all’intervento del Serpente, scopre il modo per divenire egli stesso un dio, attraverso la legge <em>Fa’ ciò che Vuoi</em> di Crowley, intesa nel senso più alto come conseguimento della propria autentica volontà (da non confondere con i bassi istinti). In questo senso l’emancipazione dalla legge jahvista conduce l’Uomo Primo verso un cammino per il conseguimento della sua stessa deificazione: ecco che l’Uomo si fa Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Xeper</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La filosofia setiana aspira infatti a conseguire un supremo autocontrollo (<em>xepering</em>) e a ottenere il controllo sulla natura e sugli altri mediante la piccola magia – che risente come abbiamo visto della metodologia acquisita da Aquino ai tempi del controspionaggio. Il Tempio di Set rifiuta il nichilismo e l&#8217;edonismo superficiale della società moderna per privilegiare un sentiero di conoscenza e potere: il suo ideale è “Essere è Conoscere”, l&#8217;opposto della filosofia orientale che ricerca invece la liberazione nei dettami mistici della Via della Mano Destra partendo dal presupposto che “Essere è Sofferenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">I Setiani, sebbene credano in una divinità nel senso letterale, non adorano però Set nello stesso modo in cui i Cristiani adorano Dio: essi venerano Set in quanto rappresenta per loro una coscienza più profonda e la forza individuale sprigionata può renderli simili a un dio. Il fine ultimo dei Setiani è infatti quello di raggiungere questa più alta consapevolezza spirituale e più profonda conoscenza del sé. Tale processo di attualizzazione del sé è chiamato <em>Xeper</em>, un termine egizio che significherebbe secondo Aquino “venire alla luce”: anche per questo Lucifero, come abbiamo visto, è il portatore di Luce. Così la messa nera ha varie modalità di celebrazione, mentre gli altri riti sono rigidamente definiti. L&#8217;autorità esecutiva risiede invece nel &#8220;Consiglio dei Nove&#8221; che nomina il Sommo Sacerdote e il Direttore Esecutivo. Sei sono i gradi di appartenenza e l&#8217;affiliazione al Tempio è segreta e nota solo al Sacerdoti competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo una presunta affiliazione di Parolisi alla filiale italiana del Tempio non è verificabile se non da membri interni al gruppo o da alti rappresentanti della massoneria o di altri culti legati al Tempio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Numerologia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto così “semplice” come i Media o alcune fonti di controinformazione vorrebbero farci credere. Né è così evidente che il colpevole sia effettivamente Parolisi, nonostante sia indubbio che abbia raccontato (male) una marea di bugie, ai famigliari e agli inquirenti, rendendosi sicuramente “colpevole” agli occhi dell’opinione pubblica. Neppure la pista “passionale” è scontata, perché alla luce di parecchi indizi si sarebbe portati a definirlo un omicidio premeditato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere questo genere di delitti, occorre scendere allo stesso livello dei mandanti/esecutori, che nei crimini rituali fanno ricorso a un parossistico quanto patologico utilizzo della numerologia e del simbolismo. Anche nel caso dell’omicidio di Melania il ricorso a una chiave esoterica del delitto può gettare luce sul movente, senza però arrivare a identificare il o gli esecutori materiali. Può servire da ipotesi di lavoro tenendo conto che costoro agiscono ricreando un tessuto del reale infarcito di numeri, simboli, nomi.</p>
