13enne si rifiuta di usare la scala arcobaleno della scuola, il padre lo difende: “Costringerlo è violenza”

13enne si rifiuta di usare la scala arcobaleno della scuola, il padre lo difende: “Costringerlo è violenza”

13enne si rifiuta di usare la scala arcobaleno della scuola, il padre lo difende: "Costringerlo è violenza" (ildemocratico.com / pexels)

Non usa la scala arcobaleno, non è d’accordo: nota e convocazione dal preside. I genitori

In una scuola secondaria di primo grado di Verona, quella che un tempo veniva definita scuola media, il 17 maggio dell’anno scorso, in occasione della giornata internazionale di sensibilizzazione contro l’omofobia, una scala dell’istituto è stata tinta con i colori dell’arcobaleno, così da promuovere i valori dell’accettazione e dell’uguaglianza.

Pochi giorni fa, però, uno studente 13enne dell’istituto si sarebbe rifiutato di percorrerla e, per evitare che i suoi piedi si posassero su quei gradini, si sarebbe “aggrappato alla ringhiera della scala che dà sul vuoto, con un salto di almeno 4 o 5 metri” secondo quanto dichiarato dagli insegnanti.

Immediata, quindi, la nota e la convocazione dal preside per via di quel comportamento azzardato e altrettanto veloce la reazione dei genitori, che non si sono trovati d’accordo col provvedimento disciplinare inferto a loro figlio: ecco qual è il motivo.

La reazione dei genitori: violato un diritto di loro figlio

I genitori del 13enne, vista la nota e capito dal figlio il motivo di quel comportamento, hanno segnalato al ministro Giuseppe Valditara e al direttore dell’ufficio scolastico regionale Marco Bussetti che, secondo loro, quel provvedimento disciplinare segnava una chiara violazione dei diritti di loro figlio. Lo studente, infatti, avrebbe detto al preside di essere “contrario alla comunità Lgbt“, posizione che avrebbe poi rimarcato anche in un colloquio svolto sempre di fronte al dirigente scolastico ed effettuato anche in presenza dei due genitori.

Invece che approfondire la conoscenza del ragazzo sull’argomento, il preside gli ha detto che si era auto dichiarato omofobo” avrebbe detto in merito il padre dell’alunno, durante un’intervista al Corriera della Sera. A suo dire, suo figlio avrebbe dovuto avere il diritto di usare un’altra scala, riservata però al personale: costringerlo a salire su una che è tinta con i colori di qualcosa in cui non crede, secondo lui, non è democratico ed è violento.

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La reazione dei genitori: violato un diritto di loro figlio (ildemocratico.com / pexels)

La risposta della scuola

Di fronte a tali accuse, il preside dell’istituto ha sottolineato che il provvedimento disciplinare non ha niente a che fare con la posizione del 13enne nei confronti della comunità Lgbtq+. A suo dire, infatti, la sua scuola vanta “una grande tradizione di democrazia, inclusione e rispetto di ogni pensiero e diversità“. A quel punto, aggiunge, spera che i genitori dello studente comprendano che la nota è conseguita al fatto che il figlio, per evitare la scala, si sia messo in una situazione di grave pericolo per la sua incolumità fisica e che da questo, e solo da questo, origina il provvedimento disciplinare.