“Devi andare in bagno? Timbra il cartellino”: ufficiale, scatta l’obbligo, se non lo fai ti multano e LICENZIANO

Dipendente che lavora in bagno (pexels) democratico.it
Non pensavi potesse essere possibile, ma da adesso devi stare attento anche a quando vai in bagno o perdi il lavoro.
Se c’è una cosa che mette in pausa tutti i problemi della vita, quella è l’urgenza di andare in bagno. Non importa se hai una scadenza importante, un appuntamento galante o un dilemma esistenziale: quando arriva il richiamo della natura, tutto il resto passa in secondo piano.
E guai a trattenerla troppo a lungo. Trattenere la pipì può causare infezioni urinarie e problemi ai reni, mentre ignorare lo stimolo della cacca può portare a stitichezza cronica e altri spiacevoli disturbi intestinali. Insomma, il corpo sa ciò di cui ha bisogno.
Ascoltarlo è la regola numero uno per una vita sana e senza spiacevoli conseguenze. D’altronde, in natura nessun animale si trattiene: perché dovremmo farlo noi? Solo ed esclusivamente per tutte le convenzioni sociali che abbiamo creato noi stessi, finendo per ingabbiarci.
Donne penalizzate?
Ma se da un lato gestire le funzioni fisiologiche è qualcosa di assolutamente normale, dall’altro la realtà lavorativa di molte aziende sembra ignorare questa necessità. Alcune imprese, infatti, vedono queste cose come una perdita di tempo produttivo e, in alcuni casi, penalizzano i lavoratori per questo.
Un esempio eclatante è quello delle donne, che spesso guadagnano meno rispetto ai colleghi uomini perché considerate “meno produttive” a causa delle pause necessarie durante il ciclo mestruale. In molte parti del mondo, la tutela dei lavoratori su questo fronte è ancora un miraggio.

Se vai in bagno ti licenziano
Inchiostroverde.it ha diffuso la notizia. Alcune aziende hanno iniziato a richiedere ai dipendenti di timbrare il cartellino anche per andare in bagno. Il caso più discusso è quello dell’azienda svizzera Jean Singer and Cie, specializzata nella produzione di orologi, dove i dipendenti sono obbligati a registrare ogni spostamento, compresa la pausa toilette. La situazione ha sollevato polemiche e ha portato a un’inchiesta, specialmente durante la pandemia, quando i controlli sul lavoro si sono intensificati.
Gli ispettori del lavoro che se ne sono occupati hanno rilevato che effettivamente le pause bagno venivano monitorate attraverso il sistema di timbratura, e che i lavoratori, in particolare le donne, erano costretti a segnare tutto. Il tribunale svizzero, però, non ha potuto condannare l’azienda, poiché la legge non prevede un divieto esplicito di questa prassi. Nel frattempo, la questione ha scatenato indignazione tra i sindacati, che temono un effetto a catena in altri settori. Il dibattito rimane aperto: le pause fisiologiche devono essere considerate un diritto inalienabile o un lusso da monitorare?