<div id="attachment_12760" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Colle-San-Marco-di-Ascoli-Piceno.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12760" title="Colle San Marco di Ascoli Piceno" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Colle-San-Marco-di-Ascoli-Piceno-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Colle San Marco di Ascoli Piceno</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo la testimonianza di Parolisi la moglie sarebbe scomparsa il 18 aprile scorso intorno alle 15 sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dov’erano andati insieme alla figlioletta Vittoria di 18 mesi per trascorrere qualche ora all’aria aperta. Melania si sarebbe allontanata per cercare la toilette di uno degli chalet di zona, dal quel momento non sarebbe più tornata indietro. Dopo una ventina di minuti, non vedendola tornare, Parolisi avrebbe chiamato i soccorsi, facendo così scattare le ricerche di Carabinieri, Polizia, Vigili del fuoco, Vigili urbani, Soccorso Alpino e Corpo Forestale dello Stato. Le unità cinofile attive sul posto fiutarono una pista che portava fino a un sentiero che sfocia in un piccolo corso d&#8217;acqua non distante da una strada dove un&#8217;auto avrebbe potuto prelevare la donna fino a Colle San Giacomo dove dopo due giorni, il 20 aprile, venne ritrovato – in seguito a una segnalazione telefonica anonima &#8211; il cadavere martoriato da 35 coltellate. Sulla salma, infatti è stato rinvenuto il segno di una puntura e non si esclude che Melania sia stata narcotizzata e uccisa altrove. Il corpo è stato ritrovato solo due giorni dopo la sparizione a Ripe di Civitella, a circa 18 chilometri di distanza da Colle San Marco lungo la strada provinciale 35.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, il ricorrere dei numeri 18 e 35 è evidente, e se si suppone una matrice rituale, non può essere casuale. Parolisi è caporalmaggiore del 235° reggimento della caserma di Ascoli Piceno. 3+5=8, che negli Arcani Maggiori dei Tarocchi rappresenta la Giustizia, ovvero l’obbedienza come nel caso di Parolisi, militare. Legato al numero 8 il caporalmaggiore assume la connotazione di un sacerdote intermediario con Potenze Superiori (militari, o setiani?) a cui avrebbe rivolto la propria obbedienza mantenendo un segreto e in questo senso rappresenterebbe Giove (ma anche il Papa, che corrisponde al numero 5 dei tarocchi che analizzeremo tra poco). La Giustizia rivolta in questo caso nei confronti della vittima che porta sul corpo il segno di 35 coltellate (3+5=8) indica che è stata consumata una condanna tramite un giudizio imparziale emesso per un “tradimento”. Il tradimento in questione sarebbe stato quello di Melania, pronta a rendere pubblica la relazione del marito con Ludovica e, forse, i segreti della caserma dove venivano addestrate le reclute. Infatti il numero del giorno della morte di Melania, il 18, indica l’Arcano della Luna che se da un lato è legato alla femminilità, alla Madre, dall’altra indica la presenza di segreti, di un tradimento e di una forte gelosia – il sentimento che avrebbe accecato Melania pronta a rovinare la carriera del marito. La Luna indica inoltre la divulgazione di un segreto e il rischio di uno scandalo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il corpo dissanguato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella numerologia il 18 è legato anche al sangue e al cadavere. Da notare che, come negli omicidi rituali, il corpo di Melania è stato trovato dissanguato… Come si trova scritto in Levitico 17, 11 «La vita della carne è nel sangue»: da ciò deriva il divieto ebraico di mangiare carne con sangue. All’opposto nei rituali cruenti, satanici o non (come quelli atzechi), le vittime vengono dissanguate e il sangue fatto colare sopra e lungo l’altare (sia esso in pietra o rappresentato dal corpo di una donna come nelle messe nere del satanismo di stampo ludico od occulto). In questo senso l’omicidio rituale di Melania sembrerebbe riproporre una ritualità simile al “sacrificio di riparazione” descritto in Levitico (Lv 5, 8; 7,1; 17,11). Ma in questo caso a essere sacrificata &#8211; proprio durante il periodo pasquale, ovvero il lunedì successivo alla domenica delle Palme &#8211; sarebbe stata Melania intesa come l’incarnazione della Dea Madre (o della sacerdotessa), come indicato cabalisticamente anche dal cognome della vittima: Rea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rea, la Dea Madre</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Rea_la_madre_di_Zeusmoglie_di_Crono_e_dea_madre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12757" title="Rea_la_madre_di_Zeusmoglie_di_Crono_e_dea_madre" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/Rea_la_madre_di_Zeusmoglie_di_Crono_e_dea_madre-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nella