Dodicenne muore durante un intervento di routine, troppi i dubbi da chiarire: farmaci scaduti e analisi mai eseguite

Dodicenne muore durante un intervento di routine, troppi i dubbi da chiarire: farmaci scaduti e analisi mai eseguite (ildemocratico.com / pexels)
Muore durante un intervento di routine. Il padre combatte: tutti i punti che non tornano
Si chiamava Zaray Coratella e viveva a Bari, città nella quale era stata adottata e, nell’ormai lontano 2017, ha perso la vita a soli 12 anni a causa di quello che i medici avevano descritto come un normale intervento di routine. La ragazzina vi si era sottoposta sotto consiglio specialistico presso l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.
A strapparle prematuramente la vita un’ipertermia maligna, cioè una sorta di allergia al gas anestetico: colto di sorpresa, il team medico che stava svolgendo l’intervento non ha saputo gestire l’emergenza e la specializzanda che per prima si era accorta di cosa stesse succedendo è stata allontanata.
A distanza di anni, il padre adottivo Massimo non molla la presa e vuole continuare a capire cosa sia successo alla figlia dodicenne. Ecco quali sono i punti che non tornano e come si è espressa la magistratura sino ad ora.
Tutti i punti oscuri della vicenda
Mentre, al momento, un medico è stato assolto ed un altro ha patteggiato, il padre della dodicenne afferma di voler continuare la sua battaglia: “Non mollo”, ha detto al Corriere della Sera. Ad uccidere la ragazza, secondo le analisi svolte successivamente sul suo corpo, sarebbe stata un’ipertermia maligna che, studiando alcuni suoi valori ematici, si sarebbe potuta ampiamente prevedere ed anche gestire. Un farmaco, infatti, le avrebbe potuto salvare la vita: si tratta del dantrolene.
A parlarne è stata anche la dottoressa Elisiana Loviero, presente durante l’intervento e prima persona a richiedere quel farmaco: se sulle prime le venne detto che quel prodotto non c’era, poi dopo alcune insistenze saltò fuori ma venne somministrato troppo tardi. Inoltre, pare che la confezione di quel farmaco, somministrato in ritardo e quindi inefficace nel salvare la vita alla dodicenne, riportasse una data di scadenza antecedente a quella dell’intervento.

La testimonianza della specializzanda, oggi dottoressa
Come abbiamo anticipato, in sala operatoria in quel lontano 19 settembre 2017 una specializzanda aveva capito cosa stava succedendo ma, inascoltata, era stata allontanata. Si tratta proprio di Elisiana Lovero, oggi dottoressa anestesista presso l’ospedale di Monopoli. Al Corriere della Sera, confessa il suo dubbio più grosso: “Se mi avessero dato subito il dantrolene, quante vite sarebbero cambiate? Oggi, grazie a quel farmaco, la mortalità per ipertermia maligna è scesa sotto al 10%. Mi chiedo sempre: e se lo avessimo avuto lì, in tempo?“.
In sala operatoria, però, sembra che quel giorno mancasse non solo quel farmaco ma anche altri strumenti fondamentali per la gestione dell’ipertermia maligna, come il termometro. L’elettrocardiografo, inoltre, secondo i verbali era rotto.