religione greca, infatti, Rea rappresentava la Dea Madre e della Terra, associata poi alla divinità anatolica Cibele, venerata come Dea Madre, patrona della natura e dei luoghi selvatici, mentre presso i romani Rea veniva invece considerata la <em>Magna Mater Deorum Idaea</em>, associata inoltre a Opi, divinità del raccolto e compagna di Saturno. Saturno – che in questo caso sarebbe da identificare con Parolisi &#8211; inoltre è associato al carcere e a un periodo forzato di solitudine… Non per nulla Rea è il nome di uno dei satelliti di Saturno, che nell’alchimia, invece, rappresenta il grezzo elemento del piombo che deve essere trasfigurato in oro in seguito a un lungo processo di lavorazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero del reggimento dove prestava servizio Parolisi è 235 che dà come somma 2+3+5=10 che negli Arcani maggiori dei Tarocchi corrisponde alla Ruota della Fortuna che rappresenta il successo e la riuscita per chi lo merita e la caduta per chi invece è in errore. Indica in sintesi l’alternanza di alti e bassi e l’acquisizione di un vantaggio destinato però a non durare. Il 35 invece, numero delle coltellate inflitte a Melania e numero della strada provinciale lungo la quale sorge Colle San Giacomo, è un numero “pentagonale” e al contempo rappresenta il Triangolo di Tartaglia o di Pascal: secondo la sua interpretazione neoplatonica indicherebbe il passaggio dall’Uno alla Diade, ovvero il distacco dall’Uno e la caduta nella molteplicità, la genesi del manifestato e dunque del disordine. La creazione, ovvero il passaggio alla Diade è elemento di Caos, così come il rischio di rivelare un segreto che deve rimanere taciuto. Il 35 è anche il numero che simboleggia la natura, i boschi, i luoghi selvatici: Melania è scomparsa in un parco ed è stata ritrovata esangue in un altro bosco. Il suo cadavere, dunque, ha trovato riposo per due giorni in un bosco, proprio come il simulacro silvestre di una Dea – in questo senso come già suggerito dall’avvocato Paolo Franceschetti nel suo blog potrebbe rientrare in una macabra ricostruzione della <em>Primavera </em>di Botticelli, a cui dovrebbero essere aggiunte anche Sara Scazzi e Yarah Gambirasio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La simbologia di Botticelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sparita da Colle San Marco Melania è stata rinvenuta a 18 km di distanza a Colle San Giacomo: Giacomo è patrono dei soldati (come Parolisi, e infatti in quel luogo avvenivano abitualmente esercitazioni militari) e dei cavalieri. Il suo simbolo è la conchiglia, organo di nascita come rappresentato da Botticelli nell’altro suo celebre dipinto, <em>La Nascita di Venere</em>. In questo caso la conchiglia – simbolo ricettivo come la Luna &#8211; da rappresentazione femminile di vita e acqua finisce per richiudersi su di sé divenendo la tomba della divinità femminile (Dea Madre-Venere-Cibele-sacerdotessa-Rea-Melania) che è stata sacrificata. La conchiglia da ricettacolo di vita diviene simbolo di morte, ovvero tomba della Dea che è stata uccisa. Evidente anche l’allusione a una simbologia primigenia dove la Dea Madre – fonte di vita &#8211; muore immersa nei boschi per poi rigenerarsi, proprio come nel ciclo naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Come anticipato, la morte di Melania risale al 18 aprile, data in cui si festeggia proprio la Beata Maria dell’Incoronazione Carmelitana e Barbara Avrillot, madre fondatrice dell’ordine del Carmelo in Francia. Il vero nome di Melania è proprio Carmela… Il suo nome recava in sé l’allusione duplice (diade) alla divinità femminile, Dea Madre e sacerdotessa, legata alla vita e alla natura. La Diade indica appunto la scissione o emanazione dall’Uno primordiale: il 2 è rappresentato nei Tarocchi dalla Papessa e indica una persona che è a conoscenza di un segreto e che per questo può costituire un “peso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmela Rea (anagramma di Era, moglie di Zeus, versione greca di Giunone compagna di Giove che abbiamo visto essere legato alla figura di Parolisi) muore lasciando in vita però la figlioletta di 18 mesi, Vittoria, forse testimone inconsapevole del delitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Vecchio Malefico”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1+8=9, l’Eremita indica un segreto rivelato o un ostacolo difficile da superare: è l’assassino, il “Vecchio Malefico”: un’incisione del pianeta Saturno risalente al 1521,<em> Pratica Teüsch </em>lo raffigura infatti come un vecchio “malefico” con la falce. In questo senso sembra alludere all’omicida, ma non è detto che l’eremita sia lo stesso Parolisi, anche perché l’Eremita dovrebbe indicare un uomo di mezz’età. Ora, da una testimonianza anonima fatta al Corriere Adriatico, emerge che un uomo di mezz’età avrebbe fatto salire Melania in macchina – insieme ad altre due donne – proprio a Colle San Marco. La donna avrebbe litigato con il marito e sarebbe andata via in macchina con i tre. Ma con chi? E perché costoro si trovavano nel luogo della sparizione? Erano stati chiamati da Melania o la stavano seguendo? Sarebbe dunque questo uomo di mezza età il Vecchio Maleficio a cui il simbolismo sembra alludere? E perché questa pista – sulla base della testimonianza &#8211; non è stata battuta? L’esistenza di quest’uomo potrebbe svelare forse un’altra realtà rispetto a quella della pista passionale su cui si sono concentrate le indagini, e forse scagionare Parolisi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capro espiatorio o semplice bugiardo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/20120312_parolisi.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-12758" title="20120312_parolisi" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/20120312_parolisi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caporalmaggiore è sicuramente da associare all’arcano del Papa, o a Giove (noto per i tradimenti nei confronti di Giunone, così come nella mitologia greca Zeus con Era), compagno infatti della Papessa-sacerdotessa, ovvero Melania. Emblematica la frase che Parolisi disse commentando il “Calvario” che stava subendo: «Mi sento come Cristo in Croce». Qui abbiamo un “Salvatore” che si associa deliberatamente all’Agnello, a Cristo, evocando forse la sua natura di capro espiatorio. Una frase a effetto che nasconde forse un richiamo di innocenza? O l’ennesimo <em>bluff </em>di un bugiardo incallito che non distingue più la realtà dalle prigione di menzogne che si è costruito per evitare la condanna?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Vangelo di Marco 18, 1-35 (ricordiamo che Melania secondo il marito era sparita proprio da Colle San Marco) troviamo proprio la profezia dell’imminente Passione di Cristo. Se la croce rappresenta il numero 4, Cristo come centro della croce è il numero 1: la somma dei fattori dà come risultato il numero 5 che corrisponde appunto all’Arcano del Papa. Il Papa va inteso come il Gran Sacerdote, come medium o intermediario (nei confronti delle alte sfere) e in senso negativo indica debolezza morale, infedeltà e settarismo, caratteristiche che ben si attagliano a Parolisi, ancor di più se avesse ragione Zagami nell’additare l’uomo come affiliato al Tempio di Set. Sicuramente bugiardo, infedele, immorale, ma non necessariamente assassino. Se così fosse, avremmo però un Salvatore – incarnazione della divinità solare &#8211; che uccide la Dea Madre – divinità lunare come suggerito anche dal numero 18 &#8211; per “punizione” o semplicemente per viltà, attuando un “sacrificio di riparazione” e al contempo un gesto di contro-iniziazione nei confronti di quello che dovrebbe essere il legame “ermetico” tra marito e moglie: il matrimonio mistico, le nozze alchemiche. In questo caso avremmo lo Zolfo o Sole alchemico che uccide il Mercurio (anche identificabile con l’Argento) o Luna. Da un punto di vista “religioso” un emissario della Chiesa (Chiesa di Satana o Tempio di Set che sia) rappresentata dal Salvatore Parolisi che uccide la sua compagna (come la Maria Maddalena “espulsa” e additata come prostituta dal credo cattolico). Si conferma così il  carattere solare dell’omicidio rituale che attraverso l’utilizzo della volontà magica (lo Zolfo ermetico) dissangua e uccide il Femminino, in vista di una sua resurrezione tra i suoi elementi “naturali”.</p>
<p style="text-align: justify;">I funerali di Melania sono stati infatti officiati presso la Chiesa di Santa Maria del Pozzo, che sorge sulle strutture della Chiesa inferiore fatta costruire dal re Roberto d’Angiò nel 1333 e dedicata alla Nostra Signora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Omicidio premeditato</strong></p>
<div id="attachment_12946" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/immagini-tagli.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12946" title="immagini tagli" src="http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2012/03/immagini-tagli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Quotidiano Nazionale</p></div>
<p style="text-align: justify;">Infine, è da notare che il corpo è stato ritrovato il 20 aprile, anniversario della nascita di Adolf Hitler. Sul cadavere della donna sono stati incisi <em>post mortem</em> vari simboli che ricordano croci uncinate e svastiche. Ricorrendo invece all’interpretazione di Enrico Cornelio Agrippa, contenuta nel suo <em>Libro del Comando</em>, i segni sul corpo della vittima sembrerebbero delle “intersecazioni” atte all’evocazione di “spiriti benigni” all’interno di una pratica di alta magia cerimoniale, che, stando all’ipotesi dell’omicidio rituale, non potrebbe essere stato compiuto in un parco, ma in un luogo asettico. Se abbracciamo questa teoria, torna l’ipotesi che a rapire Melania sia stato un uomo di mezz’età (che forse la vittima conosceva) insieme ad altre due donne. Costoro potrebbero aver condotto Melania in un luogo chiuso per officiare un rituale con il suo consenso o a sua insaputa, degenerato poi nella sua uccisione. Una volta “sacrificata”, il suo corpo può essere stato spostato a Colle San Giacomo. In ogni caso il 18/04, 1+8+4=22, nei tarocchi il Matto, indica la rottura drammatica di una relazione sentimentale ma anche che il colpevole (ovvero il Matto) è depositario di segreti “spirituali” ma è assolutamente “lucido” nei suoi propositi. Solo in apparenza sembra folle, perché ha compiuto un cammino iniziatico (o meglio, contro-iniziatico) che lo rende incomprensibile ai profani. In questo senso il delitto acquisisce un’ulteriore conferma della sua premeditazione rituale, accantonando la pista passionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della gelosia, della passione e dei tradimenti che caratterizzano questa storia, l’uccisione di Melania – sia essa avvenuta nel Parco oppure in un luogo chiuso &#8211; ha un’evidente matrice cerimoniale: la donna ha pagato letteralmente con il sangue un tentato tradimento, magari la volontà di rendere pubblico un ipotetico segreto che forse non riguardava tanto il marito, quanto ciò che avveniva all’interno della caserma di Ascoli dove Parolisi, come un sommo sacerdote, addestrava secondo un rituale di contro iniziazione giovani reclute, pronte – chissà &#8211; un giorno a divenire sacerdotesse di un culto legato alla Massoneria deviata, al progetto Monarch, forse agli Illuminati o al Tempio di Set.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il segreto su ciò che avveniva veramente tra quelle mura è morto per sempre con Melania.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anton La Vey, La Bibbia Satanica, Edizioni Jarah</p>
<p style="text-align: justify;">Michael Aquino, The Book of the Coming Forth by the Night</p>
<p style="text-align: justify;">Enrico Cornelio Agrippa, Il Libro del Comando, Edizioni Mediterranee</p>
<p style="text-align: justify;">Aleister Crowley, Magick, Astrolabio</p>
<p style="text-align: justify;">Oswald Wirth, I Tarocchi, Edizioni Mediterranee</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Introvigne, Il Cappello del Mago, SugarCO</p>
<p style="text-align: justify;">Cecilia Gatto Trocchi, Sette Sataniche e Occultismo, Newton &amp; Compton</p>
<p style="text-align: justify;">Vincenzo Mastronardi, Ruben De Luca, Moreno Fiori, Sette Sataniche, Newton &amp; Compton</p>
<p style="text-align: justify;">[1] Visita Inferiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem</p>
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